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Concessioni idroelettriche, Tajani annuncia da Shanghai: il Consiglio Valle insorge

pubblicato venerdì 24 Aprile 26 • h. 11

realizzato da aostapresse.it

Concessioni idroelettriche, Tajani annuncia da Shanghai: il Consiglio Valle insorge

di aostapresse.it | Ven 24 Apr 26 • h. 11

Antonio Tajani in Cina con il ministro del commercio Wang Wentao

Era collegato da Shanghai, il vice premier Antonio Tajani. In un videomessaggio inviato al congresso regionale di Forza Italia a Sarre, sabato 18 aprile 2026, ha annunciato che «la questione sulle derivazioni idroelettriche è chiusa». Applausi in sala con la neo-eletta segretaria regionale del partito, Emily Rini, ha chiuso con un mazzo di rose bianche e rosse in mano: «e adesso vediamo cosa ha più da dire il PD». Peccato che, a Sarre, il Consiglio regionale non ci fosse. E che, nei giorni successivi, tra i consiglieri regionali, di maggioranza e opposizione, nessuno sapesse esattamente di cosa Tajani stesse parlando.

Quella dell’idroelettrico è una delle partite più importanti per la Valle d’Aosta. Le concessioni di grande derivazione d’acqua gestite da CVA valgono centinaia di milioni di euro l’anno e rappresentano una delle principali leve economiche della Regione. La norma di attuazione che consentirebbe alla Valle d’Aosta di legiferare in materia di appalti per queste concessioni è ferma da anni in un percorso tortuoso tra Commissione paritetica Stato-Regione, Ministeri, Governo nazionale e Commissione europea. Il 28 gennaio 2025 il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità lo schema di decreto. Da allora, silenzio.

Il congresso come palcoscenico istituzionale

Stando a quanto trapelato, la riunione decisiva sarebbe stata quella del 9 aprile della Commissione paritetica, che avrebbe approvato alcune modifiche al testo per superare le obiezioni dei Ministeri competenti. Ma a darne notizia non è stato il presidente della Regione in Consiglio Valle, né un comunicato ufficiale: è stato Tajani, da Shanghai, davanti ai militanti di Forza Italia.
Non è la prima volta che notizie di questo calibro arrivano da palcoscenici inattesi. Era già successo al convegno “Azzurri in quota”, quando una trasferta romana del presidente della Regione, Renzo Testolin e del capogruppo UV Aurelio Marguerettaz si era risolta in zero risposte formali all’Assemblea regionale. Il copione si ripete: la notizia arriva da fuori, il Consiglio Valle lo apprende dai giornali.

Il dettaglio non è sfuggito a nessuno: nella Commissione paritetica siedono tre componenti di nomina regionale. Uno di loro è proprio il consigliere Aurelio Marguerettaz che, sul punto, ha scelto il silenzio assoluto.

La diga del Beauregard in Valgrisenche

La diga del Beauregard in Valgrisenche

«Non eravamo ai mercatini, siamo un Consiglio regionale»

Mercoledì 22 aprile, nelle comunicazioni al Consiglio, il presidente Renzo Testolin ha confermato l’approvazione, in modo piuttosto laconico, come subito gli hanno fatto notare, riferendo di essere stato informato «personalmente» dal presidente della Commissione paritetica, professor Vincenzo Nunziata, e di essere ancora in attesa «dell’invio ufficiale dei testi definitivi». In altre parole: la notizia c’è, ma i documenti no.

Andrea Manfrin (Lega) ha colto la contraddizione con chirurgica precisione: «se si fanno degli annunci, tendenzialmente dovrebbe seguire anche qualche fatto concreto. Io ho fatti concreti ad oggi non ne vedo. Mi chiedo se si parla di qualcosa, questo qualcosa c’è oppure no? Se non c’è, è evidente che qualcuno ha fatto dichiarazioni improvvide, leggendo un fogliettino magari suggerito qualche attimo prima». E, con una punta di ironia, ha aggiunto di voler sapere cosa Tajani avesse fatto esattamente: «l’ultima volta che ho controllato, e controllo tutte le mattine, non era presidente del Consiglio».
Ancora più tagliente il collega di partito Corrado Bellora: «il presidente Testolin si è trovato un gentile omaggio da parte della coordinatrice di Forza Italia, che gli ha regalato una patata bollente dicendo “Ah, abbiamo risolto tutto, ma i dettagli ve li racconterà il presidente della regione”. Come dire: abbiamo fatto l’annuncio, ora tocca al maggiordomo spiegare». Bellora ha poi ricordato, non senza ironia, che «la grande fortuna dei colleghi di Forza Italia è che da un po’ di tempo è stato abrogato l’articolo 661 del codice penale – quello sull’abuso della credulità popolare – altrimenti qualcuno avrebbe rischiato un’indagine».

