La Giunta regionale ha affidato, venerdì 27 marzo 2026 al direttore sanitario Mauro Occhi la guida ad interim dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta a partire da lunedì 1° aprile, in sostituzione del direttore generale Massimo Uberti che aveva rassegnato le dimissioni al termine del proprio mandato. Occhi resterà in carica fino alla nomina del nuovo direttore generale, che avverrà al termine della procedura in corso per la formazione della rosa di candidati idonei prevista dal decreto legislativo 171/2016.
Mauro Occhi direttore generale facente funzioni
La delibera, proposta da Carlo Marzi, assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali ed approvata all’unanimità, prende atto della cessazione del rapporto di lavoro di Uberti dal 1° aprile 2026, dopo il posticipo richiesto dalla Regione per garantire la continuità fino a fine marzo. In applicazione dell’articolo 16 della legge regionale 5/2000, la Giunta individua nel direttore sanitario Mauro Occhi, il più anziano tra i direttori apicali (l’altro direttore, quello amministrativo è Isabella Silvia Martinetto), il dirigente chiamato a svolgere le funzioni di direttore generale, in assenza di una delega specifica da parte del direttore uscente.
L’incarico decorre dal 1° aprile 2026 e proseguirà “fino alla nomina del nuovo direttore generale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta”, cioè fino alla conclusione della procedura valutativa non comparativa avviata con la delibera 1668 del 23 dicembre 2025 per selezionare la rosa di idonei da cui la Giunta dovrà scegliere il nuovo vertice. Per il periodo in cui svolgerà le funzioni di direttore generale, a Mauro Occhi spetterà lo stesso trattamento economico omnicomprensivo previsto per il direttore generale dall’ultima delibera di inquadramento (n. 1126/2025), con la possibilità di una quota incentivante legata al raggiungimento degli obiettivi aziendali assegnati dalla Regione.
Sul piano finanziario, la delibera specifica che la sostituzione non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale. Le risorse per il trattamento economico del direttore generale facente funzioni restano infatti a carico del bilancio dell’Azienda Usl, attraverso i fondi ordinari destinati al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea) per il 2026. La scelta di un interim interno alla struttura, anziché di una nuova nomina provvisoria dall’esterno, viene motivata con l’esigenza di garantire continuità alla direzione apicale in una fase in cui è ancora in corso la procedura nazionale e regionale per il nuovo direttore generale.

Mauro Occhi, Carlo Marzi e Massimo Uberti
Il saluto di Uberti: «sanità pubblica da raccontare senza smantellarla»
Nel suo messaggio di commiato indirizzato «ai direttori e ai caporedattori delle testate e delle agenzie», Uberti ringrazia il mondo dell’informazione per il lavoro svolto in quasi cinque anni di mandato, definendo «non rituale» il proprio «grazie» alla stampa valdostana. Sottolinea il ruolo dei giornalisti come «stimolo anche attraverso la critica del sistema», in un contesto in cui la sanità pubblica vive difficoltà legate a demografia, epidemiologia, innovazione e sostenibilità, ma «è anche esposta alla pressione di interessi economici che puntano a sostituirla con modelli privati lucrativi».
Uberti invita a distinguere fra critica costruttiva e denuncia strumentale, chiedendo alla stampa di «risalire dalle difficoltà alle cause dei problemi» e di rivendicare soluzioni che rafforzino il servizio pubblico anziché delegittimarlo. Il Servizio sanitario nazionale, scrive, «è un traguardo di civiltà» raggiunto da pochi decenni e in pochi Paesi: «si può vivere anche senza Servizio sanitario nazionale, vivendo però peggio e meno a lungo», è la frase con cui chiude il suo saluto, affidando ai media il compito di testimoniare successi e criticità «senza affossare la sanità garantita a tutti».
Al netto dei ringraziamenti, resta però una distinzione di ruoli che vale la pena ricordare. Il giornalista legge i documenti, verifica i fatti e formula valutazioni in autonomia, spesso in condizioni economiche precarie e con tutele fragili, lontanissime dai compensi superiori ai 150mila euro l’anno riconosciuti ai vertici manageriali della sanità.
Un cronista che vive in prima persona, come cittadino, code, rinvii, costi e disservizi non si permette di spiegare ad un medico come curare un paziente; allo stesso modo, sarebbe opportuno che i dirigenti sanitari non pretendessero di dettare la linea su come raccontare la sanità, né di sostituire il lavoro giornalistico con narrazioni costruite da social media manager ed uffici stampa chiamati, spesso, a giustificare premi di risultato.
La comunicazione, in una democrazia, non è un accessorio del management, ma un controllo esterno che deve restare libero, anche quando risulta scomodo.









