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Confindustria VdA: crisi iraniana gela ordini, ma zero CIG

pubblicato mercoledì 15 Aprile 26 • h. 17

realizzato da aostapresse.it

Confindustria VdA: crisi iraniana gela ordini, ma zero CIG

di aostapresse.it | Mer 15 Apr 26 • h. 17

Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d'Aosta

L’ottimismo c’è ancora, ma comincia a scricchiolare. L’indagine previsionale di Confindustria Valle d’Aosta per il secondo trimestre 2026, presentata martedì 14 aprile 2026, fotografa un’economia regionale che tiene ma rallenta visibilmente rispetto ai dati brillanti di inizio anno. La causa è chiara: la crisi iraniana, scoppiata prima del 28 febbraio, data di rilevazione dell’indagine, aveva già messo in allarme gli imprenditori valdostani. I numeri lo confermano.

I dati: il confronto trimestre su trimestre

A inizio 2026 il clima di fiducia tra le associate era ai massimi degli ultimi anni. Oggi quella curva piega verso il basso, anche se non crolla.
Il saldo ottimisti-pessimisti sull’occupazione scende dal +20% del primo trimestre al +14,58%: ancora positivo, ma in netto calo. Tiene invece la produzione: il saldo si mantiene stabile a +15,91%, esattamente lo stesso dato del trimestre precedente, a conferma che le linee produttive per ora non si fermano.
Il segnale più preoccupante arriva dagli ordini: il saldo ottimisti-pessimisti sui nuovi ordinativi crolla dal +23,26% al +9,09%, più che dimezzato. Nel settore manifatturiero il dato sull’export peggiora ulteriormente: si passa da un brillante +23,08% a un modesto +5,88%. Non solo gli ordini arrivano di meno, si riducono anche i tempi di visibilità: le aziende con un carnet ordini sufficiente per meno di un mese balzano dal 14% al 34% del campione.
Tradotto: quasi un’impresa su tre non sa cosa produrrà tra trenta giorni.

Ci sono però segnali in controtendenza. Il tasso di utilizzo degli impianti cresce dal 71,52% al 75,15%, un dato che indica come le imprese stiano ancora girando a pieno regime. Gli investimenti tengono: sia quelli per ampliamenti sia quelli per sostituzioni si attestano al +34,21% (da +33,33%), trainati anche dalle misure regionali come il bando sulla zona franca per la ricerca. E soprattutto, il 100% delle aziende dichiara che non ricorrerà alla Cassa integrazione guadagni, stesso dato del trimestre precedente.
Peggiorano invece i tempi di incasso: il 41% delle imprese segnala ritardi rispetto al 24% del trimestre precedente. I pagamenti della Pubblica Amministrazione allungano a 61 giorni (da 51), quelli generali a 54 (da 53).

L’edilizia segna un passo indietro più marcato. Le previsioni produttive scendono a -12,50% (saldo), le nuove commesse calano al +14,29% dal +30% del trimestre scorso. Scendono anche gli investimenti, dal 40% al 25% per ampliamenti e dal 30% al 25% per sostituzioni. Il tasso di utilizzo impianti cede dal 78,75% al 66%. Unica nota positiva: zero CIG anche qui, e i ritardi negli incassi migliorano al 12,5% (da 18,18%).

La presentazione dei dati dell'indagine previsionale di Confindustria VdA per il secondo trimestre 2026

La presentazione dei dati dell’indagine previsionale di Confindustria VdA per il secondo trimestre 2026

De Fabritiis: «Gli investimenti tengono, è il segnale che conta»

Ad aprire la presentazione è stata la direttrice Giorgia De Fabritiis, che ha sottolineato il significato profondo di due dati in apparente controtendenza: investimenti costanti e CIG azzerata. «Nonostante le difficoltà che le aziende stanno riscontrando in questo momento, il dato sugli investimenti tiene – ha spiegato – ed è quello che ci lascia ben sperare. In parte è influenzato anche dalle misure messe in campo dalla Regione, come il bando sulla zona franca per la ricerca».
Sulla CIG: «il dato è assolutamente ottimale. La totalità delle aziende che hanno partecipato all’indagine dichiara che non ricorrerà a questo strumento. Lo confermo anche come responsabile dell’area sindacale». Il peggioramento dei tempi di incasso, 41% con ritardi, quasi il doppio del trimestre scorso, «è un dato che merita attenzione e che andrà monitorato nei prossimi mesi».

