All’oratorio “San Filippo Neri” di Aosta non si costruirà un edificio nuovo al posto di quello attuale: la scelta, maturata dopo un confronto serrato tra parroco e progettisti, è stata quella di salvare e riattualizzare la grande “Casa delle Opere” degli anni Sessanta, considerata dalla critica una delle architetture di maggior qualità del secondo Novecento in Valle d’Aosta. Una decisione controcorrente nell’epoca delle demolizioni‑ricostruzioni, che rende il cantiere avviato in questi mesi molto più complesso dal punto di vista tecnico, ma anche più coerente con la storia del luogo e del centro storico di Aosta.
Perché non demolire: il valore di una “Casa delle Opere” moderna
L’architetto Roberto Rosset, incaricato del progetto e della direzione lavori, ha spiegato durante il cantiere aperto che si è tenuto sabato 7 febbraio 2026 che l’ipotesi di abbattere l’edificio era stata presa in considerazione, anche alla luce delle numerose criticità energetiche e di accessibilità che si sono accumulate in oltre cinquant’anni di utilizzo. A far pendere la bilancia verso la ristrutturazione sono stati diversi fattori:
- i costi “esorbitanti” di una demolizione integrale e del conferimento in discarica di un volume così importante in calcestruzzo armato e pietra;
- il valore architettonico intrinseco dell’edificio, progettato da Gianni De Bernardi e Vittorio Marchisio ed inserito nella Guida all’architettura moderna in Valle d’Aosta come una delle opere di maggior qualità del secondo Novecento;
- il giudizio positivo espresso già negli anni Sessanta dalla Soprintendenza ai Beni culturali, che aveva riconosciuto alla Casa delle Opere la capacità di inserirsi “ottimamente” nel tessuto denso e storico intorno alla Cattedrale, senza mimetismi, grazie al gioco delle coperture e al ritmo delle bucature.
Rosset ha inoltre sottolineato come, a differenza di molti edifici antichi del centro, l’oratorio sia nato con una straordinaria quantità di luce naturale, garantita da grandi superfici vetrate e da serramenti disegnati con cura: un patrimonio da preservare, pur sapendo che proprio quelle vetrate, oggi a singolo vetro e con telai obsoleti, rappresentano una delle principali criticità energetiche.

Il nuovo ingresso dell’oratorio in via San Giocondo
Un progetto “chirurgico”: accessibilità, sicurezza e spazi flessibili
La seconda grande ragione per cui non si è scelto il “cantiere zero” è la necessità di non interrompere mai, nemmeno per un periodo limitato, la vita dell’oratorio. Roberto Rosset ha ricordato che la struttura ospita ogni anno attività per circa 500 famiglie e che un cantiere totale comporterebbe mesi, se non anni, di chiusura con il rischio concreto di disperdere gruppi, volontari e ragazze e ragazzi che utilizzano quotidianamente gli spazi.
Da qui l’impostazione del progetto: una somma di interventi «puntuali» ed interventi «diffusi», da realizzare per lotti, mantenendo sempre una parte della struttura in funzione.
Gli interventi puntuali principali riguardano:
- l’apertura di un secondo accesso su via San Giocondo, indispensabile per adeguare l’edificio alle norme di sicurezza su vie di esodo e prevenzione incendi;
- la riorganizzazione dell’ingresso principale su via Saint‑Bernard de Menthon, con una nuova piattaforma elevatrice e cancellate ridisegnate per mantenere la trasparenza verso la strada;
- la costruzione di un ascensore interno capace di servire i piani sfalsati dell’ala est e dell’ala ovest, in un edificio dove quasi nessun livello corrisponde esattamente all’altro;
- l’ampliamento del salone‑sala giochi e la realizzazione di nuovi servizi igienici sullo stesso piano, accessibili senza scale e comprensivi di un bagno universale;
- la trasformazione della Cappella: da ambiente raccolto ma poco utilizzato a spazio celebrativo più ampio, con nuova assialità, altare spostato, ampliamento verso la strada e schermature vetrate che lasciano filtrare la luce ma impediscono una vista diretta sull’altare da chi passa all’esterno.
Fra le soluzioni più originali, Rosset ha citato anche la “cavea” esterna prevista sul lato verso il prato dell’aula San Francesco: una gradonata che risolve i problemi di umidità sul muro, porta più luce naturale all’aula e crea uno spazio semicoperto utilizzabile per attività all’aperto e piccoli eventi.

