È un manuale di riciclaggio “chiavi in mano” quello che la Guardia di finanza di Aosta e la Procura della Repubblica ritengono di aver ricostruito attorno al Casino de la Vallée di Saint-Vincent. Trentatré indagati in tutta Italia, due funzionari della Casa da gioco accusati di aver agevolato l’operazione, oltre cinque milioni di euro sequestrati e un volume di false fatture che supera i tre milioni, un «collaudato sistema di riciclaggio dei proventi di reati fiscali», come definito dagli stessi investigatori, che contestano numerose accuse, dall’associazione a delinquere alla corruzione, passando per riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e ricettazione.
L’indagine, partita nel 2023, che ha impegnato 150 finanzieri, ha portato a perquisizioni in undici regioni e all’emissione di un’ordinanza di sequestro da parte del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, come spiegato martedì 2 dicembre dal procuratore capo di Aosta, Luca Ceccanti.
«Fanno finta di giocare, cambiano i soldi» evidenziava una delle persone indagate nelle intercettazioni della Guardia di finanza. «Non è che se viene fuori questa roba ci danno riciclaggio di denaro sporco?», rispondeva un’altra persona, «tanto lo sai che Saint-Vincent fa quello, non è un casinò…», ribatteva la prima.
Come funzionava il riciclaggio: il “viaggio” del denaro sporco, passo per passo
1. Le società del ferro e la creazione del denaro “sporco”
Alla base c’erano tre aziende piemontesi attive nel settore del materiale ferroso, Rigenera Italia srl, amministrata da Mariano Rossi, Italfibre srl, rappresentata da Eligio Boscaro e Metalfer srl, il cui rappresentante legale è Riccardo Castagna. Secondo la Procura, Rigenera emetteva fatture per operazioni mai avvenute verso le altre due. Carta, non acciaio: oltre tre milioni di euro di operazioni inesistenti, che consentivano indebite detrazioni fiscali e un vantaggio immediato sul fronte IVA.
2. Gli incassi e il passaggio a un emissario
Una volta pagate, le finte fatture producevano flussi di denaro formalmente giustificati. Ma quei fondi, illegittimi nella sostanza, venivano poi drenati finendo sui conti personali di Massimo Martini, 49 anni, di Alba (da non confondere con l’omonimo responsabile del personale della Casa da gioco, residente a Saint-Vincent, e neppure con un altro omonimo, di Roisan, assessore del Comune di Saint-Christophe). Martini, nella ricostruzione degli investigatori, era il vettore che portava i soldi alla Casa da gioco valdostana.
3. L’arrivo al Casinò: contanti da trasformare in fiches
Secondo gli investigatori, Martini frequentava assiduamente il Casino de la Vallée e lì incontrava i due presunti facilitatori, Augusto Chasseur Vaser, 51 anni, direttore dell’ufficio cambi e fidi del Casinò (attuale assessore al bilancio del Comune di Arnad, dove precedentemente era stato vice sindaco) e Cristiano Sblendorio, 59 anni, direttore dell’ufficio marketing. Entrambi, in quanto dipendenti di una società partecipata regionale, sono qualificati come “incaricati di pubblico servizio”.
Il meccanismo contestato è semplice nella forma e devastante nella sostanza: Martini consegnava contanti ben superiori al limite dei cinquemila euro, i funzionari li trasformavano in fiches o li riconvertivano in strumenti di pagamento, aggirando la normativa antiriciclaggio, e ricevendo, secondo l’accusa, denaro o altre utilità.
4. L’ultimo stadio: la “vincita” che ripulisce tutto
Una volta ottenute le fiches, Massimo Martini giocava, oppure fingeva di giocare, incassava una vincita (vera o simulata) e la Casa da gioco bonificava il denaro come se si trattasse del premio ottenuto ai tavoli. I soldi che arrivavano da false fatture e contanti non tracciati venivano trasformati in denaro con un’origine apparentemente limpida, certificata dalla Casa da gioco stessa. Un sistema che, secondo la Procura, veniva ripetuto più volte, fino al rientro dei fondi nelle società attraverso altre fatturazioni: un ciclo che generava “liquidità pulita” e un vantaggio fiscale.
