notizie intelligenti dalla Valle d'Aosta

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Psicologi e Protezione civile valdostana accanto al Vallese dopo Crans‑Montana

scritto da aostapresse.it

venerdì 2 Gennaio 26 • h. 10

Psicologi e Protezione civile valdostana accanto al Vallese dopo Crans‑Montana

di aostapresse.it | Ven 2 Gen 26 • h. 10

La Valle d’Aosta ha rafforzato il proprio impegno accanto al Vallese dopo la strage di capodanno nel locale “Le Constellation” di Crans‑Montana, con un supporto di assistenza psicologica, coordinamento politico‑istituzionale e nel trasporto dei feriti dalla Svizzera all’Italia.​

Psicologi valdostani a Crans‑Montana

Dopo l’attivazione da parte del Dipartimento nazionale di Protezione civile dell’Associazione psicologi per i popoli, venerdì 2 gennaio 2026 sono partiti dalla Valle d’Aosta quattro psicologi della sezione regionale, utilizzando un veicolo messo a disposizione dalla Protezione civile valdostana. Il loro compito è quello di fornire sostegno alle persone coinvolte nella tragedia, superstiti, familiari delle vittime e dei dispersi, inserendosi nel sistema di supporto psicologico attivato dalle autorità vallesane e coordinato con il meccanismo europeo di Protezione civile, che ha già portato in Svizzera anche team sanitari specialistici italiani.
Gli psicologi valdostani Elvira Venturella, Luca Cesaretti, Massimiliano Alì e Dorina Cassetto affiancano quelli provenienti da altre regioni al centro congressi “Le Regent”, adibito a punto di accoglienza per i familiari delle vittime, protetto da un cordone di agenti della Polizia cantonale vallesana: «tra i familiari sta subentrando la rabbia – ha raccontato Elvira Venturella dopo due giorni di attività – quando i tempi si allungano così, la disperazione viene quasi soffocata dalla rabbia perché hanno bisogno di sapere. Lo stato di attesa è peggiore di una certezza anche terribile».

Gli psicologi valdostani partiti per Crans-Montana: Elvira Venturella, Luca Cesaretti, Massimiliano Alì e Dorina Cassetto

Gli psicologi valdostani partiti per Crans-Montana: Elvira Venturella, Luca Cesaretti, Massimiliano Alì e Dorina Cassetto

Valerio Segor a Sion con Antonio Tajani e le autorità svizzere

Il capo della Protezione civile regionale, Valerio Segor, ha partecipato, venerdì 2, a Sion, all’incontro tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e le autorità elvetiche, insieme ai rappresentanti del Dipartimento nazionale di Protezione civile, nel corso del quale è stato fatto il punto sulla situazione complessiva e sui dati ufficiali disponibili. ​La delegazione si è recata poi a Crans‑Montana, dove ha incontrato i familiari delle persone coinvolte: un passaggio che si affianca al lavoro dei diplomatici italiani a Berna e Ginevra e all’impegno dei team sanitari e psicologici già presenti sul posto, a conferma di un coinvolgimento diretto della Valle d’Aosta nella gestione dell’emergenza.​
Le autorità elvetiche hanno ringraziato la Regione per il supporto garantito fin dalle prime ore dell’emergenza: è stata ribadita la disponibilità a rispondere a ulteriori necessità e nella giornata di sabato 3 gennaio l’elicottero medicalizzato “SA2” regionale si è occupato del trasferimento al Centro grandi ustioni dell’ospedale “Niguarda” di Milano di due 16enni: la prima, Sofia Donadio, studentessa del liceo “Virgilio” di Milano, che ha riportato gravi ustioni, e poi, nel pomeriggio, Francesca Nota, compagna di classe della prima, in condizioni critiche, con il 60% di ustioni sul corpo, che aveva invitato l’amica ed altri due compagni di classe, Leonardo Bove e Kean Kalingdan, a Crans-Montana, dove aveva la disponibilità di un appartamento. Domenica 4 gennaio è stato portato a Milano anche Kaligdan, mentre Bove non è in condizioni di essere trasferito.