Turcato: «Per la prima volta ho paura. Quadro mai visto»

Francesco Turcato, presidente di Confindustria VdA, non ha usato giri di parole. «La Valle d’Aosta continua a reggere, ma siamo di fronte a un’inversione reale. La crisi iraniana si è capito subito che non era una cosa banale». Poi, rispondendo alla domanda se avesse mai visto un quadro congiunturale così difficile, la risposta è stata netta: «così no. Negli ultimi cinque o sei anni post-covid abbiamo affrontato di tutto. Mancano le cavallette e gli UFO. Ma una criticità così, io a memoria non la ricordo. E non sono più di primo pelo».

Il confronto con la pandemia regge solo in parte: «allora eravamo tutti nella stessa barca, e si capì presto che il vaccino era possibile. Qui il vaccino qual è? Non lo vedo». La crisi iraniana rischia di bloccare lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un quinto di tutte le merci mondiali: «gas, petrolio, materie prime. L’impatto sull’economia reale avrà ripercussioni sicuramente per tutto il 2026 e, credo, abbondantemente nel 2027. Si parla di lockdown energetico, di “dad” a scuola. Fa paura, ma se ne parla». Il timore peggiore: chiudere temporaneamente il sistema industriale europeo. «Sarebbe una débâcle totale».

Davide Dell'Innocenti, Francesco Turcato e Giovanni Pellizzeri

Davide Dell’Innocenti, Francesco Turcato e Giovanni Pellizzeri

Costi energetici: la domanda senza risposta

Alla domanda diretta sui costi energetici, se l’Italia possa svincolare il prezzo dell’elettricità dal gas, come fanno Francia (con il nucleare, che copre il 70% del mix e garantisce prezzi industriali quasi dimezzati rispetto ai nostri) o Stati Uniti (diversificati tra shale gas, rinnovabili e nucleare, senza dipendenza da un’unica fonte), Turcato ha glissato con onestà: «non sono un tecnico. Mi è stato spiegato più volte che non è così automatico, non è una questione solo governativa. Ci sono regole sovranazionali, deve essere l’Europa a rispondere prima, poi l’Italia si adegua. Il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità non è così facile».

In realtà non è nemmeno così impossibile. Lo Stato italiano ha margini concreti: può riformare il meccanismo del capacity market, premiare con incentivi diretti le rinnovabili e il nucleare modulare di nuova generazione, e parzialmente disaccoppiare il prezzo dell’elettricità dal TTF europeo del gas. Lo dimostra lo stesso territorio valdostano: CVA, citata dallo stesso Turcato come «una delle prime se non l’unica totalmente green, 100% rinnovabili», produce energia a costi strutturalmente diversi da quelli nazionali. «Potrebbe essere una nave scuola per tante altre industrie – ha aggiunto il presidente della Confindustria valdostana – ma sembra che l’Europa sia cieca».

Sullo sfondo c’è anche l’allarme di Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni: «ha dichiarato che senza gas russo, a dicembre siamo fermi». E l’ETS 2, il sistema europeo di scambio delle emissioni che da gennaio si estenderà a tutti i settori industriali: «non solo l’Europa non ha recepito la nostra richiesta di alleggerimento, ma lo incrementerà».

Francesco Turcato commenta i dati dell'indagine previsionale

Francesco Turcato commenta i dati dell’indagine previsionale

Trump, Cina e la «tempesta perfetta»

In chiusura, il quadro geopolitico. Francesco Turcato ha citato uno per uno gli attori che tengono in ostaggio l’economia globale: Donald Trump («sorprende ogni giorno, ieri ha detto di bloccare lo Stretto»), Vladimir Putin, la Cina («se invade Taiwan si fermano i semiconduttori di tutto il mondo»).
E poi un aneddoto che dice tutto: «ho provato a prenotare un volo con una piccola compagnia per luglio. Mi hanno detto: non siamo in grado di confermare né la tratta né il prezzo. Il carburante è schizzato del 100%».

Il sentiment finale è raro, per un imprenditore di lungo corso: «ci auguriamo che il buon senso abbia il sopravvento. Ma vi dico che, per la prima volta anche io sono preoccupato. Non l’ho mai detto».