Il presidente della Regione Renzo Testolin ha partecipato giovedì 26 marzo 2026, alla Fortezza del Priamar di Savona, all’incontro “Autonomia regionale differenziata: opportunità e prospettive – Il caso della protezione civile, tra tutela delle persone e sviluppo delle comunità”, promosso da Fondazione CIMA e Università di Genova. Al confronto hanno preso parte anche i presidenti di Liguria e Piemonte, Marco Bucci ed Alberto Cirio, insieme ai referenti della Protezione civile delle tre Regioni e a rappresentanti delle Istituzioni locali, del mondo accademico e della ricerca.
L’appuntamento arriva in un passaggio politicamente delicato: il 18 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi di intesa preliminare sull’autonomia differenziata per Liguria e Piemonte, tra le altre, e tra le materie interessate c’è anche la Protezione civile. È questo il quadro in cui Savona ha ospitato un confronto che, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, punta a capire che cosa potrebbe cambiare nella gestione delle emergenze se le Regioni avranno margini più ampi di intervento. Va però detto chiaramente che si tratta ancora di un passaggio preliminare: gli schemi devono proseguire il loro iter istituzionale.

Renzo Testolin, presidente della Valle d’Aosta ed Alberto Cirio, presidente del Piemonte, ascoltano Marco Bucci, presidente della Liguria
Per la Valle d’Aosta, però, il tema ha un significato diverso rispetto a Liguria e Piemonte. Renzo Testolin non è andato a Savona a rivendicare nuovi poteri, ma a portare l’esperienza di una Regione che in materia di Protezione civile ha già un assetto peculiare legato alla sua autonomia speciale. Nella pianificazione regionale valdostana si ricorda infatti che, per effetto della speciale autonomia, al presidente della Regione fanno capo anche funzioni che altrove spettano al prefetto e al presidente della Provincia: in sostanza, nella gestione sovracomunale e regionale delle emergenze la catena decisionale è più concentrata e questo consente una risposta più diretta.
È su questo punto che Testolin ha insistito: «al tavolo di oggi abbiamo portato l’esperienza della Valle d’Aosta nella gestione delle emergenze, un modello peculiare legato alle nostre competenze statutarie, capace di garantire una gestione coordinata ed efficiente su tutto il territorio e tempi di risposta rapidi», ha spiegato il presidente, aggiungendo che il confronto con Bucci e Cirio è stato utile sia sul piano tecnico sia su quello istituzionale. Il messaggio politico è piuttosto netto: la Valle d’Aosta prova a presentarsi non come spettatrice del dibattito sull’autonomia differenziata, ma come caso concreto di autonomia già applicata a un settore sensibile come la Protezione civile.

Renzo Testolin a Savona insieme ad Alberto Cirio
L’incontro di Savona ha avuto anche un’altra funzione: rinsaldare un asse nord-occidentale tra territori esposti a fragilità ambientali simili e abituati a misurarsi con dissesto idrogeologico, eventi meteo estremi e gestione del rischio. Fondazione CIMA, che ha sede a Savona e si occupa di studio, previsione e prevenzione dei rischi legati ai cambiamenti climatici, è stata il perno scientifico del confronto. In questo senso, la partecipazione valdostana non è stata solo istituzionale: è stata anche un modo per ribadire che, davanti a rischi sempre più complessi, l’autonomia può funzionare solo se resta agganciata a coordinamento, ricerca e capacità operativa reale.