5. I favoritismi ai vip e le pressioni sull’amministratore unico
Tra gli episodi contestati spiccano quelli riguardanti Sblendorio che avrebbe garantito a Martini i benefit dei clienti Vip 5, compresi pernottamenti gratuiti al Grand hôtel Billia e accessi privilegiati ai tavoli ed avrebbe tentato, senza riuscirci, di convincere l’amministratore unico, Rodolfo Buat, a non vietare l’ingresso a Martini, arrivando a ventilare le proprie dimissioni. Un quadro che, nelle ipotesi accusatorie, presenta un livello di confidenza e di discrezionalità ben oltre il consentito.

Il procuratore capo di Aosta Luca Ceccanti
Il filone parallelo: il caso Spinelli
In mezzo a un sistema strutturato, emerge un episodio laterale che coinvolge l’imprenditore genovese Aldo Spinelli, già coinvolto nelle indagini della DDA di Genova che, nel 2024, aveva portato agli arresti domiciliari l’allora presidente della Liguria Giovanni Toti. L’inchiesta aveva evidenziato che, in cambio di circa 74mila euro di finanziamenti al suo comitato elettorale, Toti avesse agevolato, tra gli altri, anche Spinelli, con concessioni portuali, permessi edilizi e spiagge private.
L’imprenditore (così come l’ex presidente della Regione) aveva scelto il patteggiamento e nel settembre 2024 aveva concordato con la Procura di Genova una pena di tre anni e due mesi per corruzione, con confisca di circa 400mila euro, interdizione temporanea da uffici pubblici e divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione, patteggiamento che è diventato definitivo nel marzo 2025, dopo che la Corte di Cassazione che ha respinto il suo ricorso contro l’accordo.
Aldo Spinelli, tra i 33 indagati dell’inchiesta valdostana, cinque giorni dopo la revoca degli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta Toti, il 12 agosto 2024, era andato a Montecarlo, all’hôtel “De Paris” dove disponeva di una cassaforte privata, prelevando, legittimamente, 85mila euro per portarli alla casa da gioco di Saint-Vincent, dove, secondo la Procura, avrebbe dato mille euro ai due funzionari per cambiare i soldi in fiches, superando così il limite del tetto massimo di cinquemila euro.
Al Casino de la Vallée si era recato insieme ad un’amica, Caterina Morgia, anch’essa indagata. Nelle intercettazioni della Guardia di finanza, dopo aver ottenuto la risposta positiva da parte dei due funzionari aveva loro spiegato: «sono 50 mila euro intestati a Morgia Caterina… se si può… se è tutto regolare.. e gli altri mi date fiches, poi vediamo quello che avanza… Allora perché sono andato a riportare tutta la cassetta che avevo a Montecarlo allora mi raccomando che sia regolare… solo che adesso contanti non ne voglio più tenere in casa…». Dopo aver giocato, vengono poi bonificati a Caterina Morgia settemila euro avanzati dalle fiches. All’imprenditore viene contestato il reato di corruzione mentre alla donna quello di riciclaggio.
Nella giornata di martedì 2 dicembre i finanzieri hanno perquisito, su richiesta del pm di Genova Eugenia Menichetti (che dal 2021 al 2020 ha lavorato proprio ad Aosta), le abitazioni di entrambi: a Spinelli sono stati preventivamente sequestrati, contestando la mancata dichiarazione, 30mila euro in contanti ed alcuni orologi, mentre a Morgia circa centomila euro, in attesa di capire come lei potesse avere in casa tutti quei soldi, incompatibili con la sua professione di ristoratrice.
La legale di Spinelli, Sabrina Franzone, ha spiegato che la richiesta era quella di cambiare solo mille euro, decidendo di dare una mancia ai funzionari, tanto che lo stesso imprenditore avrebbe chiesto conferma della regolarità dell’operazione, ritenendola pienamente lecita.
