La Valle d’Aosta richiama la vaccinazione obbligatoria contro la dermatite nodulare bovina (Lumpy skin disease, LSD) per tutti i bovini presenti sul territorio, confermando la linea di prevenzione adottata nel 2025 e respingendo, anche in Consiglio Valle, dubbi e allarmismi su presunte “contaminazioni” di carne e latte. Il nuovo Piano vaccinale 2026, approvato dalla Giunta regionale venerdì 27 marzo 2026 e validato da Ministero della salute, Centro di referenza nazionale per le malattie esotiche degli animali (Cesme) e Commissione europea, è costruito per garantire continuità di immunità prima dell’estate e gestione fluida delle movimentazioni, in una fase in cui in Europa la LSD continua a circolare in Francia e in altre aree a rischio.
Cosa prevede il piano 2026
La delibera regionale n. 339 ha approvato all’unanimità il Piano di vaccinazione ufficiale obbligatorio 2026 contro la dermatite nodulare contagiosa, che si applica all’intero territorio regionale e a tutti i bovini, compresi quelli già vaccinati nel 2025. La campagna sarà svolta in primavera, prima della monticazione, per permettere lo sviluppo dell’immunità prima della stagione degli insetti vettori e per evitare sovrapposizioni con l’alpeggio tra giugno e settembre.
Sono in arrivo circa 35.000 dosi di vaccino, quantità sufficiente a coprire l’intero patrimonio bovino valdostano e gli animali che arriveranno da fuori regione, con l’obiettivo, fissato nel Piano, di vaccinare entro giugno circa 36mila capi su tutto il territorio. La campagna è coordinata dalla struttura di Veterinaria regionale dell’Assessorato alla sanità, mentre la programmazione operativa è affidata alla Struttura complessa di sanità animale dell’Azienda Usl, diretta da Marco Ragionieri, che contatterà direttamente gli allevatori per fissare date e modalità di intervento azienda per azienda.
La vaccinazione è obbligatoria per tutti gli animali presenti nelle aziende valdostane e per quelli che arriveranno da altre regioni per alpeggio, transumanza, affida, acquisto o qualsiasi forma di permanenza, anche temporanea. I capi introdotti devono essere segnalati al veterinario ufficiale e vaccinati entro sette giorni dall’arrivo, anche se ancora coperti dall’immunità della dose 2025, per rispettare i requisiti europei sulle movimentazioni. Per la carne è previsto un tempo di sospensione obbligatorio di 21 giorni prima della macellazione, mentre per il latte il tempo di sospensione è pari a zero: il prodotto può quindi essere utilizzato e commercializzato immediatamente, senza blocchi aggiuntivi legati alla vaccinazione.
Perché si richiama la vaccinazione: scenario europeo e ruolo della Valle d’Aosta
Nelle premesse del Piano, la Regione ricorda che lo scenario epidemiologico europeo mantiene “elevato il rischio di introduzione” della LSD in Valle d’Aosta: la malattia è stata presente in Italia fino a fine 2025 (focolai in Sardegna ora dichiarati estinti) e continua a circolare in Francia, dove nel Sud‑Ovest è stato vaccinato già l’80% del patrimonio bovino e in Corsica è stata decisa una vaccinazione preventiva di tutti i bovini. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) da tempo indica la vaccinazione di massa come lo strumento più efficace per contenere e poi eliminare la LSD, con riduzioni fino al 95% dei focolai nelle aree che hanno applicato campagne estese.
Proprio per la combinazione tra rischio esterno e struttura del sistema zootecnico locale (forte monticazione, alpeggi condivisi, intensi scambi con il Piemonte) la Valle d’Aosta è stata riconosciuta dalla Commissione europea come territorio “ad elevato rischio” ai sensi del regolamento delegato 2023/361. Nel 2025 la Regione ha vaccinato circa 35 mila capi in 27 giorni, raggiungendo una copertura quasi totale: una performance che Ministero e Cesme hanno formalmente elogiato, autorizzando per il 2026 la prosecuzione della profilassi d’urgenza e l’importazione del vaccino vivo attenuato OBP‑Neethling dalla banca vaccini UE.

