Mercoledì 22 aprile 2026 sarà una giornata difficile da dimenticare per le Istituzioni valdostane. Due fronti aperti simultaneamente, a poche centinaia di metri di distanza: in Tribunale, il collegio di giudici che deve pronunciarsi sull’ineleggibilità di Renzo Testolin per il superamento dei limiti di mandato; in Consiglio Valle, un dibattito che si è trasformato in una requisitoria corale contro la strategia difensiva della Giunta. Alla fine della mattinata, i giudici si sono riservati la decisione, che arriverà nei prossimi giorni, e l’opposizione ha lasciato l’Aula durante un voto della prima proposta di legge, in segno di protesta.
La lettera di Aggravi: prudente ma non neutrale
Tutto era cominciato giovedì 16 aprile 2026, quando il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, dopo che erano state rese note le strategie della difesa, aveva scritto al presidente del Consiglio Valle, Stefano Aggravi, chiedendo un suo intervento a tutela dell’istituzione. Aggravi ha risposto il martedì 21 aprile, trasmettendo la lettera a tutti i consiglieri in un’ottica «di piena trasparenza», come ha detto lui stesso.
La missiva di tre pagine è un documento di equilibrio istituzionale, ma non è neutrale. Aggravi scrive che la presidenza del Consiglio non può assumere posizioni definitive in assenza di «una piena conoscenza degli atti», ma al tempo stesso annota «una marcata riserva, sul piano personale e politico», rispetto all’ipotesi di incostituzionalità della legge regionale evocata nelle memorie difensive della Giunta. Aggiunge un’osservazione che non è sfuggita ai presenti: chi oggi propone ricorso aveva partecipato pienamente alla procedura di elezione di Testolin, intervenendo nel dibattito e prendendo parte al voto finale, senza sollevare contestazioni formali. Un dettaglio che la Giunta citerà come argomento nel processo.
Tre mandati o quattro? Il nodo giuridico
Per capire il dibattito politico, serve un passo indietro sulla vicenda giudiziaria. La legge regionale 21/2007 vieta di ricoprire cariche di governo regionale per più di tre legislature consecutive. AVS – Rete Civica VdA sostiene che Testolin sia alla sua quarta elezione consecutiva come membro della Giunta regionale, e ha presentato ricorso davanti al tribunale civile di Aosta.
Guardando il cursus di Testolin, il calcolo non è banale:
- XIV Legislatura: assessore all’agricoltura dall’8 luglio 2013, poi assessore al bilancio dal 10 gennaio 2018;
- XV Legislatura: vice presidente e assessore alle finanze dal 10 dicembre 2018, poi presidente facente funzione dal 16 dicembre 2019 al 19 ottobre 2020;
- XVI Legislatura: presidente della Regione dal 2 marzo 2023 al 27 ottobre 2025;
- XVII Legislatura: presidente della Regione dal 6 novembre 2025.
Per il professor Andrea Morrone, consulente di AVS: «numeri alla mano, siamo alla quarta elezione. È difficile negare un fatto. La legge c’è, va applicata».
La difesa della Regione, affidata al professor Marcello Cecchetti e all’avvocato Riccardo Jans, ha sostenuto invece che la norma va letta con un criterio temporale: il divieto scatta solo se in entrambe le due legislature precedenti la carica è durata almeno due anni, sei mesi ed un giorno. Nel caso di Testolin, nella XV Legislatura la permanenza in Giunta sarebbe stata inferiore a tale soglia. L’avvocato Ulisse Corea, legale personale di Testolin, ha aggiunto che il presidente è un organo autonomo rispetto agli assessori, e che vietare a chi ha fatto l’assessore di candidarsi alla presidenza «è contrario al buon senso e all’articolo 51 della Costituzione». La mossa finale della difesa: se il giudice dovesse ritenere che l’interpretazione di AVS è l’unica possibile, chiedere che la questione sia rimessa alla Corte Costituzionale per valutarne l’incostituzionalità.
Al termine dell’udienza, il collegio ha trattenuto la causa in decisione I giudici, il presidente Paolo Bernardini, la relatrice Giulia De Luca e Maurizio D’Abrusco non hanno ancora deciso se pronunciarsi sulla competenza (in rito, rimandando eventualmente al Tribunale amministrativo regionale) o nel merito.

I professori Marcello Cecchetti ed Andrea Morrone
In aula: un’opposizione unita come raramente si vede
Mentre i giudici riflettevano, a poche centinaia di metri il Consiglio Valle si trasformava in una tribuna di accuse. Il tono lo ha dato subito il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi: «il solo fatto di aver consentito che per difendere la posizione personale del presidente venisse evocata l’incostituzionalità di una legge regionale rappresenta una macchia politica profonda e indelebile. Sul piano tecnico potrà anche uscirne indenne. Ma la politica si misura nella responsabilità, nella coerenza e nel rispetto delle istituzioni».