Il Casinò: “sempre rispettata la legge, agiremo contro chi ci ha danneggiati”
La Casino de la Vallée Spa, perquisita nella mattinata di martedì 2 dicembre, ha diffuso nel pomeriggio una nota in cui ribadisce di aver sempre operato in ottemperanza alle norme antiriciclaggio e di aver collaborato sin da subito con le autorità. La società annuncia che agirà legalmente contro chi abbia operato in modo “fraudolento o sleale” nei confronti dell’azienda, dichiarandosi parte lesa, rivendicando anni di controlli, ispezioni e verifiche positivi.
«Abbiamo l’interesse a valutare molto bene che cosa è successo – ha dichiarato Rodolfo Buat – perché emerge un danno molto importante per l’azienda. La Casa da gioco va difesa, possono succedere delle situazioni anche molto spiacevoli, ma certamente il Casinò è un’azienda sana ed una risorsa del territorio che va protetta da tutti i nemici nascosti o visibili perché è una risorsa per la comunità. Il nostro interesse ad agire non è solo solo nei confronti eventualmente dei due dipendenti, ma nei confronti di tutti coloro che sono responsabili di una truffa ai danni dell’azienda. Questi due funzionari occupavano delle posizioni assolutamente strategiche nel processo di controllo e mi auguro che possa essere dimostrata la loro estraneità. Dovremo valutare l’evoluzione dell’inchiesta e quindi tirare le conclusioni alla fine ma di fronte ad un rinvio a giudizio certamente ci costituiremo parte civile».
«Ciò che è avvenuto ci deve far riflettere – ha aggiunto l’amministratore unico della Casa da gioco valdostana – e ci obbliga a riesaminare le nostre norme, le nostre procedure e la nostra organizzazione».
La vicenda è arrivata anche in Consiglio Valle, dove era in corso la prima riunione del mese, dove il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha chiesto una sospensione immediata della seduta per organizzare una riunione dei capigruppo (a porte chiuse), spiegando pubblicamente all’Aula che la Giunta aveva ricevuto le prime informazioni dal Casinò da parte dell’amministratore unico ed intendeva condividerle con i consiglieri regionali «senza entrare nei particolari di cui non si conoscono ancora gli sviluppi», assicurando di fornire «gli aggiornamenti quando disponibili».
Sequestri, intercettazioni e un’indagine a largo raggio
Il quadro tracciato dagli investigatori si basa su mesi di intercettazioni telefoniche, video e ambientali. Il gip ha disposto sequestri preventivi per un totale di cinque milioni di euro, tra conti correnti, immobili, denaro contante e disponibilità finanziarie, in Valle d’Aosta e in altre dieci regioni (Piemonte, Lombardia, Toscana, Molise, Sicilia, Calabria, Liguria, Puglia, Campania e Lazio), dopo aver accertato il riciclaggio di oltre 1,8 milioni di euro in poco più di un anno. Il fascicolo ora prosegue sul piano patrimoniale, fiscale e penale. La Procura di Aosta manterrà il massimo riserbo fino alla chiusura degli accertamenti preliminari.

Il posteriore di una ‘Giulietta’ della Guardia di finanza
Come funzionava il sistema da tre milioni di euro
- False fatture (tre milioni di euro):
Rigenera Italia → emette fatture per operazioni mai avvenute;
Italfibre e Metalfer → “acquirenti” fittizi;
risultato: detrazioni IVA indebite e liquidità “sporca” ma formalmente giustificata. - Giroconti e l’uomo-chiave:
Le società trasferiscono i soldi sui conti personali di Massimo Martini (di Alba);
Martini diventa il “portatore materiale” del denaro;
obiettivo: arrivare al Casinò con contante non tracciabile. - Il passaggio al Casinò:
Martini entra al Casinò de la Vallée di Saint-Vincent;
incontro con i due funzionari indagati, Augusto Chasseur Vaser, direttore cambi e fidi, e Cristiano Sblendorio, direttore marketing;
funzioni contestate: convertire contanti > 5.000 euro in fiches (o viceversa), violazione norme antiriciclaggio e compensi o utilità in cambio. - La “magia”: le vincite simulate:
Le fiches vengono giocate o simulate come giocate;
la Casa da gioco registra una vincita pulita;
il Casinò effettua un bonifico legittimo al giocatore;
risultato: → denaro sporco → fiches → vincite → bonifico “pulito”.










