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Doppio via libera del Consiglio Valle alle norme di attuazione su finanza e concessioni acqua

pubblicato giovedì 21 Maggio 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Doppio via libera del Consiglio Valle alle norme di attuazione su finanza e concessioni acqua

di aostapresse.it | Gio 21 Mag 26 • h. 10

Palazzo regionale ad Aosta durante il Consiglio Valle

Il Consiglio Valle ha dato via libera, all’unanimità, nella giornata di mercoledì 20 maggio, a due norme di attuazione che rafforzano il ruolo della Regione nei rapporti finanziari con lo Stato e nella gestione delle concessioni idriche.

Finanza pubblica: la Valle d’Aosta come “sistema integrato”

La prima norma riguarda il coordinamento della finanza pubblica e definisce la Valle d’Aosta come un “unico sistema territoriale regionale integrato”, che comprende Regione, Comuni, Enti strumentali, Azienda Usl e Università. In pratica, agli occhi dello Stato tutti questi soggetti vengono considerati come un solo blocco e la Regione diventa l’unico interlocutore per negoziare obiettivi di risanamento, eventuali contributi e regole di coordinamento finanziario.

Il decreto prevede che:

  • sia la Regione a farsi carico, per sé e per gli Enti del sistema integrato, del concorso al risanamento della finanza pubblica fissato dalle leggi statali;
  • questo contributo sia sempre definito con “il metodo dell’accordo Stato‑Regione”, e non più imposto unilateralmente, e possa consistere anche nella realizzazione, a carico della Regione, di opere pubbliche di interesse nazionale e regionale sul proprio territorio;
  • una successiva legge regionale disciplini come Comuni, Enti strumentali, Usl e Università concorrono, a loro volta, a questi obiettivi all’interno del sistema integrato.

Nella sua relazione, il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha ricordato che la norma dà attuazione all’accordo Stato‑Regione sulla finanza pubblica 2025‑2032 e risponde alla sentenza della Corte costituzionale n. 145/2024, che segnalava l’assenza, per la Valle d’Aosta, di una disciplina che tenesse insieme in modo unitario tutti gli Enti territoriali, come già avviene per Trentino‑Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Il dibattito politico sulla finanza

Quasi tutti gli interventi hanno valorizzato il fatto che, da ora in avanti, i contributi valdostani al risanamento dei conti pubblici dovranno essere frutto di un negoziato e non più di tagli «calati dall’alto».

Massimo Lattanzi (Fratelli d’Italia) ha parlato di riconoscimento del ruolo della Regione come unico interlocutore dello Stato, inserendo la norma nel percorso di risanamento dei conti avviato dal governo Meloni a livello nazionale mentre Fulvio Centoz (Partito Democratico) ha sottolineato che il testo «blinda il metodo dell’accordo» e mette la Valle sullo stesso piano di Trentino e Friuli, ma ha avvertito sul rischio di «un centralismo regionale» se non si affronta una riforma complessiva della finanza locale e del ruolo dei Comuni, oggi spesso troppo piccoli e dipendenti dalla Regione nella gestione dei servizi.
Eugenio Torrione (AVS – Rete Civica VdA) ha parlato di «norma sostanziale» che rafforza l’autonomia e richiama il principio di leale collaborazione, ma ha chiesto attenzione per evitare che il rafforzamento della Regione si traduca in compressione dell’autonomia dei Comuni e che i contributi “transitori” alla finanza pubblica diventino di fatto permanenti, senza reali ricadute su servizi, welfare e sanità.

Dal fronte autonomista e di centrodestra, il tono è stato soprattutto rivendicativo, Loredana Petey (Union Valdôtaine) ha visto nella norma il passaggio «dalle parole ai fatti» nella difesa dei bilanci, perché sancisce che il contributo valdostano dovrà essere «frutto di un’intesa» e non più di decisioni unilaterali, chiarendo al tempo stesso il perimetro del sistema territoriale integrato a beneficio di tutti gli enti.
Andrea Manfrin (Lega) ha definito il provvedimento «un atto di portata storica», perché colma il vuoto evidenziato dalla Consulta e attribuisce alla Regione il ruolo di «regista del proprio sistema finanziario integrato», dopo anni in cui lo Stato ha imposto sacrifici unilaterali nei momenti di crisi.
Pierluigi Marquis (Forza Italia) ha insistito sull’attivismo della Valle nei tavoli romani e sulla necessità che, una volta approvata la norma, si apra in Regione una riflessione su come rivedere competenze e funzioni tra Regione ed Enti locali per migliorare efficienza, servizi e tempi di risposta ai cittadini.

La diga del Goillet a Valtournenche

La diga del Goillet a Valtournenche

Acqua e idroelettrico: più competenze alla Regione sulle concessioni

La seconda norma di attuazione riguarda le concessioni di derivazione d’acqua, quindi non solo idroelettrico, ma anche usi irrigui, potabili e altri utilizzi, e punta a fare della Valle d’Aosta il centro decisionale per modalità, durata, canoni e valutazioni ambientali di tutte le concessioni e subconcessioni.

