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Osservatorio antimafia, il Consiglio cambia le regole: addio Comitato tecnico, entrano due assessori

L'aula del Consiglio Valle nella serata di giovedì 11 giugno 2026

pubblicato venerdì 12 Giugno 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Osservatorio antimafia, il Consiglio cambia le regole: addio Comitato tecnico, entrano due assessori

di aostapresse.it | Ven 12 Giu 26 • h. 10

L'aula del Consiglio Valle nella serata di giovedì 11 giugno 2026

Il Consiglio Valle ha approvato, poco dopo le ore 22 di giovedì 11 giugno 2026, la riforma dell’Osservatorio regionale sulla legalità e la criminalità organizzata trasformandolo in uno strumento più integrato nelle politiche regionali, con l’ingresso di due assessori regionali, funzioni aggiornate e la possibilità di consulenze mirate, ma ha aperto una frattura politica con i consiglieri del Partito Democratico e di AVS – Rete Civica VdA, che denunciano la perdita di un presidio tecnico stabile e indipendente e temono un Osservatorio «più politico e meno terzo».

Cosa cambia per l’Osservatorio

La nuova legge (modifica alla l.r. 1/2022) ridefinisce composizione, funzioni e strumenti di supporto dell’Osservatorio, confermando la sua collocazione presso il Consiglio regionale. L’organo resta un organismo di supporto per conoscenza e monitoraggio dei fenomeni mafiosi e criminali, e per la promozione della cultura della legalità, ma viene dotato di un programma annuale di lavori con relativo budget e di nuove funzioni su lavoro irregolare, corruzione, usura, estorsione e riciclaggio.

L’Osservatorio viene formalmente costituito con deliberazione del Consiglio e rinnovato all’inizio di ogni legislatura, per allinearlo al ciclo politico, e dispone di uno stanziamento annuo di 30mila euro dal 2026 per iniziative formative, analisi, consulenze specialistiche e progetti rivolti anche a scuole ed Amministratori locali.

Loredana Petey mentre relaziona sulla proposta di legge di modifica dell'Osservatorio regionale antimafia

Loredana Petey mentre relaziona sulla proposta di legge di modifica dell’Osservatorio regionale antimafia

Nuova composizione: entrano due assessori e le associazioni ambientaliste

Sul piano della composizione, oltre alle figure istituzionali già previste (presidente e vice presidente del Consiglio Valle, presidente della Commissione competente, presidente della Regione, rappresentanti degli Enti locali, sindacati, datori di lavoro, ordini professionali, Camera di commercio e associazioni antimafia, antiusura, antiracket e dei consumatori), la riforma introduce l’assessore regionale all’istruzione e l’assessore regionale alle politiche sociali, o loro delegati.

Secondo la relatrice di maggioranza, Loredana Petey, questa scelta serve a presidiare in modo più organico due dimensioni decisive della prevenzione: educazione alla legalità e attenzione alle fragilità sociali, senza comprimere il ruolo delle componenti civiche. Contestualmente viene ampliata la platea delle associazioni che designano rappresentanti, includendo anche le associazioni ambientaliste accanto a quelle antimafia, antiusura, antiracket e dei consumatori, con un criterio di sorteggio in caso di candidature superiori ai posti disponibili per garantire neutralità nella composizione.

Funzioni aggiornate: da organo descrittivo a motore di indirizzo

L’articolo 3 della vecchia legge viene riscritto: l’Osservatorio non solo raccoglie e analizza dati liberi da vincoli di segretezza sulla presenza della criminalità organizzata, ma verifica l’attuazione delle norme statali e degli indirizzi parlamentari, analizza cause di infiltrazioni, corruzione e riciclaggio, definisce ogni anno le linee prioritarie delle politiche regionali di legalità e sicurezza e promuove seminari e buone pratiche amministrative.

