Un convegno sul “caos del gender” organizzato dal team vicino all’ex generale Roberto Vannacci ha acceso il pomeriggio di sabato 21 febbraio 2026 a Pinerolo, tra slogan, fumogeni e contestazioni all’indirizzo del consigliere regionale valdostano della Lega Simone Perron, uno dei relatori dell’incontro.
L’evento al Salone dei Cavalieri
Nel Salone dei Cavalieri si è svolto l’appuntamento intitolato “Il caos del gender: viaggio nell’abisso dell’identità. Cosa sta accadendo a identità, educazione e minori nell’epoca del gender”, promosso dal “Team Vannacci Edmondo De Amicis” di Pinerolo. In sala, una ottantina di persone circa. Sul palco Simone Perron, autore del saggio “Sguardi nell’abisso”, il portavoce dell’associazione ProVita & Famiglia Jacopo Coghe e, da remoto, lo stesso Vannacci, che ha recentemente lasciato, non senza polemiche, la Lega, di cui era stato nominato vice presidente, fondando il movimento Futuro Nazionale che, al momento, in Valle d’Aosta, non conta nessun affiliato.
Nel corso degli interventi sono stati toccati temi come disforia di genere, percorsi di educazione all’affettività e all’identità nelle scuole, “ideologia woke”, utero in affitto e pedofilia, con un taglio critico verso le politiche inclusive e con l’idea, espressa dai relatori, di un “lavaggio del cervello” ai danni dei più giovani e di un “business” legato alla transizione di genere. In prima fila era presente anche il deputato Emanuele Pozzolo, passato a Futuro Nazionale dopo l’espulsione da Fratelli d’Italia.

Il tavolo dell’incontro, con il consigliere regionale valdostano Simone Perron
La protesta in strada e le accuse di Perron
All’esterno del Salone, per tutta la durata dell’incontro, si è svolto un presidio di contestazione promosso da diverse realtà locali, tra cui Pinerolese Antifascista, Rete Genitori Rainbow, Genderlens e altri spazi culturali ed associazioni, con musica, tamburi, megafoni e cartelli. I manifestanti hanno distribuito un volantino dal titolo “Il caos dell’intolleranza”, in cui si critica l’uso “delle differenze per creare paura e giustificare la repressione della diversità” e si afferma che “non è autorizzata nessuna propaganda razzista, omofoba, transfobica qui”.
Al termine del convegno, per consentire l’uscita dei partecipanti le Forze dell’ordine hanno formato un cordone di sicurezza; dalla folla sono partiti cori, insulti, coriandoli e polveri colorate, senza che si registrassero incidenti gravi. Proprio quei momenti sono finiti nei video diffusi da Simone Perron sui social media, con la richiesta di condivisione.
Nel primo post il consigliere regionale valdostano racconta di essere stato accolto da frasi come «fai schifo, sei feccia» e da una minaccia di morte («devi morire e devi morire male», che nel filmato non si sente ma che lui riporta), alle quali replica con tono sarcastico. Definisce i contestatori «pacifisti della sinistra antifascista» e sostiene che insulti e minacce sarebbero stati rivolti «a chiunque», anche a persone che passavano per caso. In un secondo messaggio, riferito all’uscita dal Salone, parla di «lancio di oggetti» da parte dei manifestanti ed accusa giornali ed associazioni di raccontare «in modo fazioso» quanto accaduto, minimizzando, a suo dire, le responsabilità dei contestatori.

Il pubblico presente all’incontro, in primo piano il deputato Emanuele Pozzolo
Le ragioni della mobilitazione
Sul fronte opposto, le associazioni che hanno promosso il presidio rivendicano la scelta di contestare l’evento più per i contenuti che per i singoli relatori. Il volantino giallo distribuito in strada parla di “intolleranza ed esclusione per alimentare paure e reprimere”, critica l’uso delle differenze per “validare la propria identità” a scapito di chi non rientra nei modelli tradizionali, e lega le retoriche contro le persone LGBT+ a un clima più generale di repressione del dissenso e tagli a sanità, scuola, diritti sociali.
In una successiva nota, l’associazione culturale “Pensieri in Piazza”, tra i firmatari del volantino, ha precisato di aver aderito alla protesta proprio per contestare l’impostazione dell’iniziativa del team Vannacci, giudicata “gravemente problematica” rispetto ai diritti delle persone e dei minori.
Il direttivo sottolinea che una lettura parziale degli avvenimenti avrebbe rischiato di spostare l’attenzione “verso dinamiche interne e personali”, mentre per loro il punto resta il merito dei messaggi veicolati dal convegno, che ritengono meritevoli di un confronto “pubblico, serio e informato”.

L’ingresso del Salone dei cavalieri di Pinerolo durante la manifestazione contro l’incontro del Team Vannacci
Un confronto che resta aperto
L’episodio di Pinerolo mostra quanto il tema dell’identità di genere e dei diritti delle persone LGBT+ sia diventato terreno di scontro politico e culturale: da un lato un’area che denuncia “censura” e “odio politico” verso chi critica il cosiddetto “gender”; dall’altro una rete di realtà sociali che vede in questi incontri il tentativo di legittimare narrazioni percepite come stigmatizzanti o discriminatorie.
Al di là degli eccessi verbali o dei gesti di colore, insulti gridati da un megafono, coriandoli e talco lanciati verso il cordone di sicurezza, il confronto sulle parole usate, sui riferimenti ai minori e sulla responsabilità di chi parla in luoghi pubblici sembra destinato a proseguire, dentro e fuori Pinerolo.