La situazione della LSD in Francia nel mese di febbraio 2026
Le parole di Marzi: continuità di protezione e obbligo anche per i capi da fuori
In Consiglio Valle, giovedì 26 marzo, l’assessore regionale alla sanità Carlo Marzi aveva annunciato l’approvazione del Piano nella giornata successiva, con l’obiettivo di «dare continuità di protezione ai nostri bovini per porre in sicurezza i territori» rispetto al rischio di introduzione del virus, tutelando il patrimonio zootecnico e la filiera lattiero‑casearia valdostana. La copertura vaccinale 2025 è stata, ha ricordato, «una condizione essenziale» per gestire le movimentazioni autunnali e invernali, evitando blocchi e quarantene prolungate sui capi vaccinati e soprattutto evitando l’abbattimento di intere stalle, come accaduto in alcuni focolai italiani ed europei prima delle campagne di vaccinazione.
Marzi ha richiamato il lavoro del tavolo tecnico permanente con Azienda Usl, Ordine dei veterinari, Istituto zooprofilattico ed associazioni agricole, che ha portato a una decisione «pienamente condivisa» sul richiamo obbligatorio in primavera 2026. Ministero e Cesme hanno approvato integralmente il Piano, chiarendo che i bovini introdotti in Valle devono essere vaccinati all’arrivo per mantenere la copertura immunitaria richiesta e che, per gli animali già immuni, non è necessario attendere ulteriori 28 giorni per le movimentazioni se sono rispettate le altre condizioni europee.
Le critiche di Carrel: obbligo, cavie e capi da fuori regione
Il consigliere regionale Marco Carrel, che nel 2025 in Giunta, nel ruolo di assessore all’agricoltura, si era astenuto sulla prima campagna e oggi siede all’opposizione, ha contestato la scelta di riproporre il Piano solo in Valle d’Aosta, parlando di «sanità che si occupa di agricoltura» e di veterinari che «si occupano della gestione delle stalle, non più gli allevatori». Pur apprezzando il fatto che nel 2026 si parta prima dell’alpeggio, ha criticato l’obbligo generalizzato «a prescindere», senza spazio per le scelte individuali delle aziende, ed ha definito gli allevamenti valdostani «cavie» di un sistema più ampio, auspicando una deroga chiara alle regole europee sull’abbattimento in caso di eventuale focolaio.
Carrel ha anche richiamato le difficoltà 2025 con i capi piemontesi e lombardi in alpeggio, tra obblighi di vaccinazione in Valle e quarantene al rientro, segnalando che alcuni allevatori di fuori regione oggi sarebbero restii a salire per l’obbligo vaccinale. Marzi aveva replicato che la Valle d’Aosta ha ottenuto per il 2026 ciò che il Piemonte non ha ottenuto, la possibilità di richiamare il vaccino, e che, allo stato, non risultano disdette formali di monticazione da parte di aziende piemontesi o lombarde.
Sul nuovo Piano è intervenuto anche Alberto Zucchi, con un’interrogazione discussa nel Consiglio Valle di mercoledì 8 aprile. Il consigliere di minoranza, che già lo scorso anno, in campagna elettorale si era schierato «contro la vaccinazione coattiva», aveva chiesto se, dopo la vaccinazione obbligatoria, resterà l’obbligo di quarantena che limita spostamenti e vendita di prodotti caseari, se esistono «deroghe certe» rispetto all’abbattimento di tutti i capi in caso di un animale infetto e chi risponderebbe di eventuali danni economici diretti o indiretti, comprese ipotesi di positività imputate al vaccino.

Il vaccino ‘OPB Neethling’ contro la dermatite nodulare bovina
Organizzazione della campagna: 35mila dosi, visite programmate e supporto
Regione ed Azienda Usl hanno precisato, mercoledì 8 aprile, in una nota congiunta, che le 35mila dosi destinate alla Valle sono in arrivo e che, appena disponibili, la Struttura di sanità animale avvierà la campagna con un’organizzazione capillare su tutto il territorio regionale. Gli allevatori non dovranno prenotarsi: saranno contattati direttamente dal servizio veterinario per concordare data e modalità degli interventi vaccinali. Eventuali richieste di chiarimento o esigenze particolari dovranno essere rappresentate tra il primo contatto telefonico e la data fissata per l’appuntamento; il giorno dell’intervento il veterinario incaricato si recherà in azienda esclusivamente per eseguire la vaccinazione, non per ridiscutere l’adesione al Piano.