Viene introdotta una funzione specifica per iniziative rivolte a studenti e docenti, inclusa la possibilità di bandi per borse di studio o premi su percorsi coerenti con le finalità della legge, e si prevede che entro il 30 settembre di ogni anno l’Osservatorio trasmetta all’Ufficio di Presidenza un programma annuale di lavori e spese, da approvare entro il 31 dicembre. Le attività devono essere svolte in collaborazione con la Commissione consiliare competente, i Tavoli istituzionali sulla legalità e in raccordo con la Commissione parlamentare antimafia, con la possibilità di Protocolli con università ed enti di ricerca e tirocini curriculari.

Il presidente del Consiglio Valle, Stefano Aggravi, mentre interviene tra i banchi

Il presidente del Consiglio Valle, Stefano Aggravi, mentre interviene tra i banchi

Addio Comitato tecnico: perché la maggioranza lo ha sostituito

La modifica più controversa è la soppressione del Comitato tecnico stabile previsto dalla l.r. 1/2022, sostituito da un sistema di consulenze specialistiche e appalti di servizi attivabili caso per caso, previa verifica dell’assenza di professionalità interne adeguate e deliberazione dell’Ufficio di Presidenza.

Nella relazione e in Aula, Loredana Petey ed il presidente del Consiglio Stefano Aggravi hanno spiegato che l’esperienza applicativa ha mostrato come il Comitato sia stato utilizzato soprattutto per organizzare momenti formativi e dibattiti, più che per un lavoro strutturato di analisi e monitoraggio, e che il rischio era di «far sostituire» alle strutture consiliari un organo esterno. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le professionalità interne del Consiglio e utilizzare consulenze mirate solo quando necessario, con incarichi definiti, risultati attesi, tracciabilità della spesa e maggiore flessibilità sulle competenze da attivare.

Secondo il segretario del Consiglio Valle, Corrado Bellora, che di professione è avvocato, il Comitato tecnico «è quanto di più inutile possa esistere» perché nessun collegio «di tre esperti tuttologi» (al momento formato da Enzo Ciconte, docente universitario ed ex consulente della Commissione parlamentare antimafia, Claudio Forleo, giornalista e responsabile dell’Osservatorio parlamentare sulle attività di Camera e Senato in materia di prevenzione e contrasto alle mafie e Roberto Gerardi, segretario generale presso varie Amministrazioni pubbliche) può coprire la complessità del fenomeno mafioso, mentre un sistema di incarichi mirati permetterebbe di chiamare, di volta in volta, il professionista più competente. Il vice presidente del Consiglio, Massimo Lattanzi, ha ricordato che l’Osservatorio resta un organo consultivo e che la riforma potrà essere verificata con la prima relazione annuale, correggendo la rotta se necessario.

Le critiche di Fulvio Centoz: «si smonta un modello che funzionava»

La relazione di minoranza presentata da Fulvio Centoz e il suo intervento in aula hanno offerto una lettura opposta: secondo lui la premessa della riforma, superare «una logica prevalentemente descrittiva», è smentita dalle stesse relazioni dell’Osservatorio, che documentano cicli formativi specialistici per Amministratori locali, una relazione finale sulla presenza mafiosa in Valle d’Aosta, l’analisi della sentenza “Geenna” e delle fonti investigative, linee guida operative per i Comuni e due edizioni del progetto “Giovani ambasciatori della legalità”.

Centoz ha sottolineato che il Comitato tecnico, con tre esperti indipendenti, ha garantito continuità di sguardo sull’intera legislatura e un apporto specialistico che le consulenze episodiche non possono replicare, perché ripartono «da zero» ogni volta, senza memoria accumulata e relazioni consolidate con Forze dell’ordine e Magistratura. Dal suo punto di vista, il modello delle consulenze ha tre debolezze: discontinuità della conoscenza, perdita della garanzia di indipendenza rispetto alla PA (la nuova legge non richiede più terzietà strutturale ai consulenti) e concentrazione del controllo dell’attività tecnica nelle mani dell’Ufficio di Presidenza, che decide se e come attivare supporti esterni.