Il quadro degli italiani: 14 feriti e 6 deceduti

Il bilancio sugli italiani coinvolti nella strage di capodanno è molto grave, con 14 feriti accertati e sei vittime identificate, che originariamente erano state date per disperse: Achille Barosi, 16 anni, di Milano, Chiara Costanzo, 16 anni, di Milano, Emanuele Galeppini, quasi 17 anni, di Rapallo, residente a Dubai (promessa del golf che aveva anche giocato in Valle d’Aosta, nel campo di Brissogne) Riccardo Minghetti, 16 anni, Sofia Prosperi, 15 anni, nata a Lugano, con doppia nazionalità italo-svizzera, e Giovanni Tamburi, 16 anni di Bologna. Le salme sono rientrate in Italia lunedì 5 gennaio, a bordo di un C130 dell’Aeronautica militare e restituite alle famiglie.
​Dei 14 feriti italiani undici ragazzi, con ustioni estese tra il 30 e il 40% del corpo, sono stati trasferiti al Niguarda, mentre due connazionali hanno scelto di proseguire le cure in Svizzera, mentre per un paziente (Leonardo Bove) le condizioni cliniche sono ancora tali da non consentire il trasferimento in Italia dall’ospedale di Sion. «Esistono le disgrazie – ha commentato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornadoquesta non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile: sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso».

Le autorità svizzere hanno fatto sapere che complessivamente i feriti sono 116: tra cui 68 cittadini svizzeri (21 femmine e 47 maschi), 21 francesi, 12 italiani, due polacche, una belga, una portoghese, una ceca, quattro serbi, un australiano, un bosniaco, un congolese, un lussemburghese, oltre a quattro uomini con doppia cittadinanza (Francia/Finlandia, Svizzera/Belgio, Francia/Italia e Italia/Filippine). Il bilancio delle persone decedute a causa dell’incendio si è attestato a 40 vittime.

«La giustizia dovrà stabilire se la tragedia di capodanno poteva essere evitata, l’inchiesta è in corso – ha sottolineato il presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelintutto deve essere fatto in modo trasparente e secondo la legge e le regole dello Stato di diritto. C’è la presunzione di innocenza, ma se ci sono aspetti penali la giustizia deve fare la sua parte e ci devono essere delle sanzioni.  Se le norme non sono state rispettate o i controlli non sono stati efficaci, dovremo trarre le dovute conclusioni. La giustizia determinerà le responsabilità e poi prenderà le misure necessarie».
Parmelin ha aggiunto che senza la solidarietà internazionale la Svizzera non avrebbe potuto far fronte alla tragedia: «è considerare normale che la Svizzera non abbia abbastanza posti letto per grandi ustionati, dato che si tratta di una situazione straordinaria» ha rimarcato.
«Ho la sensazione che per molte persone ci sarà un prima e un dopo Crans-Montana – ha quindi concluso Guy Parmelin – se in modo chiaro gli standard non sono stati rispettati o i controlli non sono stati sufficientemente garantiti, sarà necessario trarne insegnamento. Ciò significa che ci sono delle responsabilità, ma spetta alla giustizia determinarle».

L'esterno dello stabile a Crans-Montana che ospita il locale 'Le Constellation' dopo la tragedia

L’esterno dello stabile a Crans-Montana che ospita il locale ‘Le Constellation’ dopo la tragedia

Un locale “trappola” per giovanissimi

Sono emersi nuovi dettagli sul locale “Le Constellation”, descritto da testimoni come un punto di ritrovo per giovanissimi e l’unico bar della zona che consentiva l’ingresso ai minorenni, con un solo varco di accesso e di fuga nel seminterrato. Diversi ragazzi hanno raccontato che era consuetudine fissare fontane luminose e piccoli giochi pirotecnici alle bottiglie di champagne e che nel locale si fumava e «si poteva fare quello che si voleva», con controlli di sicurezza percepiti come molto permissivi. Proprio le scintille delle fontane luminose avrebbero innescato il materiale fonoassorbente e ligneo del soffitto, provocando in pochi istanti il “flashover” che ha trasformato il bar in una trappola per circa 200 giovani.​

Il Pubblico ministero del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha aperto un’inchiesta in cui «tutte le piste sono esplorate», con particolare attenzione alla conformità del locale: si stanno verificando la presenza e l’adeguatezza degli estintori, le vie di fuga, il numero di persone autorizzate e, più in generale, il rispetto delle norme di sicurezza. Le indagini puntano a chiarire le cause esatte dell’incendio ed a stabilire eventuali responsabilità penali, mentre si raccolgono testimonianze e materiali tecnici per ricostruire in dettaglio la dinamica di un evento definito «senza precedenti» per gravità e numero di vittime.
Le autorità hanno ribadito l’impegno a tenere informate le famiglie delle vittime e l’opinione pubblica ogni volta che emergeranno nuovi elementi significativi, mentre resta mobilitato un importante contingente di investigatori e specialisti per la gestione di tutte le fasi post‑emergenziali.