In sintesi, il decreto stabilisce che:

  • una legge regionale definirà le modalità di assegnazione, la durata e i canoni delle concessioni, oltre ai criteri di valutazione degli impatti paesaggistici e ambientali e alle relative misure di compensazione;
  • alla scadenza delle concessioni, le opere idrauliche in buono stato passano gratuitamente alla Regione, con la possibilità di indennizzare il concessionario per la parte di investimenti non ammortizzata;
  • per le grandi derivazioni idroelettriche, la Regione dovrà approvare entro dodici mesi una legge specifica che fissi procedure, requisiti dei concessionari, criteri per canoni, valorizzazione degli impianti, clausole sociali e durata (fino a 40 anni, prorogabili di altri dieci in funzione degli investimenti);
  • le concessioni potranno essere affidate con gara pubblica, partenariati pubblico‑privati, società miste o anche a società totalmente pubbliche in regime di in house providing, ma in questo caso la scelta dovrà essere motivata “in modo rafforzato” e compatibile con il diritto europeo;
  • è previsto un diritto della Regione a prelevare annualmente una quota gratuita di energia dal concessionario, destinata a servizi pubblici o categorie di utenti individuate dalla legge regionale;
  • tutti i costi procedurali sono a carico del bilancio regionale, con una clausola di invarianza finanziaria per lo Stato e uno stanziamento dedicato (170mila euro nel 2026, 25mila nel 2027 e 150mila nel 2028) per coprire consulenze e supporto tecnico.

Testolin ha spiegato che la norma «consente alla Regione di esercitare in modo più pieno le competenze» sulle derivazioni, superando un sistema a forte impronta statale e costruendo un modello di autonomia più chiaro e responsabile nella gestione di una risorsa strategica come l’acqua.

Il dibattito politico sulle concessioni idriche

Anche qui il voto è stato unanime, ma con accenti diversi. Chiara Minelli (AVS) ha ricordato che «ci sono voluti sette anni» per arrivare a questa norma, sostanzialmente simile alla bozza del 2019 ma «con alcuni elementi peggiorativi» e «scarsa valenza autonomista», perché a suo giudizio si sarebbe potuto attribuire alla Regione una potestà più ampia, con meno paletti statali. Pur esprimendo voto favorevole, ha fissato una linea politica netta: evitare gare che esporrebbero Cva a rischi e puntare a mantenere le concessioni in capo a una società interamente pubblica regionale, al servizio della comunità e della transizione energetica valdostana.
Alberto Zucchi (FdI) ha difeso il percorso come frutto di un confronto tecnico con i ministeri, legato anche agli impegni Pnrr e alla necessità di regole sulle gare, rivendicando «la serietà istituzionale» del Governo Meloni nel chiudere una partita iniziata già sotto il governo Draghi.
Simone Perron (Lega) ha definito l’energia idroelettrica «oro colato» per la transizione energetica, chiedendo però analisi approfondite sulle diverse modalità di assegnazione: per la Lega le gare sarebbero «deleterie», ma anche trasformare Cva in società in house sarebbe pericoloso per i vincoli europei, i rischi di infrazione, la perdita di oltre il 90% del fatturato fuori Regione e il rischio di trasformare la società in «un nuovo Assessorato» esposto alle interferenze politiche.

Dal fronte autonomista e di maggioranza, Stefano Aggravi (Centro Autonomista) ha avvertito che la società in house non può essere una scorciatoia automatica e che il vero lavoro inizia ora, con la legge regionale da scrivere in dodici mesi, in un quadro delicato dove pesano norme europee, concorrenza, scadenze ravvicinate e il rischio di intervento sostitutivo statale se la Valle non sarà pronta.
Corrado Jordan (UV) ha parlato di «passaggio determinante» per il futuro assetto delle concessioni, ricordando il valore strategico dell’acqua per la politica industriale ed energetica e la necessità di evitare che gare squilibrate favoriscano grandi operatori stranieri in un mercato europeo non simmetrico.
Dal lato progressista, Jean‑Pierre Guichardaz (PD) ha ribadito che la norma appartiene all’intera comunità valdostana e non a una parte politica, chiedendo di non trasformare una prerogativa statutaria in «una bandierina di partito». Ha apprezzato l’inserimento, specifico per la Valle, della possibilità di utilizzare una società in house come opzione aggiuntiva rispetto alle gare, ma ha insistito sulla necessità di un esame approfondito della futura legge regionale, chiedendo che la bozza venga messa a disposizione delle Commissioni con largo anticipo.

Quasi tutti i gruppi, da AVS a Forza Italia, hanno concordato su un punto: i dodici mesi previsti dal decreto per varare la legge regionale sono pochi e il 2029, anno di scadenza delle concessioni principali, è dietro l’angolo. La norma di attuazione viene quindi letta come “un primo tempo”: la vera partita, quella che deciderà come saranno gestite per decenni le acque e l’energia della Valle, si giocherà sulla legge che il Consiglio dovrà ora scrivere.