L’architetto Roberto Rosset mentre spiega il progetto di ristrutturazione dell’oratorio
Efficienza energetica e comfort per i bambini
Gli interventi diffusi, che coinvolgono l’intero edificio, sono affidati in particolare alla progettazione impiantistica e energetica curata dall’architetto ingegnere André Clos che ha ricordato che il progetto generale ha quattro grandi obiettivi: accessibilità, efficientamento energetico, nuovi spazi o spazi meglio conformati e ampliamento della zona di culto, con una forte attenzione anche alla sicurezza antincendio e all’evacuazione.
La diagnosi del “sistema edificio‑impianto” ha messo in fila una lunga serie di criticità:
- strutture in cemento armato non coibentate e involucri opachi ad alta trasmittanza;
- vetrate singole ormai prive di tenuta all’aria;
- impianti elettrici ed illuminotecnici obsoleti, non sezionati per aree e senza sistemi di regolazione automatica;
- caldaia a gasolio, combustibile ad alto impatto ambientale, con generatori di calore a bassa efficienza e rete di distribuzione datata, mai oggetto di interventi complessivi;
- sistemi di emissione del calore basati su termosifoni, poco confortevoli soprattutto per un’utenza che «vive e gioca a un metro da terra», come i bambini;
- assenza di ventilazione meccanica controllata, con problemi di qualità dell’aria nei locali più interni.
Le risposte progettuali prevedono:
- nuove chiusure esterne ad alte prestazioni, con serramenti sostituiti e coibentazioni dall’interno per rispettare i vincoli estetici dell’edificio;
- rifacimento completo degli impianti elettrici e dell’illuminazione, con sistemi di regolazione e controllo per ridurre gli sprechi e modulare i consumi in base agli usi (teatro, salone, aule);
- passaggio dal gasolio al metano e nuovi generatori di calore ad alta efficienza;
- introduzione di pavimenti radianti negli spazi chiave, per migliorare il comfort termico dei più piccoli e consentire l’uso di impianti più efficienti;
- installazione di sistemi di ventilazione meccanica controllata, almeno nel primo lotto nel salone, per garantire ricambi d’aria adeguati dove non si possono aprire nuove finestre o pozzi di luce;
- potenziamento della sicurezza con compartimentazioni antincendio, rivestimenti a migliore reazione al fuoco, rilevazione fumi e calore, illuminazione di emergenza più estesa.
André Clos ha messo in evidenza come, rispetto agli anni Sessanta, l’attenzione a evacuazione e protezione attiva e passiva dal fuoco sia diventata “centrale” e non più laterale, soprattutto in un edificio frequentato ogni giorno da bambini e ragazzi.

La nuova area della Cappella dell’oratorio
Un cantiere che resta aperto alla comunità
La giornata di cantiere aperto è stata organizzata proprio per condividere con la comunità la complessità di questo progetto e il senso della scelta di ristrutturare. Don Fabio Brédy, parroco della Cattedrale e vicario generale, ha accolto famiglie, volontari e Istituzioni ricordando che l’oratorio esiste dal 2004 e che oggi serve circa 500 famiglie con attività tutto l’anno nel pieno centro storico di Aosta.
«Qui abbiamo tante persone e ci mancano le strutture» ha sintetizzato, spiegando che l’obiettivo è rendere l’oratorio «accessibile, sostenibile, accogliente e sicuro» senza interromperne il ruolo di cuore pulsante per ragazzi, giovani e famiglie del centro storico. La giornata è servita a mostrare, anche fisicamente, quanto lavoro di pensiero e di cantiere si nasconda dietro interventi che, a chi guarda solo dall’esterno, potrebbero sembrare marginali: una scala demolita, un vespaio rialzato, un solaio pieno sotto la guglia della cappella.
Don Fabio ha ricordato anche il quadro economico: un progetto articolato in cinque lotti, per una spesa complessiva stimata in circa 2,5 milioni di euro, con un primo lotto da 500mila euro coperto per il 70 per cento dai fondi dell’8×1000 e per il resto da donazioni e raccolte fondi, che devono ancora colmare un “buco” di circa 60mila euro. Tra i gesti simbolici spicca la donazione di 60mila euro per la nuova cappella, fatta da una benefattrice in memoria del marito.
Alla fine della presentazione, i progettisti hanno accompagnato i presenti in un breve giro nei locali interessati dal primo lotto, tra cappella in trasformazione, salone rialzato e nuovi bagni, mentre il parroco ha rilanciato l’invito ad aiutare il progetto con offerte, 5×1000 all’oratorio come associazione di promozione sociale e 8×1000 alla Chiesa cattolica, chiedendo agli amministratori pubblici presenti suggerimenti per intercettare eventuali finanziamenti pubblici.
Nel prossimo futuro il cantiere continuerà a progredire “a fasi”, senza mai chiudere del tutto le porte. L’idea di fondo è che la migliore tutela per un’architettura moderna di qualità non sia trasformarla in un oggetto museale, ma farla vivere e adattarla alle esigenze di una comunità che cambia, senza tradirne il carattere originario.








