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Cogne Acciai Speciali, bilancio 2025 in rosso e allarme dei sindacati

pubblicato lunedì 18 Maggio 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Cogne Acciai Speciali, bilancio 2025 in rosso e allarme dei sindacati

di aostapresse.it | Lun 18 Mag 26 • h. 10

Uno degli ingressi della Cogne acciai speciali

Cogne acciai speciali (Cas) ha chiuso il 2025 in pesante perdita e la Fiom Cgil regionale, ha lanciato l’allarme sul futuro dello stabilimento di Aosta e dell’intero gruppo siderurgico. Il bilancio consolidato 2025, approvato dall’assemblea dei soci e pubblicato sul sito dell’azienda, registra un risultato netto d’esercizio negativo per quasi 61 milioni di euro, a fronte di un utile di circa otto milioni nel 2024, con un rosso ante imposte che sfiora gli 81 milioni.
Un dato che fa ancora più rumore se confrontato con l’andamento dei ricavi: il fatturato consolidato è salito infatti da circa 900 milioni ad oltre un miliardo di euro, spinto anche dall’inclusione a pieno regime del gruppo “DMV/Mannesmann stainless tubes”. La crescita dei volumi e del perimetro non è però bastata a compensare l’aumento del costo del venduto e del costo del lavoro, in un contesto internazionale già appesantito da dazi, rincari energetici e debolezza del mercato europeo dell’acciaio.

I numeri chiave del bilancio CAS 2025

  • Ricavi: 1,024 miliardi di euro (circa + 14% rispetto ai 900,4 milioni del 2024);
  • risultato prima delle imposte: – 80,9 milioni di euro;
  • risultato netto d’esercizio: – 60,9 milioni di euro (utile 2024: + 8,1 milioni);
  • posizione finanziaria netta: circa – 413 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai – 456 milioni del 2024;
  • patrimonio netto consolidato: intorno ai 577 milioni di euro;
  • dipendenti medi del gruppo: 2.948 (3.002 nel 2024);
  • aumento di capitale: 70 milioni di euro deliberati nel gennaio 2025

Un gruppo che fattura oltre un miliardo, ma che brucia margini e chiude l’anno in profondo rosso, con un indebitamento ancora significativo e un rafforzamento patrimoniale già messo in campo dagli azionisti per tenere in equilibrio la struttura finanziaria.

Un pezzo dello stabilimento della Cogne acciai speciali

Un pezzo dello stabilimento della Cogne acciai speciali

Come è cambiata la proprietà della Cas

Dopo la stagione pubblica (“Egam”, “Finsider” e “Ilva”) e il rischio di chiusura all’inizio degli anni ’90, lo stabilimento di Aosta era stato rilanciato grazie alla privatizzazione e al controllo della famiglia Marzorati, che per anni ha guidato la Cogne acciai speciali come impresa a forte radicamento valdostano. Negli ultimi anni la maggioranza del capitale è passata a un azionista di riferimento taiwanese, con la famiglia Marzorati che è rimasta nella compagine in posizione di minoranza e con ruoli di rappresentanza negli organi societari. La composizione attuale del Consiglio di amministrazione riflette questo cambio di baricentro, con figure espressione del nuovo socio estero accanto ai rappresentanti storici legati agli ex proprietari. Parallelamente, il gruppo Cogne è stato spinto su una traiettoria di forte internazionalizzazione, con l’ingresso di controllate e partecipate in Europa, America e Asia e oltre venti società complessive tra produzione e distribuzione.

Gli ultimi esercizi hanno visto anche un crescente ricorso a strumenti finanziari, dagli aumenti di capitale ai nuovi prestiti bancari, in particolare da istituti taiwanesi, a supporto di un progetto industriale globale che però si scontra con le difficoltà del mercato dell’acciaio, lasciando sul territorio valdostano il peso delle ricadute occupazionali e sociali.

Terzo anno senza premio di risultato

Per la Fiom Cgil VdA, i numeri del bilancio “confermano le difficoltà già percepite dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali negli ultimi mesi” ed hanno ricadute immediate sulle buste paga. Anche per il 2025, infatti, non verrà riconosciuto il premio di risultato alle lavoratrici e ai lavoratori dello stabilimento valdostano: per il terzo anno consecutivo oltre 1.200 dipendenti resteranno senza premio aziendale, legato a parametri come resa, produttività, redditività e sicurezza ed azzerato in caso di bilancio in passivo.
«La mancanza del premio di risultato rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per centinaia di famiglie – ha sottolineato il segretario regionale della Fiom Cgil, Fabrizio Graziolasoprattutto in un contesto già segnato dall’aumento del costo della vita, dall’incertezza industriale e dalle difficoltà che stanno attraversando molti settori produttivi. Purtroppo sono sempre i lavoratori i primi a pagare».