Alle operazioni vaccinali sarà garantito il supporto logistico e organizzativo di Arev e Iar, con la collaborazione di Anaborava e, se necessario, il coinvolgimento del dipartimento della Protezione civile e del Corpo forestale della Valle d’Aosta, come già avvenuto nel 2025 per accelerare le operazioni in alpeggio e nelle zone più periferiche. L’obiettivo è quello di completare la copertura prima della stagione degli insetti vettori e della piena monticazione, minimizzando l’impatto operativo su aziende e spostamenti dei capi.
La delibera chiarisce che la mancata vaccinazione comporta non solo sanzioni amministrative (da 2.000 a 20.000 euro) ma anche il blocco immediato delle movimentazioni da vita per gli animali non vaccinati e per quelli detenuti nello stesso stabilimento, fino a regolarizzazione o deroga motivata per benessere animale. Resta confermato che, in linea con il diritto UE, la vaccinazione di massa consente, a regime, strategie di contenimento meno drastiche del “tutti abbattuti”, come EFSA ha già indicato per le aree vaccinate ad alta copertura.

Un veterinario prepara il vaccino contro la LSD
Nessun rischio per consumatori: carne e latte restano sicuri
Sul fronte della sicurezza alimentare, la Regione aveva già chiarito nella campagna 2025 che la dermatite nodulare “non comporta nessun rischio per l’uomo” e che “latte e carni valdostane possono continuare ad essere consumati senza alcun pericolo, anche se provenienti da bovini vaccinati”. La LSD è infatti una malattia non zoonosica: il virus colpisce bovini e bufali, è trasmesso da insetti ematofagi (mosche, zanzare, zecche) ma non si trasmette all’uomo per via alimentare.
La veterinaria regionale, Enrica Muraro, ha quindi ribadito questi concetti ed ha aggiunto alcuni chiarimenti tecnici. Ha ricordato che il vaccino impiegato è un virus vivo attenuato, tecnologia consolidata e sicura utilizzata da oltre cinquant’anni in veterinaria, e che per la LSD non si usano vaccini a mRNA. Rispondendo indirettamente alla questione sollevata da Alberto Zucchi, ha sottolineato che il vaccino non provoca la malattia e non è all’origine dei focolai: qualora un test di laboratorio rilevi il ceppo vaccinale, quel risultato viene classificato come reazione vaccinale e non come focolaio, proprio per evitare abbattimenti ingiustificati.
Muraro ha precisato inoltre che, pur essendo distinto dal virus naturale responsabile dei recenti focolai francesi, il ceppo vaccinale appartiene allo stesso sierotipo, quindi il sistema immunitario degli animali vaccinati è in grado di riconoscere e neutralizzare anche i ceppi circolanti: l’efficacia del vaccino rispetto alle varianti oggi presenti in Europa è stata confermata dall’esperienza maturata in diversi Paesi. Per i consumatori, ha ribadito, «non esiste alcun rischio»: il vaccino non altera la sicurezza alimentare né la qualità dei prodotti di origine bovina e carne e latte provenienti da animali vaccinati sono assolutamente sicuri.
Gli studi disponibili sul vaccino “OPB‑Neethling” indicano effetti avversi minimi e trascurabili, senza riduzioni significative della produzione di latte né aumento di mortalità o macellazioni nei 30 giorni successivi alla vaccinazione. In caso di sintomi post‑vaccino, i laboratori distinguono tra reazione al ceppo attenuato e infezione naturale; solo quest’ultima fa scattare le misure di restrizione previste dalla normativa europea. L’ipotesi, evocata da parte dell’opposizione, di “positività imputate al vaccino” che portino ad abbattimenti viene quindi rovesciata: se un test PCR trova il virus vaccinale, il caso viene gestito come effetto collaterale e non come focolaio.
In un mercato già messo sotto pressione dalla LSD in Francia e da mesi di allarme mediatico, la scelta di richiamare la vaccinazione in Valle d’Aosta tiene insieme tutela sanitaria, difesa del reddito zootecnico e continuità delle esportazioni. Condizione essenziale, come ricordano Regione, Usl e veterinaria regionale, è che non passi l’idea, smentita da Ministero, EFSA e dalle evidenze scientifiche, che un bovino vaccinato produca carne o latte “contaminati”: la campagna 2026 punta esattamente sul contrario, cioè sul mantenere sicura e commerciabile la produzione valdostana, evitando di arrivare ai blocchi e agli abbattimenti che la vaccinazione è nata per scongiurare.










