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Multe e sentenze in pandemia: Valle d’Aosta Futura rovescia la realtà

scritto da aostapresse.it

venerdì 6 Marzo 26 • h. 17

Multe e sentenze in pandemia: Valle d’Aosta Futura rovescia la realtà

di aostapresse.it | Ven 6 Mar 26 • h. 17

L’associazione Valle d’Aosta futura è tornata all’attacco sulle multe comminate nel periodo pandemico, ma le sentenze che contestano parlano di violazioni di norme valide per tutti e non rimettono in discussione la realtà della pandemia né l’efficacia dei vaccini, che restano saldamente documentate dalla comunità scientifica internazionale.​

“Cittadini puniti” per le restrizioni anti‑Covid

Il coordinamento del movimento, che non ha raggiunto il quorum alle ultime elezioni regionali, ha parlato di “situazione ingiusta” e di “cittadini valdostani puniti” perché, a ridosso dei cinque anni di prescrizione, stanno arrivando le ingiunzioni di pagamento per le sanzioni comminate durante l’emergenza pandemica. Le multe contestate riguardano violazioni di Dpcm e ordinanze che prevedevano limiti agli spostamenti, obblighi di mascherina, chiusure e regole su distanziamento, con importi indicati fino a 15‑20 mila euro in caso di più infrazioni accumulate.

Secondo Valle d’Aosta futura, quelle norme avrebbero “violato, con misure coercitive, le più basilari regole di democrazia” e libertà individuali, sarebbero state prive di “fondamento scientifico e razionale” e frutto di una “narrazione propagandistica” utilizzata per giustificare “misure sanitarie a cui mancava il fondamento”. L’associazione, presieduta da Manuela Careri, ha annunciato di voler sostenere i ricorsi contro le sanzioni ed ha critica il presidente della Regione Renzo Testolin per aver attivato la Prefettura nel recupero delle somme, sostenendo che si tratti di “macchina burocratica messa in moto per punire i cittadini dissenzienti”.​

Cosa dicono davvero le sentenze e i dati scientifici

Nel mirino dell’associazione no-vax non ci sono solo le multe, ma anche alcune pronunce dei giudici amministrativi e ordinari che, in tutta Italia, hanno confermato la legittimità generale dei provvedimenti adottati durante la pandemia, ritenendo proporzionate le restrizioni in rapporto alla gravità della situazione sanitaria. In diversi casi i giudici hanno annullato sanzioni per vizi formali o applicazioni errate, ma non è stata messa in discussione la base scientifica della lotta al covid: la pericolosità del virus, l’efficacia dei vaccini nel ridurre ricoveri e decessi, l’utilità delle misure di contenimento sono stati più volte riconosciuti anche dalla Corte costituzionale.

Dalla fine del 2020, milioni di dosi somministrate nel mondo hanno consentito di misurare in modo rigoroso l’impatto dei vaccini: i dati di istituti indipendenti indicano riduzioni molto significative di forme gravi e mortalità nelle popolazioni con alta copertura vaccinale rispetto a quelle meno protette. Gli effetti avversi esistono e sono monitorati dai sistemi di farmacovigilanza, ma restano rari rispetto ai benefici complessivi, mentre la narrativa che equipara i vaccini a un pericolo sistematico per la popolazione non trova riscontro nelle statistiche epidemiologiche pubblicate da organizzazioni come l’Oms e l’Ecdc.

Manuela Careri, presidente di Valle d'Aosta Futura

Manuela Careri, presidente di Valle d’Aosta Futura

Il ricordo di quei mesi: ospedali pieni, non “semplici opinioni”

Valle d’Aosta Futura ha cercato di giustificare chi non rispettava le regole come cittadini che “non avevano percepito la pericolosità” dei provvedimenti, presentati come frutto di mera imposizione politica. Ma la cronaca di quegli anni, anche in Valle d’Aosta, racconta altro: reparti sotto pressione, terapia intensiva al limite, personale sanitario in prima linea, una campagna vaccinale accelerata proprio per alleggerire la pressione su ospedali e Rsa.

Le misure contestate nascevano dall’urgenza di ridurre i contatti in una fase in cui i vaccini non erano ancora disponibili o non avevano raggiunto una copertura sufficiente: erano discutibili sul piano politico, e infatti sono state oggetto di confronto duro nel Paese, ma rispondevano a indicazioni di Comitati tecnico‑scientifici nazionali e internazionali che valutavano modelli di diffusione del contagio, saturazione delle strutture sanitarie e rischi per le fasce più fragili.
Ridurre oggi quella stagione a una “narrazione” senza fondamento significa ignorare numeri di ricoveri e decessi che, al di là di ogni opinione, restano scolpiti nelle statistiche ufficiali.​

Il confine tra dissenso e responsabilità

Valle d’Aosta Futura ha rivendicato il ruolo di chi ha “manifestato in difesa delle libertà costituzionali”, richiamando cortei, sit‑in, azioni simboliche contro green pass e obblighi vaccinali. Il diritto di critica e il dissenso, anche radicale, sono protetti in democrazia: la discussione su come conciliare libertà individuali e tutela della salute collettiva è stata ed è legittima. Altro piano è quello delle violazioni di norme in vigore, che i giudici sono chiamati a valutare caso per caso alla luce della Costituzione e dei dati disponibili al momento in cui furono adottate.

Oggi, a distanza di anni, il dibattito sulle scelte politiche e sanitarie durante la pandemia può e deve continuare, anche per farsi trovare più pronti di fronte a future emergenze. Ma far passare chi ha rispettato regole difficili, dai medici di reparto ai lavoratori nei servizi essenziali, fino a chi ha rinunciato a pezzi di vita sociale, come “complici di una macchina repressiva” e chi ha violato quelle regole come unico baluardo di libertà, rischia di rovesciare la prospettiva.

Le indicazioni di sicurezza esposte durante l'emergenza pandemica

Le indicazioni di sicurezza esposte durante l’emergenza pandemica

Le domande aperte, al netto delle teorie

L’associazione, che ha nel 2025 criticato anche la vaccinazione contro la dermatite nodulare bovina, ha citato anche riferimenti a presunte “sentenze sui vaccini” e ad un elenco di articoli che, a loro dire, dimostrerebbero una sistematica sottovalutazione degli effetti avversi.
In realtà, i sistemi di vigilanza nazionali ed europei hanno continuato a raccogliere e pubblicare dati, aggiornando le indicazioni quando necessario (come nel caso di alcuni vaccini sospesi o limitati a determinate fasce d’età), a conferma di un lavoro scientifico in continua revisione, lontano dall’idea di verità imposte una volta per tutte.

Restano legittime le richieste di maggiore trasparenza sui dati, sulle decisioni prese nelle “stanze dei bottoni”, sul ruolo della politica rispetto agli esperti.
Ma se si vuole discutere seriamente di tutto questo, occorre partire da ciò che la comunità scientifica ha effettivamente prodotto, come numeri, studi, valutazioni di rischio, e non da un racconto che riduce la pandemia a una parentesi di manipolazione e le sanzioni per chi non rispettava le regole a una vendetta dello Stato contro il dissenso.