Fabrizio Graziola, segretario della Fiom Cgil VdA

Fabrizio Graziola, segretario della Fiom Cgil VdA

Cigs per solidarietà e prospettive occupazionali

Un ulteriore fronte aperto riguarda gli ammortizzatori sociali. Dopo i 167 dipendenti già coinvolti negli scorsi mesi, l’azienda ha annunciato l’intenzione di chiedere al Ministero del lavoro l’attivazione della Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per contratti di solidarietà, per la durata di un anno e per 101 lavoratori dell’acciaieria. In questo quadro, la solidarietà in scadenza il 30 maggio e la sospensione della Cassa integrazione ordinaria nei primi mesi del 2026 non bastano a rassicurare il sindacato sulla tenuta occupazionale nel medio periodo.

La Fiom legge questi passaggi come segnali di una crisi non solo congiunturale: «le rassicurazioni contenute nel Piano 2030 e le aspettative legate alle misure europee sul mercato dell’acciaio non cancellano le nostre perplessità – ha osservato Graziola – i numeri del bilancio sono pesanti e fotografano una situazione che non può essere sottovalutata: serve chiarezza sulle strategie industriali, sugli investimenti e sulle prospettive occupazionali. I lavoratori hanno diritto a sapere quale sarà il futuro della Cas».

Piano 2030, nuovi finanziamenti e misure europee

Dal bilancio consolidato emergono anche le leve su cui la società punta per riportare i conti in equilibrio. Nel corso del 2025 il CdA ha deliberato un aumento di capitale sociale da 70 milioni di euro, interamente sottoscritto e versato, a conferma della necessità di un rafforzamento patrimoniale importante per sostenere la continuità aziendale.

Nei primi mesi del 2026 sono inoltre arrivati due finanziamenti dalle banche taiwanesi: un credito a breve termine da 50 milioni di euro concesso da Ctbc per far fronte agli impegni finanziari e un prestito da 60 milioni, della durata di tre anni, da Bank of Taiwan, destinato anche alla ristrutturazione di parte del debito medio‑lungo. Nel Piano industriale 2026‑2030, aggiornato a marzo per tenere conto dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e della volatilità di energia e domanda, il gruppo indica come obiettivo il riequilibrio finanziario entro fine 2026, con un recupero graduale di fatturato e marginalità.

La direzione aziendale guarda con attenzione anche alle nuove misure di salvaguardia europee sull’acciaio, che da luglio dovrebbero ridurre le quote di importazioni duty‑free e raddoppiare dal 25 al 50 per cento i dazi sui volumi eccedenti le quote per i prodotti provenienti dall’Estremo Oriente. L’auspicio è che il combinato disposto di protezioni commerciali, riorganizzazione interna e nuova finanza permetta di stabilizzare i conti e rilanciare la produzione.

Uno scorcio della Cogne acciai speciali

Uno scorcio della Cogne acciai speciali

La richiesta di un tavolo industriale e di trasparenza

Per la Fiom, però, gli strumenti messi in campo finora non sono sufficienti a fugare i dubbi sulle prospettive industriali, produttive e occupazionali della Cas: «non penso che le misure europee previste per il mercato dell’acciaio possano bastare da sole – ha avvertito Graziola – bisognerà capire i tempi di reazione del mercato e se davvero ci saranno effetti concreti sulla ripresa produttiva».

Il sindacato ha chiesto «a gran voce» che la politica italiana apra un tavolo dedicato al rilancio dell’industria siderurgica, anche con investimenti pubblici, e che l’Europa «parli con una voce sola» nel definire le strategie per il settore dell’acciaio. Sul piano locale la Fiom ha sollecitato “massima trasparenza” sul Piano industriale, sulle scelte di investimento e sui livelli occupazionali, coinvolgendo in modo strutturato le organizzazioni sindacali e le Istituzioni regionali: «la Cas rappresenta un presidio industriale strategico per tutta la Valle d’Aosta – ha concluso il segretario Fiom – e per questo è necessario un confronto serio e continuo per tutelare il lavoro e il futuro dell’acciaieria. Il destino dello stabilimento di Aosta non riguarda solo l’azienda, ma l’intero sistema economico e sociale valdostano, che da decenni ruota attorno alla presenza della Cogne acciai speciali».