Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha riscritto l’architettura del Corpo valdostano dei Vigili del fuoco con una legge‑quadro di 213 articoli che ridisegna ordinamento, carriere e ruolo dei volontari, aprendo però anche uno scontro frontale con parte del personale e dei sindacati.
Cosa prevede la nuova legge
Il disegno di legge n. 4, affrontato dal Consiglio Valle nella giornata di mercoledì 11 marzo 2026, la cui votazione, articolo per articolo, si è conclusa nella mattinata di giovedì 12, passato con 23 voti a favore, 3 contrari di AVS – Rete Civica VdA e 6 astensioni di Fratelli d’Italia, Lega e Renaissance, definisce il Corpo valdostano come servizio di soccorso pubblico a ordinamento civile, “speculare” a quello nazionale ma incardinato interamente nell’Amministrazione regionale, in attuazione dello Statuto speciale. Il vertice viene articolato in capo del Corpo valdostano e Comando regionale, mentre il personale è suddiviso in tre aree: operativo‑tecnico di ruolo, volontario e amministrativo (quest’ultimo continua a far capo al contratto del comparto unico regionale).
Il Titolo I disciplina compiti e funzioni: prevenzione incendi, attività di vigilanza e ispezione, soccorso pubblico in coordinamento con la Centrale unica di soccorso (CUS), Protezione civile e Soccorso alpino, servizio antincendi in aeroporto, pareri sui Piani regolatori per gli aspetti di sicurezza e gestione degli idranti sul territorio. Il Titolo II riscrive l’ordinamento del personale di ruolo: Vigili del fuoco, Vigili esperti e coordinatori (accesso tramite concorso pubblico), capi squadra e capi reparto (concorso interno), ispettori antincendi con progressioni dedicate, fino al personale direttivo e dirigente, con regole proprie per incarichi, valutazione e trattamento economico.
Elemento centrale è l’istituzione di un comparto autonomo di negoziazione collettiva “Sicurezza e soccorso Valle d’Aosta”, distinto dal resto del pubblico impiego regionale, cui afferiscono tanto il personale operativo quanto quello direttivo e dirigente. La legge disciplina inoltre il primo inquadramento dal vecchio al nuovo ordinamento, prevede l’indennità di bilinguismo e introduce una clausola di salvaguardia retributiva, per evitare decurtazioni in busta paga nella fase di passaggio.
Volontari come “riserva operativa”
Il Titolo III costruisce un vero e proprio ordinamento del personale volontario, che viene esplicitamente definito non come componente accessoria ma come “riserva operativa” strategica, flessibile e scalabile. La normativa definisce status, funzioni, articolazione organizzativa, tutele assicurative e obblighi, tempi e modalità di esercitazioni e formazione, con particolare attenzione all’articolo che disciplina la chiamata in servizio in caso di emergenze o particolari necessità.
Sono previsti organi di rappresentanza dei volontari, un sistema di sanzioni e regole sulla cessazione dal servizio, per dare stabilità a una presenza che, in Valle d’Aosta, è storicamente centrale nella copertura del territorio. Il Titolo IV, infine, riguarda il gruppo sportivo dei Vigili del fuoco e la partecipazione ad attività agonistiche.

Corrado Jordan in Consiglio Valle
Corrado Jordan: «scelta giusta, non la più comoda»
In Aula la relazione è stata affidata a Corrado Jordan (Union Valdôtaine), anche a nome di Marco Sorbara (Forza Italia). Jordan ha sintetizzato così l’impianto del provvedimento: «questo disegno di legge ridefinisce l’assetto del Corpo regionale dei Vigili del fuoco, riaffermandone l’autonomia rispetto al sistema nazionale e confermando un ordinamento speculare, saldamente incardinato nell’amministrazione regionale», con una governance modernizzata e carriere «gerarchiche e altamente specializzate» che bilanciano competenze tecniche elevate ed esperienza operativa interna.
Il relatore ha rivendicato il lavoro di confronto svolto negli anni con Strutture regionali, vertici del Corpo e sindacati, sottolineando il raccordo della legge con la normativa su Protezione civile, CUS e Soccorso alpino: «abbiamo lavorato per una scelta che riteniamo giusta, non necessariamente la più comoda, con l’obiettivo di rafforzare il sistema di soccorso pubblico nel rispetto delle prerogative di ciascuno: non comprimere ruoli e funzioni, ma valorizzarli».