Fulvio Centoz, relatore di minoranza della proposta di legge di modifica dell'Osservatorio regionale antimafia

Fulvio Centoz, relatore di minoranza della proposta di legge di modifica dell’Osservatorio regionale antimafia

Terzietà e presenza degli assessori: il nodo politico

Un altro punto di scontro riguarda la presenza dei due assessori all’interno dell’Osservatorio con diritto di voto. Per Centoz ed i colleghi AVS – Rete Civica VdA, questo crea «un conflitto strutturale»: gli assessori sono autori delle politiche che l’Osservatorio deve valutare, definendo le linee prioritarie della legalità e formulando pareri su proposte di legge e atti amministrativi regionali, e non possono essere indipendenti rispetto alla stessa Amministrazione di cui fanno parte.

Chiara Minelli, capogruppo AVS, ha infatti parlato di Osservatorio «più politico e meno tecnico» proprio perché aumenta la componente politico‑istituzionale, mentre scompare un presidio tecnico permanente pensato per essere terzo rispetto alle istituzioni. AVS ha proposto emendamenti per mantenere il Comitato tecnico, sostituendo il riferimento all’associazione “Avviso Pubblico” con una procedura di selezione pubblica e reintroducendo una clausola esplicita di indipendenza, ma questi emendamenti sono stati respinti sia in Commissione e, successivamente, anche in Aula.

La replica della maggioranza: «pluralità, non organo autonomo»

Aggravi, che ha parlato dai banchi del Consiglio Valle, ha rivendicato che l’Osservatorio resti uno strumento del Consiglio e non un Ente autonomo, con una programmazione annuale chiara e ruoli distinti tra indirizzo politico, supporto e analisi, e ha ricordato che né politici né tecnici «possono essere pienamente terzi»: quello che conta, a suo giudizio, è garantire pluralità di punti di vista e trasparenza. Loredana Petey ha insistito sul fatto che l’integrazione degli assessori serve a coordinare meglio politiche educative e sociali con le attività di prevenzione, senza sacrificare il ruolo delle associazioni e della società civile.

Per la maggioranza, la riforma «è un passo avanti» perché rende l’Osservatorio più rappresentativo e operativo, allineandolo allo schema‑tipo nazionale approvato nella Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative e rafforzando il raccordo con la Commissione parlamentare antimafia e con i Tavoli istituzionali sulla legalità.

Marco Sorbara in Consiglio Valle

Marco Sorbara in Consiglio Valle

AVS: «osservatorio più politico, meno autonomo»

I tre consiglieri di AVS – Rete Civica VdA hanno bocciato la legge nella sua impostazione complessiva. Chiara Minelli ha contestato il superamento del Comitato tecnico in favore di consulenze «a chiamata» che, a suo dire, non garantiscono continuità su fenomeni complessi come corruzione, riciclaggio, infiltrazioni nell’economia e reati ambientali. Negli emendamenti, AVS ha legato il tema anche all’aumento dei reati ambientali segnalato dal rapporto “Ecomafia 2025” ed hanno chiesto un’attenzione più strutturale alla dimensione delle ecomafie, anche attraverso una rappresentanza ambientale dedicata, che la maggioranza non ha accolto nella forma proposta.

Per i consiglieri di opposizione progressisti, quindi, la domanda chiave è quale Osservatorio si vuole: uno strumento indipendente, con una base tecnica stabile e una composizione equilibrata, o un organismo la cui attività è programmata, finanziata e gestita dall’Ufficio di Presidenza e da una componente politico‑istituzionale rafforzata.

Legalità e giovani: l’accento di Sorbara

Nel dibattito, Marco Sorbara, consigliere regionale di Forza Italia, ha spostato l’attenzione sul rapporto tra Osservatorio e giovani, definendo la legalità non solo come contrasto alla mafia, ma come rifiuto di prepotenza e indifferenza nella vita quotidiana. Sorbara ha chiesto che l’Osservatorio esca dai palazzi e diventi «un motore permanente di cultura» nelle scuole, lavorando con famiglie, associazioni e sport per formare cittadini consapevoli e rendere la prevenzione un investimento sul futuro.

In questa chiave, la riforma, con i nuovi riferimenti all’educazione alla legalità, ai bandi per studenti e alla possibilità di protocolli con università, è stata letta come un’opportunità per radicare la legalità nelle giovani generazioni, più che come un semplice riassetto organizzativo.