I proprietari del locale sono i coniugi francesi Jacques Moretti e Jessica Maric, ristoratori di origine corsa che lo gestiscono dal 2015: Moretti è originario della Corsica (zona di Ghisonaccia), mentre Maric è cresciuta sulla Costa Azzurra; la coppia si è trasferita sull’altopiano vallesano nei primi anni Duemila, lavorando nella ristorazione. Nel 2015 i due hanno rilevato il “Le Constellation”, che era rimasto a lungo chiuso, trasformandolo in un locale molto frequentato dai giovani di Crans‑Montana e dagli studenti delle scuole internazionali. I coniugi Moretti risultano titolari, al 50% ciascuno, di altri due esercizi: “Le Senso”, bar‑ristorante specializzato in hamburger a Crans‑Montana, e “Le Vieux Chalet” a Lens, presentato come «locanda corsa» ed ora segnalato come temporaneamente chiuso dopo la tragedia.
​La notte del rogo Jessica Maric era nel locale e ha riportato ustioni a un braccio, mentre Jacques Moretti si trovava in un altro dei loro ristoranti: entrambi sono sopravvissuti e, in brevi dichiarazioni alla stampa francofona, hanno detto di stare «molto male» e di non riuscire né a dormire né a mangiare. Moretti ha quindi affermato che il “Le Constellation” sarebbe stato ispezionato «tre volte in dieci anni» e che «tutto è stato fatto secondo le norme», rivendicando la regolarità del locale sul piano formale, per quanto l’ultimo controllo sia stato effettuato nel 2019.

I primi elementi raccolti dopo l’incendio hanno portato all’apertura di un procedimento penale formale contro i coniugi Moretti, indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo, con un dispositivo investigativo e forense attivo a livello cantonale, federale e internazionale. È emerso che il locale non avrebbe i titoli anche per il ballo, con una licenza solo per “ristorazione, di vendere bevande e di mettere in commercio dei vini in generale”.

L'innesco dell'incendio all'interno del 'Le Constellation' di Crans-Montana

L’innesco dell’incendio all’interno del ‘Le Constellation’ di Crans-Montana

Il lungo lavoro per l’identificazione delle vittime

Le autorità svizzere hanno evidenziato che, dopo l’incendio gli ospedali della regione sono «al limite delle loro capacità» e restano sotto pressione, con personale rientrato dalle ferie e specialisti in grandi ustioni mobilitati anche da Francia e altri cantoni.
La Polizia cantonale vallesana ha evidenziato il vasto dispositivo messo in campo: tutte le Polizie cantonali svizzere hanno offerto supporto, così come Fedpol, che ha contribuito alla ricerca di parenti all’estero e al raccordo con le autorità straniere sui cittadini potenzialmente coinvolti. Sono stati mobilitati circa 40 agenti in uniforme per la gestione del dramma e una quarantina di ispettori della Polizia giudiziaria, di cui una decina della sezione d’identità giudiziaria, impegnati tanto sulla scena dell’incendio quanto nel lavoro di identificazione e informazione alle famiglie.

Nei giorni immediatamente successivi alla strage, la priorità dichiarata dal Governo e dal Parlamento cantonale è stata l’identificazione delle vittime e dei feriti non riconosciuti, un processo rallentato dall’assenza di documenti, dalla perdita degli effetti personali nell’incendio e dalla gravità delle condizioni di molti pazienti.
Per le vittime decedute sono stati aperti dossier ante mortem in collaborazione con diversi Paesi, tra cui Svizzera, Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Filippine, Congo, Romania, Serbia e Turchia, per incrociare dati e accelerare il riconoscimento.
Alla procedura hanno contribuito una quarantina di specialisti del dispositivo “Disaster victim identification (Dvi)”, oltre all’Istituto di medicina legale e ai tecnici del “Forensisches Institut Zürich (For‑ZH)”, che hanno fornito competenze specifiche in materia di incendi e identificazione forense.

Nella serata di domenica 4 gennaio la Polizia cantonale vallesana ha comunicato la conclusione delle operazioni di identificazione delle 40 vittime, dopo che nei giorni precedenti si era riusciti a dare nome e cognome a 24 persone.

Il supporto che la Valle d’Aosta ha garantito al Vallese dopo la strage a Crans‑Montana si inserisce nel solco di un capodanno regionale già segnato dal tema della sicurezza, dei botti e del bilancio del Pronto soccorso di Aosta.

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