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Critiche della Cgil al ddl Valditara sul consenso informato: cosa cambia

Il logo della Cgil

pubblicato martedì 9 Giugno 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Critiche della Cgil al ddl Valditara sul consenso informato: cosa cambia

di aostapresse.it | Mar 9 Giu 26 • h. 10

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Il disegno di legge Valditara sul “consenso informato” in ambito scolastico, approvato dal Senato giovedì 4 giugno 2026, introduce l’obbligo di autorizzazione preventiva delle famiglie per le attività extracurricolari sulla sessualità alle medie e superiori, vieta di fatto percorsi di educazione sessuo‑affettiva alla primaria e all’infanzia e rafforza il controllo su esperti esterni; la FLC Cgil Valle d’Aosta lo ha definito “un attacco alla scuola pubblica, alla libertà di insegnamento e alla funzione preventiva dei percorsi di educazione alle relazioni”.

Cosa prevede il ddl Valditara

Il disegno di legge disciplina il consenso informato preventivo delle famiglie per tutte le attività extracurricolari e di ampliamento dell’offerta formativa che riguardano “tematiche inerenti alla sessualità”, inserite nel PTOF (Piano triennale dell’offerta formativa), per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Le scuole devono adeguare il Patto educativo di corresponsabilità, impegnandosi a richiedere un consenso scritto che espliciti finalità, contenuti, modalità, presenza di esperti esterni e a prevedere attività alternative per chi non aderisce; il Ministero rivendica così di rafforzare “l’alleanza scuola‑famiglia” e il primato educativo dei genitori, richiamando l’articolo 30 della Costituzione.

Regole più rigide per gli esperti esterni

L’articolo 2 del ddl interviene sul coinvolgimento di esperti, enti e associazioni: la loro partecipazione a progetti curricolari o extracurricolari deve essere deliberata dal Collegio docenti e approvata dal Consiglio di istituto, con criteri definiti per titoli ed esperienza. L’obiettivo dichiarato è evitare che su temi “sensibili”, come la sessualità, operino soggetti privi di adeguata professionalità, valorizzando invece chi ha comprovate competenze scientifiche o accademiche coerenti con l’età degli studenti.

La narrazione del Ministero: «no alla propaganda gender»

Il ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara sostiene che la legge «tutela i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridà voce ai genitori sulle tematiche dell’identità di genere per i figli adolescenti minorenni», ribadendo che alcune teorie dovranno essere spiegate solo «da medici, psicologi, professionisti seri». Il ministro nega che il provvedimento cancelli l’educazione affettiva e sessuale in senso biologico: rivendica di aver reso «stabilmente obbligatoria» l’educazione al rispetto e alle relazioni in tutti i gradi di scuola e di aver introdotto, nei programmi di scienze delle medie e delle superiori, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, presentando il ddl come «riforma storica» a tutela di «una crescita equilibrata».

Giuseppe Valditara, ministro all'istruzione e al merito

Giuseppe Valditara, ministro all’istruzione e al merito

La critica della FLC Cgil Valle d’Aosta

La FLC Cgil Valle d’Aosta ha giudicato il ddl “un attacco alla scuola pubblica e alla libertà educativa”, perché subordina a consenso familiare preventivo contenuti formativi che oggi sono programmati dentro l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento. Il sindacato regionale ha parlato di “retorica infondata” sulla presunta “ideologia gender” ed ha ricordato che i percorsi di educazione all’affettività e alle relazioni nelle scuole valdostane sono stati monitorati dalla Sovrintendenza agli studi, risultano graduali, coerenti con l’età, centrati su emozioni, rispetto reciproco e benessere, e condotti con la collaborazione di psicologi, operatori sanitari e personale specializzato.

Educazione alle relazioni come prevenzione

Secondo la FLC Cgil, l’educazione alle relazioni, all’affettività e alla sessualità è un “pilastro preventivo” contro disagio, violenza, bullismo, cyberbullismo e distorsioni alimentate dai contenuti digitali. Questi percorsi mirano a far riconoscere forme di violenza e controllo, a lavorare sul consenso, sull’autodeterminazione, sulla gestione delle emozioni, sulle relazioni rispettose e sulla capacità di chiedere aiuto, diventando un argine contro violenza di genere, discriminazioni e isolamento sociale.

Il nodo del consenso informato e della “scuola a la carte”

Il punto più contestato è il principio per cui determinati contenuti, qui quelli sulla sessualità, diventano opzionali, subordinati all’autorizzazione familiare: per la FLC Cgil la scuola pubblica non può diventare “un servizio personalizzabile” in base alle convinzioni individuali. Accettare che ogni tema “sensibile” possa essere sottratto al curricolo significa, secondo il sindacato, frammentare il diritto all’istruzione, indebolire il ruolo della scuola come luogo di sapere condiviso e lasciare più soli proprio quei ragazzi che, per contesto familiare o sociale, non avrebbero altre occasioni di confronto su questi temi.

Cosa c’è, e cosa non c’è, nell’“ideologia gender”

Le pratiche che il dibattito pubblico etichetta come “ideologia gender” coincidono in larga parte con interventi educativi molto concreti: insegnare ai bambini a dire “no” a contatti fisici non desiderati, riconoscere le forme di controllo e gelosia, capire che nessuno può decidere al posto loro come vestirsi o con chi parlare. Tra gli obiettivi ci sono anche l’educazione al rispetto di orientamenti affettivi diversi, la consapevolezza sul consenso, la distinzione tra pornografia e realtà, l’uso consapevole dei social, la prevenzione di gravidanze precoci, infezioni sessualmente trasmissibili e relazioni manipolative, tutte dimensioni che incidono direttamente sulla sicurezza dei ragazzi, più che su un presunto “indottrinamento”.

Una legge che divide: alleanza o controllo?

Sul piano formale, il ddl si presenta come un rafforzamento del Patto di corresponsabilità e del ruolo dei genitori, introducendo il consenso informato e criteri più rigidi per selezionare gli esperti esterni. Sul piano sostanziale, il conflitto politico e sindacale ruota attorno a una domanda di fondo: se la scuola debba poter garantire a tutte e tutti un set minimo di competenze relazionali ed educazione affettiva, o se su questi temi prevalga la possibilità per ogni famiglia di sottrarre i figli a percorsi condivisi, trasformando la scuola in un mosaico di “no” selettivi legati alle sensibilità individuali.