La “sparizione” della registrazione del confronto tra sì e no sul referendum sulla giustizia, trasmesso in streaming dall’Università della Valle d’Aosta il 4 marzo 2026, è finita in Consiglio Valle con due interrogazioni a risposta immediata, presentate da Andrea Manfrin ed Andrea Campotaro. Il tema è lo stesso: perché il video della diretta, rimasto visibile per alcune ore, non risulta più accessibile sul canale YouTube dell’Ateneo.
Nella discussione in aula, giovedì 12 marzo, Manfrin ha ricordato che il filmato «è diventato virale» proprio per il fuori onda iniziale, legato alla conversazione tra il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, ed il professor Enrico Grosso, consulente del presidente della Regione, Renzo Testolin, all’avvio del dibattito. Campotaro ha sottolineato il valore pubblico dell’iniziativa ed ha chiesto chiarimenti nella veste di Testolin anche come presidente dell’Università.
«Evento previsto solo in streaming»
Il presidente della Regione ha replicato riportando la posizione dell’Università: l’evento «era previsto esclusivamente in diretta streaming» e «non prevedeva né autorizzava alcuna registrazione». Secondo Testolin la registrazione sarebbe comparsa per «un meccanismo automatico» di YouTube che «si attiva al termine della diretta», non noto all’Ateneo, e l’Università avrebbe quindi gestito l’episodio «avviando verifiche interne e rafforzando le procedure per il futuro».
Manfrin ha definito la spiegazione «una scusa» e ha contestato il fatto che si sia ricorso ad una giustificazione tecnica per rimuovere il video. Campotaro ha rimarcato che la registrazione era effettivamente disponibile per alcune ore e ha chiesto di valutare la pubblicazione, vista l’imminenza del voto.

Un frame del fuori onda con Giuseppe Marra che parla con Enrico Grosso davanti a Renzo Testolin
YouTube: la registrazione è automatica, la “pubblicazione” no
Sul punto tecnico – il nocciolo della polemica – le regole di YouTube sono abbastanza chiare:
- quando termina una diretta, YouTube in genere converte automaticamente la trasmissione in un video “archiviato” (il cosiddetto replay), assegnandogli un ID video;
- il gestore del canale può poi cambiare le impostazioni di privacy (pubblico/non in elenco/privato) oppure rimuovere il video archiviato.
Quindi: è vero che la registrazione può “nascere” automaticamente dalla diretta. Ma non è vero che la sua permanenza online sia un fatto inevitabile o fuori controllo: la visibilità e la disponibilità del replay dipendono dalle impostazioni scelte e dalle decisioni successive di chi gestisce il canale.
Il contesto: streaming previsto, evento pubblico e link ufficiale
Sul sito dell’Università l’evento era presentato come conferenza pubblica (“Referendum sulla giustizia: le ragioni del SÌ e del NO”). Il 3 marzo l’Ateneo aveva aggiornato la pagina specificando che, esauriti i posti in aula, l’incontro sarebbe stato seguibile “in streaming” tramite link YouTube.
Resta quindi aperta la domanda politica sollevata dalle interrogazioni: se l’evento era pubblico e trasmesso su un canale ufficiale, perché togliere anche la registrazione, invece di (eventualmente) intervenire solo sul segmento iniziale che ha generato la bufera?
Se l’obiettivo fosse davvero solo evitare la diffusione del fuori onda, la soluzione tecnica esiste ed è banale: ripubblicare il video tagliando i minuti precedenti all’avvio del confronto. Il punto, però, è che qui non si discute di montaggio video: si discute di trasparenza e fiducia, soprattutto quando la rimozione arriva dopo un passaggio diventato politicamente esplosivo.








