Tra il venerdì 10 e mercoledì 15 aprile 2026 due esponenti del centrodestra valdostano hanno pubblicato sui propri profili social una serie di fotografie ritraenti persone senza fissa dimora in città. Andrea Manfrin, consigliere regionale della Lega e iscritto all’Ordine dei giornalisti, e Giuseppe Cipollone, consigliere comunale di Fratelli d’Italia che svolge attività giornalistica pur non risultando iscritto all’Ordine, hanno documentato due situazioni distinte: un giaciglio sotto la pensilina di un autobus in via Torino, vicino alle ex Magistrali, ed un accampamento improvvisato in via Carlo Alberto Dalla Chiesa, pressi della Dora, tra Aosta e Charvensod. Se le foto della pensilina non mostrano il volto della persona interessata, quelle dell’accampamento lungo la Dora ritraggono più persone chiaramente riconoscibili, senza alcuna pixelazione o mascheratura.
Il contenuto dei post
Il 10 aprile Manfrin ha scritto, a proposito dell’accampamento vicino alla Dora: «Numerose persone mi hanno segnalato la presenza, sotto il viadotto di fronte alla Cidac, di prestigiosi campeggiatori intenti a costruire un alloggio rustico per un romantico periodo di villeggiatura. Ho quindi immediatamente allertato chi di dovere e depositato una iniziativa urgente per fare in modo che cose del genere non debbano più accadere! #aostadegrado #bivacco».
Il 15 aprile, riferendosi alla pensilina di via Torino, ha aggiunto: «Dopo i campeggiatori sotto il viadotto oggi un’altra immagine bucolica da via Torino ad Aosta, dove una pensilina per i bus si trasforma in un mini appartamento a due piazze, dove rilassarsi comodamente in salotto ma anche dove potersi liberare dei liquidi in eccesso in maniera rilassata. Ci auguriamo che perlomeno per i solidi abbiano avuto una soluzione diversa. #aostadegrado #bivaccourbano».
La foto, mossa, mostra la persona di spalle, che sembra stia urinando.
Il post di Cipollone del 15 aprile adotta un registro più analitico: descrive la situazione come «specchio di una crisi», critica il Punto unico d’accesso (Pua) definendolo «centri per l’impiego: progetti di inserimento dai nomi buoni per il marketing, tanta burocrazia», segnala i dormitori «ricorrentemente in affanno» e propone un «fondo sociale a sportello». Conclude tuttavia con una frase: «e chi non vuole essere aiutato, deve essere progressivamente allontanato dal nostro capoluogo».

Le pensiline alle fermate degli autobus in via Torino ad Aosta
I commenti rimasti online
Sotto entrambi i post, nei giorni successivi alla pubblicazione, sono apparsi commenti di varia natura, rimasti visibili senza che i rispettivi autori, nella loro qualità di gestori degli spazi social, procedessero alla rimozione. Tra i commenti presenti sotto i post di Manfrin: «Bruciatelo quel lurido», «Andata con acqua bollente a lavarli sempre», «ruspa!», «R E M I G R A Z I O N E», «IMPORTI IL TERZO MONDO E DIVENTI A TUA VOLTA IL TERZO MONDO», «questi si sono pure salvati dal covid».
Sotto il post di Cipollone: «Lavare le strade di notte con idranti…», «L’invasione è già cominciata…», «Aosta ormai terzo mondo».
L’unico commento di segno opposto registrato recitava: «le auguro e auguro a chiunque altro di non doversi mai trovare in una situazione simile».
Sul piano deontologico, la pubblicazione di quelle immagini, in particolare quelle che mostrano in volto le persone in via Dalla Chiesa, richiama norme precise. L’articolo 11 del Codice deontologico dell’Ordine dei giornalisti (approvato il 11 dicembre 2024) stabilisce che il giornalista “evita sensazionalismi tutelando l’identità della persona, che può essere resa nota solo nei casi di interesse pubblico e rilevanza sociale”. L’articolo 20, sullo stesso uso delle immagini, impone di “assicurare la modifica tecnica delle immagini o l’esclusione di particolari dalle inquadrature, quando sia necessario garantire la non riconoscibilità […] delle vittime, dei protagonisti di eventi tragici e dei testimoni di fatti di cronaca”. L’articolo 6 del Testo unico dei doveri del giornalista (in vigore dal 1° gennaio 2021) estende l’obbligo di rispetto dei diritti e della dignità alle persone in situazioni di fragilità sociale, “in analogia con quanto già sancito per i minori dalla Carta di Treviso”.
Quest’ultima, nella sua versione aggiornata del 2021, precisa espressamente che le proprie norme si applicano “a giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque, anche occasionalmente, svolga attività pubblicistica”, una formulazione che riguarda anche chi fa comunicazione pubblica senza essere formalmente iscritto all’Ordine. Infine, il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che le immagini scattate in luoghi pubblici possono essere diffuse senza il consenso dell’interessato “purché non siano lesive della dignità e del decoro della persona”.

La struttura realizzata in via Dalla Chiesa ad Aosta
La risposta istituzionale
L’assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta, Marco Gheller ha risposto, anche lui sui social, con una presa di posizione netta: «Aosta non è una città in degrado. Da oltre trent’anni le amministrazioni garantiscono servizi sociali di primo livello». Gheller ha difeso il Pua, definendolo «un servizio gratuito, diffuso su tutto il territorio, che accoglie, ascolta, orienta, accompagna» e frutto di «un lavoro condiviso tra Regione, Enti locali, Azienda Usl e terzo settore».
Ha poi allargato la prospettiva al quadro nazionale: il Governo centrale, espressione degli stessi partiti politici cui appartengono i due consiglieri, ha tagliato nell’ultimo anno circa 267 milioni di euro al Fondo nazionale per la lotta alla povertà. «Raccontare le fragilità in modo semplicistico, o peggio, strumentale, non aiuta a risolverle», ha concluso l’assessore.
Francesco Buratti, dirigente della Cooperativa Leone Rosso con oltre trent’anni di esperienza nei servizi sociali valdostani, ha poi precisato che le critiche al settore sono «spesso frutto di posizioni faziose» e che «il degrado non deriva solo da carenze dei servizi, ma da contesti complessi in cui chi ha un bisogno tende a sottrarsi sistematicamente alle risorse». Buratti ha ricordato che ad Aosta chi non desidera essere aiutato ha il diritto di rifiutare qualsiasi forma di sostegno, e che l’efficacia dei servizi locali «risulta superiore rispetto a molte altre realtà del Nord Italia».
«Attribuire in modo automatico la responsabilità delle situazioni di disagio ai servizi sociali non è, dal punto di vista tecnico e sociale, una valutazione corretta», ha aggiunto.

Persone in coda alla ‘Tavola amica’ della Caritas di Aosta
Il contesto stagionale
Va ricordato che con l’innalzamento delle temperature primaverili non è insolito che persone senza dimora si installino nelle zone lungo la Dora, in aree normalmente difficili da vedere dalla strada. Ciò che ha reso peculiare la vicenda di aprile è stata la scelta di pubblicare le fotografie con i volti dei presenti ben visibili, portando alla pubblica attenzione, ed all’identificabilità, persone che si trovavano in una condizione di estrema vulnerabilità.
In Valle d’Aosta opera un terzo settore articolato che, per la sua natura, può intervenire con maggiore agilità rispetto alle strutture pubbliche vincolate da procedure amministrative. È a questo sistema integrato che Gheller e Buratti rimandano quando descrivono una rete di welfare che, pur con i limiti segnalati anche da chi la gestisce, rimane tra le più strutturate del Nord Italia.










