La Festa della Valle d’Aosta 2026, celebrata domenica 22 febbraio 2026 nella sala Maria Ida Viglino di Palazzo regionale ad Aosta, ha messo insieme Istituzioni, memoria e simboli: gli 80 anni dei decreti luogotenenziali (1945) e i 78 anni dello Statuto speciale (1948), con l’ospite d’onore Roberto Paccher, presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol a fare da “specchio” alpino. La frase più netta, arrivata dal palco tra un passaggio in francese e uno in italiano, è stata quasi un avviso ai naviganti: l’autonomia «non è una rendita», ma una responsabilità collettiva.
La cerimonia si è aperta con il Coro Verrès diretto dell’ex senatore Albert Lanièce che ha cantato “Exulte Autonomie” un brano ispirato ad un’opera della scrittrice Teresa Charles (ex assessora e consigliera regionale), e con una lettura teatralizzata di un estratto dei decreti del Luogotenente del Regno; si è chiusa con l’inno “Montagnes Valdôtaines” cantato insieme alla platea. In mezzo, gli interventi istituzionali e la consegna delle onorificenze di “Ami de la Vallée d’Aoste” e “Chevalier de l’Autonomie”.

Roberto Paccher durante l’incontro con i capigruppo del Consiglio Valle
I discorsi: comunità, riforma, montagne, eredità
Alex Micheletto, presidente del CPEL, il Consorzio degli Enti locali della Valle d’Aosta, ha insistito sull’autonomia come «patrimonio vivo» e non solo principio giuridico: per lui il cuore sono i Comuni, «il primo volto delle Istituzioni», e la trasmissione alle nuove generazioni. Ha citato i progetti del CPEL legati all’80° dell’autonomia ed ha lanciato un messaggio ai nuovi sindaci: governare oggi è continuare una storia iniziata 80 anni fa.
Stefano Aggravi, presidente del Consiglio Valle, ha messo al centro la riforma dello Statuto, ma con una linea prudente: non «una corsa al risultato», piuttosto un lavoro di priorità e chiarezza. Tre punti: rafforzare la «previa intesa» con lo Stato, precisare il percorso delle norme di attuazione e chiarire il perimetro delle competenze per ridurre incertezze e conflitti. E il passaggio politico più tagliente: meno spirito di parte, più spirito di comunità, perché l’autonomia «non appartiene a nessuno» ed è un bene comune.
Roberto Paccher ha giocato molto sulle similitudini tra i due territori, tradizioni, cori, vita di montagna, per poi arrivare al punto: per le Regioni alpine l’autonomia non è un privilegio, ma una risposta concreta alle difficoltà strutturali (isolamento, infrastrutture, clima, spopolamento). Ha legato l’autogoverno alla gestione più efficace delle risorse naturali e alla tutela delle identità linguistiche e culturali, fino a una chiusura politica: differenze come ricchezza, non come frattura.
Renzo Testolin, presidente della Regione, ha scelto un registro più emotivo e domestico: l’autonomia come un’eredità lasciata dai padri, «una casa, dei prati, dei boschi» da amministrare con la cura del buon padre di famiglia. Ha richiamato i pilastri «geografia e lingua», gli investimenti su scuola e francese (certificazioni, università, presenza francofona anche nei media) e la necessità di un rapporto leale con lo Stato. Poi il messaggio ai giovani: appartenenza e impegno, perché l’autonomia è un percorso iniziato 80 anni fa e mai finito.

I premiati e le autorità della Festa della Valle d’Aosta 2026: Leo Garin, Roberto Paccher, Stefano Aggravi, Giuseppe Petitgax, Renzo Testolin, Alessandra Ferraro, Giorgio Metta, Giuseppe Binel ed Alex Micheletto
Gli “Amis”: Gentili assente, Metta tra La Thuile e innovazione
Tra i nuovi “Amis de la Vallée d’Aoste” c’era Stève Gentili, presidente del Forum francophone des affaires, assente alla cerimonia: ha inviato un messaggio in cui si è detto «onorato» della distinzione e dispiaciuto di non poter essere presente, auspicando di poter testimoniare presto di persona il suo attaccamento alla Valle.
L’altro “Ami” è stato Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia: la motivazione lo lega allo sviluppo dell’innovazione in Valle d’Aosta e all’apertura verso grandi reti scientifiche. Metta, visibilmente emozionato, ha parlato di «un legame profondo» con La Thuile e con le persone, e di un lavoro che «continuerà» per portare in regione tecnologia e idee nuove: non solo un riconoscimento, ma una promessa operativa.
Le quattro storie dei nuovi “Chevaliers”
Lo scultore Giuseppe Binel di Donnas ha ringraziato e l’ha detta semplice, con una modestia da artigiano vero: non sa «se merita» l’onorificenza, ma cercherà di esserne degno e all’altezza.
Alessandra Ferraro, direttrice di Rai Isoradio, già capo redattrice della TGR Valle d’Aosta, ha messo al centro radici e memoria, raccontando il legame con Brusson e Fenilliaz e il suo impegno a Roma «per testimoniare» la bellezza della Valle d’Aosta; per lei il titolo non è un traguardo, è una responsabilità.
Leo Garin, ristoratore e fondatore dell’Auberge de la Maison e della Maison de Filippo a Courmayeur ha rivendicato con ironia di aver «vissuto tutta l’autonomia» ed ha regalato un racconto identitario: l’origine della Coppa dell’amicizia, nata negli anni ’60 da una scodella con beccucci chiesta ad un artigiano di Valtournenche, diventata poi simbolo di convivialità valdostana.
Giuseppe Petigax, guida alpina e alpinista di Courmayeur ha riportato numeri e sostanza: oltre 50 anni di attività, 192 ascensioni del Monte Bianco e 24 spedizioni extraeuropee; ma il passaggio che pesa di più è il racconto del soccorso di alcuni colleghi ad 8.000 metri durante una spedizione, perché, detto da uno che di vette se ne intende, «la cosa più importante non è arrivare in cima».
Le celebrazioni della Festa della Valle d’Aosta si concluderanno alle ore 20.30 di giovedì 26 febbraio, alla Chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Aosta, con il “Concerto per l’autonomia” eseguito dal Coro Verrès.