Nel dibattito il presidente della Regione Renzo Testolin ha richiamato il valore del modello valdostano di gestione dell’emergenza, definito più volte «un fiore all’occhiello» del sistema regionale, e ha difeso l’impianto della riforma come strumento per dare certezza giuridica e organizzativa al Corpo, mantenendo saldamente la competenza in capo alla Regione pur nel rispetto degli standard nazionali di sicurezza e soccorso.
Le critiche in Aula e lo scontro sugli emendamenti
La fase finale dell’iter è stata però segnata da forti tensioni politiche e sindacali, soprattutto dopo la presentazione, da parte della maggioranza, di emendamenti che intervengono su catena di comando e rapporti con gli altri attori del sistema di emergenza. Per il capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, «il problema di questo disegno di legge (…) è che giovedì scorso la maggioranza, rifiutando la nostra richiesta di un confronto con le forze sindacali, ha presentato degli emendamenti che cambiano in modo sostanziale il testo», con il rischio di aver «scontentato tutti», dal Corpo dei Vigili del fuoco al Soccorso alpino valdostano, e di aprire conflitti di competenze sulla CUS con possibili profili di illegittimità.
Altri interventi dalle opposizioni hanno riconosciuto la necessità di un riordino complessivo, ma hanno chiesto più tempo e un coinvolgimento più stretto dei livelli operativi, segnalando in particolare i nodi sul coordinamento del soccorso tecnico urgente, sui confini tra competenze regionali e nazionali e sulle ricadute concrete sugli orari e le condizioni di lavoro del personale.

La manifestazione dei Vigili del fuoco sotto Palazzo regionale
FP‑Cgil e Conapo: “smantellata la catena di comando, colpo di spugna su 4 anni di lavoro”
La frattura più netta arriva dal fronte sindacale. FP‑Cgil e Conapo hanno proclamato lo stato di agitazione del personale del Corpo valdostano, attaccando nel merito e nel metodo gli emendamenti di maggioranza e manifestando sotto Palazzo regionale durante la discussione in Consiglio Valle. Secondo le due sigle, alcune modifiche approvate in extremis “smantellerebbero di fatto la catena di comando del soccorso tecnico urgente a favore della burocrazia e dell’incertezza”, allontanando la nuova architettura dai principi fondamentali dello Stato in materia di soccorso pubblico.
I sindacati hanno ricordato che nel 2019 un referendum interno, con un’affluenza del 99,4 per cento, aveva visto il 96,7 per cento del personale esprimersi per il rientro del Corpo sotto le dipendenze statali; la politica scelse poi di mantenere il modello regionale, avviando un percorso per armonizzare la normativa locale a quella statale. In questi anni, hanno sottolineato Fp-Cgil e Conapo, si è lavorato a un testo condiviso tra dirigenti del Corpo, Dipartimenti legislativo e personale, uno studio legale specializzato, organizzazioni sindacali e Presidenza della Regione, ritenuto in grado di garantire “tenuta giuridica e funzionale”.
Su questo impianto sono intervenuti, “all’ultimo minuto”, emendamenti che, accusano i sindacati, non sono mai stati discussi né concordati con le organizzazioni fino ad allora collaborative, e che rischiano di cancellare con “un colpo di spugna” quattro anni di lavoro comune. I sindacati hanno parlato di uno “sgambetto istituzionale” che costringe la categoria a spostarsi “dal tavolo di stesura al piano di battaglia sindacale”, preannunciando ulteriori iniziative di mobilitazione e di confronto con il personale.
Autonomia regionale e tenuta del sistema di soccorso
Sul piano politico, la nuova legge afferma con forza la scelta di un Corpo valdostano autonomo, dotato di un ordinamento civile proprio, di una catena di comando definita e di un comparto contrattuale dedicato alla sicurezza e al soccorso. Al tempo stesso la riforma viene contestata da una parte significativa del personale che chiede garanzie sulla chiarezza della catena di comando, sulla coerenza con le competenze statali in materia di soccorso pubblico e sulla reale partecipazione alle scelte che incidono sul lavoro quotidiano.
La partita ora si sposta sull’attuazione: decreti, regolamenti, contrattazione nel nuovo comparto e gestione delle relazioni sindacali diranno se l’obiettivo indicato in Aula, quello di rafforzare il “sistema Valle d’Aosta” del soccorso pubblico, mantenendo unite tutte le sue componenti, sarà raggiunto oppure se la frattura emersa in questi giorni si allargherà.








