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École hôtelière, “scuola dei mille direttori”: scontro in Consiglio Valle

scritto da aostapresse.it

sabato 28 Febbraio 26 • h. 15

École hôtelière, “scuola dei mille direttori”: scontro in Consiglio Valle

di aostapresse.it | Sab 28 Feb 26 • h. 15

All’École hôtelière di Châtillon si sta giocando una partita che intreccia governance, nomine e rapporti personali: in Consiglio Valle si è discusso del Consiglio di amministrazione della Fondazione per la formazione professionale turistica, del concorso per il direttore e del confine tra ruolo politico e attività professionale privata della consigliera di minoranza Eleonora Baccini.

La «scuola dei mille direttori»: concorso, transizione e costi

L’ultimo capitolo si è consumato giovedì 26 febbraio 2026 con l’interpellanza del consigliere Corrado Bellora sulla direzione dell’École hôtelière: il concorso bandito nel 2025 si è concluso il 9 dicembre con la vittoria di Gianluca Tripodi, ma il nuovo direttore non è ancora in servizio perché impegnato fino al 30 giugno 2026 come dirigente del progetto Pnrr “Agile Arvier”.

Nella risposta, l’assessore regionale al turismo, Giulio Grojacques ha ricostruito l’iter: avviso pubblicato il 2 settembre 2025, scadenza il 2 ottobre, prove il 13 ottobre, graduatoria trasmessa alla Fondazione il 15 ottobre, incontro con Tripodi il 22 ottobre, approfondimenti il 30 ottobre, approvazione della graduatoria il 9 dicembre e pubblicazione sulla sezione “Amministrazione trasparente” il 15 dicembre. Una procedura che, secondo l’assessore, riflette «il nuovo modello di gestione» della Fondazione, con regolamenti chiari, tempi più articolati «ma selezioni reali e non pro forma», e tempistiche «pienamente in linea» con i concorsi pubblici.

Il punto critico è la fase transitoria: dopo le dimissioni formali del 17 marzo 2025 di Angelina Domina, direttrice uscente, un primo avviso per il nuovo direttore non aveva prodotto candidati idonei; il secondo, quello vinto da Tripodi, è arrivato quando la direttrice aveva già annunciato la disponibilità a restare solo fino al 14 gennaio 2026. Per garantire continuità, il CdA ha quindi nominato un direttore “pro tempore” nella figura del coordinatore didattico Mirko Sarteur, con un incarico a tempo determinato e un’integrazione economica di 10mila euro lordi per sei mesi come indennità per mansioni superiori. Parallelamente, la direttrice uscente continuerà a garantire il passaggio di consegne con una presenza in sede di un giorno a settimana fino al 30 aprile 2026 (20 giornate), per un’indennità di 11.500 euro lordi.

Per Bellora, però, il quadro è tutt’altro che lineare: «è stata una gara vera, vinta da una persona capace, ma poi l’incarico l’hanno dato a un altro in attesa che il vincitore si liberi: questo mi lascia perplesso» ha affermato. Il consigliere della Lega ha contestato anche i numeri della graduatoria, che, a suo dire, avrebbe incluso due idonei, di cui uno rinunciatario e l’altra, l’ex consigliera regionale Cristina Machet, mai presa in considerazione, ed ha parlato di «una moltiplicazione di direttori» tra vincitore del concorso, direttore pro tempore, direttrice uscente e coordinatore IeFP.

Da qui la battuta diventata titolo politico: «mentre all’Aquila c’è la “Fontana delle 99 cannelle”, all’École hôtelière c’è la scuola dei mille direttori», ha sintetizzato, criticando in particolare le indennità aggiuntive che, secondo i suoi calcoli, porterebbero il direttore pro tempore a percepire oltre 20mila euro lordi in sei mesi: «sono soldi inutili, perché servono a coprire incarichi che spetterebbero ad altri». Giulio Grosjacques ha rivendicato invece una «gestione ponderata» di una fase delicata, resa complessa dalla difficoltà a reperire profili idonei e dalla necessità di non interrompere il funzionamento della Fondazione.​

La 'Fontana delle 99 cannelle' dell'Aquila

La ‘Fontana delle 99 cannelle’ dell’Aquila

Governance del CdA: requisiti vaghi e accuse di “amichettismo”

Il confronto sulla direzione si innesta su un dibattito più ampio, esploso nella precedente riunione di mercoledì 11 febbraio, sui criteri di nomina del Consiglio di amministrazione della Fondazione che gestisce l’École hôtelière. Nella sua interpellanza, firmata anche da Eleonora Baccini, Bellora aveva ripercorso la storia dell’Ente, dal commissariamento al rilancio guidato dall’allora assessore Aurelio Marguerettaz, per arrivare alla situazione attuale: un CdA che amministra circa cinque milioni di euro di bilancio, di cui oltre quattro a carico della Regione, con regole di composizione giudicate troppo generiche.

La legge regionale 20/1991 prevede nel CdA l’assessore regionale al turismo (o un delegato), un esperto in istruzione designato dall’Assessorato competente e tre rappresentanti scelti tra persone “con esperienza professionale” nei settori alberghiero, del commercio o dell’agroalimentare di qualità, o designate dalle associazioni maggiormente rappresentative in quei settori. Proprio su queste definizioni si concentrano le critiche di Corrado Bellora: nessun titolo di studio richiesto, criteri sull’esperienza molto elastici, nessun dettaglio sul processo interno con cui le associazioni scelgono i loro rappresentanti.