Chiara Minelli (AVS – Rete civica VdA) ha posto la questione sul piano politico più alto: «stiamo parlando della gestione di una delle principali risorse strategiche della Valle d’Aosta. Le sedi istituzionali vengono dopo, o peggio vengono bypassate. Non è soltanto una questione di forma: è una questione di sostanza politica, perché è il modo in cui si esercita, o forse bisognerebbe dire non si esercita, l’autonomia». E ha chiesto, inutilmente, che Testolin riferisse nel merito già nella stessa seduta del 22 aprile.

Simone Perron (Lega) ha aggiunto un elemento tecnico-politico che rischia di ridimensionare ulteriormente l’entusiasmo: la norma mantiene l’opzione in house, cioè la possibilità di assegnare le concessioni a una società a totale controllo pubblico. Ma questa soluzione, ha avvertito, potrebbe non essere esente da rilievi della Commissione Europea, e non risolverebbe il problema di fondo: l’Italia resta l’unica a dover fare le gare: «non si può vendere ai valdostani come un prodotto già confezionato: “Abbiamo risolto tutto”. Il problema è che non è così e lo sanno tutti».
Marco Carrel (Autonomisti di Centro) ha sintetizzato l’umore generale con un’osservazione amara: «siamo contenti se davvero si è sbloccato un dossier fermo da anni. Ma siamo anche preoccupati, perché non conosciamo ancora nel dettaglio modifiche e contenuti. Il segnale può essere positivo, peccato che arrivi sempre da Roma: e la nostra autonomia a difenderla mi sembra che siamo sempre in meno».
Alberto Zucchi (Fratelli d’Italia) ha scelto le parole con attenzione, solidarizzando con Testolin, «parte lesa» della vicenda, ma senza risparmiare critiche all’annuncio: «parlare di sblocco è fuorviante e pericoloso. Mancano ancora dei pareri. Su temi così delicati, che coinvolgono contesti europei, le fughe in avanti rischiano di mettere a repentaglio un lavoro complesso».

Pierluigi Marquis risponde alle obiezioni della minoranza

Pierluigi Marquis risponde alle obiezioni della minoranza

Marquis mette la toppa

È toccato al capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, raccogliere i cocci, rispedendo al mittente le critiche con sicurezza: «Forza Italia ha sempre avuto un comportamento serio, rassicurante, che approfondisce i temi e collabora per risolvere i problemi. Non c’è nulla di strano se in un congresso di partito il vicepremier esprime considerazioni sull’attività svolta a favore della Valle d’Aosta». Ha poi aggiunto che «a brevissimo avrete tutte le indicazioni che servono» ed ha invitato l’opposizione a condividere «con entusiasmo» il risultato. «Sembra quasi che dia fastidio quando si risolvono i problemi della Valle d’Aosta».

Nessun dettaglio, nessun documento, nessuna data. Ma tanto entusiasmo.

Il giorno dopo: ancora domande

Il giorno dopo, in chiusura di seduta, con due interrogazioni a risposta immediata presentate da Chiara Minelli e Fulvio Centoz (Partito Democratico), la questione è tornata in aula. Testolin ha ribadito di attendere la trasmissione formale del testo e ha precisato che le modifiche, di cui per ora conosce solo l’esistenza, sarebbero «minime variazioni di adattamento» alle obiezioni ministeriali, «senza stravolgere l’impianto originario». «Non ho l’abitudine di dire cose che non conosco», ha aggiunto.
Minelli ha replicato secca: «ancora una volta il presidente ci dice che non sa nulla, anche se la segretaria di Forza Italia Valle d’Aosta ha detto urbi et orbi che sa già tutto. Ci sono componenti della Paritetica che siedono anche in quest’Aula: mi riesce difficile credere che il presidente non sappia niente».
Centoz ha chiuso il cerchio: «se si sa che le modifiche sono minime, significa che si conoscono. E ci si chiede come ci sia voluto un anno per farle».

Il testo della norma, nel frattempo, non è ancora arrivato. L’annuncio, invece, è già nella storia dei congressi di partito valdostani.