Da qui l’accusa di rischio «amichettismo»: la possibilità che basti gestire una piccola struttura o godere di fiducia in un’associazione per sedere in un CdA che governa un Ente complesso, senza selezioni basate su parametri oggettivi. Un quadro che, secondo il consigliere di opposizione, si rifletterebbe anche su concorsi e scelte di personale, come attesterebbe la successiva interpellanza sul direttore.

L’assessore Grosjacques ha respinto l’accusa in blocco, rivendicando la natura «altamente professionalizzata» del CdA attuale, frutto di un percorso condiviso con il suo predecessore Jean‑Pierre Guichardaz. Il criterio di base, ha spiegato, è la rappresentatività territoriale: Adava, Coldiretti e Confcommercio indicano i loro nominativi in autonomia, e la legge non entra nel merito delle procedure interne. Giulio Grosjacques ha quindi passato in rassegna titoli e incarichi della presidente Jeannette Bondaz, operatrice turistico‑ricettiva e rappresentante dell’Adava, e degli altri componenti, Edoardo Melgara (Confcommercio) ed Alessia Gontier (Coldiretti), fino alla docente universitaria Gabriella Vernetto, nonché del revisore dei conti Pierpaolo Impérial, sottolineando che i curricula sono pubblici sul sito della Fondazione e sostenendo che non vi sia oggi «alcuna necessità di irrigidire per legge requisiti che già garantiscono competenza e serietà».​

Giulio Grosjacques risponde all'interpellanza nel Consiglio Valle di mercoledì 11 febbraio

Giulio Grosjacques risponde all’interpellanza nel Consiglio Valle di mercoledì 11 febbraio

Il “caso Baccini”: professione privata e attacco personale

È proprio in questo passaggio, mentre difendeva il profilo della presidente della Fondazione, che Giulio Grosjacques ha chiamato in causa la consigliera Eleonora Baccini, richiamandone il ruolo che ha avuto all’interno dell’Adava: se Jeannette Bondaz è ritenuta idonea a rappresentare Aosta nell’associazione di categoria, ha osservato, sorprende che se ne metta in discussione la legittimità nel CdA dell’École.​

Un collegamento che Baccini ha vissuto come un attacco personale. In apertura dei lavori della seduta del Consiglio Valle di martedì 24 febbraio, la consigliera della Renaissance Valdôtaine ha chiesto di intervenire «per fatto personale», spiegando di essersi sentita colpita «sul piano personale» perché la sua attività professionale (imprenditrice ad Aosta nell’azienda di famiglia che si occupa di bed&breakfast e di case e appartamenti per vacanze, esattamente come Jeannette Bondaz) era stata usata per ridimensionare un atto ispettivo. Ha ribadito la completa estraneità della propria impresa alle scelte della Fondazione e ha definito «improprio e inaccettabile» che il lavoro privato diventi argomento di polemica politica.

Per Eleonora Baccini il rischio è di creare un precedente pericoloso: se ogni volta che un consigliere solleva un problema amministrativo viene chiamato in causa il suo mestiere, chi esercita una libera professione potrebbe sentirsi «vulnerabile o limitato» nella propria azione d’Aula. La consigliera ha quindi chiesto una presa di posizione della Presidenza sulla necessità di tenere separati sfera istituzionale ed attività privata, ricordando di essere in Consiglio regionale «perché 664 persone le hanno dato fiducia» e assicurando di non avere alcuna intenzione di arretrare nel proprio ruolo ispettivo.

Il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi ha ribadito «il valore del fatto personale» come strumento a tutela della reputazione dei consiglieri, senza entrare nel merito politico del confronto. Corrado Bellora, dal canto suo, ha respinto l’idea di aver «insinuato» o «alluso» nelle sue critiche al CdA, sostenendo di aver sempre attaccato meccanismi e norme, non le qualità personali dei singoli.​

Elenora Baccini durante la riunione del Consiglio Valle di martedì 24 febbraio

Elenora Baccini durante la riunione del Consiglio Valle di martedì 24 febbraio

Tra autonomia delle categorie e responsabilità pubblica

Sul fondo resta la domanda che attraversa tutte le interpellanze: come bilanciare l’autonomia delle categorie economiche, chiamate a sedere nei CdA di Enti strategici, con la responsabilità pubblica nella gestione di risorse e procedure concorsuali? Da un lato la maggioranza insiste sul cambio di passo: regolamenti, tracciabilità, concorsi strutturati, un CdA composto da figure considerate competenti; dall’altro l’opposizione chiede di «mettere mano alla legge», definendo meglio requisiti, processi di designazione e criteri nel passaggio di funzioni chiave come quella del direttore.

Il fatto che, in pochi mesi, siano finiti contemporaneamente sotto la lente sia il CdA sia la Direzione dell’École hôtelière segnala quanto la scuola alberghiera resti uno snodo sensibile per il sistema valdostano: non solo per i cinque milioni di bilancio gestiti, ma per il ruolo nella formazione dei futuri professionisti del turismo. E il messaggio arrivato dall’aula, al netto delle schermaglie, è duplice: servono regole chiare e trasparenti su chi governa la Fondazione, e le carriere private dei consiglieri non dovrebbero diventare terreno di scontro quando si discute di gestione della cosa pubblica.