Zucchi ha sollevato anche un tema specifico: Testolin, il giorno in cui la Giunta ha votato la delibera di costituzione in giudizio, non era presente al voto: «normalmente ci si assenta quando sussistono questioni di carattere personale o possibili conflitti di interesse. Se l’interesse fosse stato realmente dell’Ente, il presidente avrebbe dovuto essere il primo ad assumerne la responsabilità politica».
Fulvio Centoz (Partito Democratico – Federalisti Progressisti) ha inquadrato la questione come «un problema politico tutto interno all’Union Valdôtaine che si sta cercando di trasformare in un problema giuridico». E ha proposto una scelta netta: «o presentate una proposta di legge per eliminare il limite dei mandati, assumendovene la responsabilità davanti ai valdostani, oppure trovate tra i vostri eletti figure altrettanto capaci di guidare la Regione». Citando poi direttamente il presidente dell’UV Joël Farcoz ed il capogruppo Aurelio Marguerettaz, che aveva pubblicamente espresso dubbi sulla linea difensiva, ha chiuso in francese: «évitez-nous la honte d’une Région qui se présente devant la Cour Constitutionnelle non pour défendre ses prérogatives, mais pour demander qu’une de ses lois soit abrogée (Risparmiateci la vergogna di una Regione che si presenta dinanzi alla Corte Costituzionale non per difendere le proprie prerogative, ma per chiedere l’abrogazione di una delle sue leggi)».
Corrado Bellora (Lega) è stato lapidario: «tecnicamente è anche una scelta brillante, perché se passa la questione di costituzionalità si guadagnano 2-3 anni. Politicamente è una scelta vergognosa. Essere autonomisti non significa fare discorsi metà in italiano e metà in francese. Significa difendere in concreto l’autonomia. Prostituire l’autonomia per salvare la poltrona: questo è quello che vedo». Il collega di partito Andrea Manfrin ha ricordato il precedente di Augusto Rollandin, che anni fa aveva rispettato quel limite proprio per non indebolire l’autonomia valdostana: «se la norma non convince più, la si cambia qui, in Consiglio, con un atto politico. Non si chiede alla Corte di fare il lavoro sporco».
Clotilde Forcellati (PD) ha collegato la vicenda alle date del 25 aprile 1945 e del 24 aprile 1949, prima elezione del Consiglio regionale valdostano: «non possiamo onorare la prima assise democratica del 1949 e al contempo assistere in silenzio a una strategia difensiva che rischia di minare le fondamenta della nostra architettura legislativa. L’autonomia non è uno scudo per la conservazione del potere».
Eleonora Baccini (La Renaissance Valdôtaine) ha messo il dito sulla frattura interna alla maggioranza: «alcuni consiglieri hanno espresso dubbi sull’opportunità di questa linea difensiva. Non siamo solo davanti a uno scontro tra maggioranza e opposizione, ma a una crisi più profonda che attraversa le stesse Istituzioni».
Marco Carrel (Autonomisti di Centro) ha definito la giornata «una delle più tristi degli ultimi 80 anni della nostra Autonomia» e si è rivolto direttamente a Testolin: «lei ha ancora un’occasione per dare un segnale. Riconosca l’errore, ammetta la sottovalutazione politica, e tragga le conseguenze. Solo così possiamo ricominciare un percorso tutelando davvero il Consiglio regionale».
Per AVS – Rete Civica VdA, Andrea Campotaro ha sollevato anche la questione economica: la Giunta ha impegnato oltre 21mila euro di risorse pubbliche per sostenere nei fatti una posizione che, secondo i ricorrenti, attiene alla sfera personale del presidente, non all’interesse generale.

L’aula del Consiglio Valle senza i consiglieri di minoranza
La maggioranza: «lettura viziata dai giornali»
A rispondere per la Giunta è stato il vice presidente Luigi Bertschy che ha ricordato che «ci sono stati momenti migliori per prendere la parola in Aula» ed ha annunciato che la maggioranza si sarebbe riservata di non entrare nel merito del dibattito nel rispetto dell’Autorità giudiziaria: «mi dispiace che gli interventi siano stati viziati da una lettura basata su quanto riportato dai giornali, senza poter conoscere gli atti e le difese. Come voi amiamo la nostra Regione e la nostra autonomia. Politicamente, poi, all’interno della maggioranza e di questo Consiglio, sapremo assumere piena consapevolezza di quanto accaduto».
Il presidente Aggravi, replicando ad Andrea Campotaro che aveva definito «insoddisfacente» la sua lettera, ha detto soltanto: «la sua insoddisfazione è, per me, la conferma che ho scritto il giusto».
L’abbandono dell’aula: il segnale politico
Dopo l’inizio della seduta, durante la discussione della proposta di legge sulla Protezione civile e le reti di radiocomunicazione, tutti i gruppi di opposizione hanno abbandonato l’aula prima del voto. La legge è stata approvata all’unanimità dei presenti, quindi solo con i voti della maggioranza: «non entriamo nel merito della norma – ha spiegato Carrel, a nome dei colleghi di minoranza – ma oggi la Giunta impugna e arriva a richiedere l’incostituzionalità di leggi approvate da questo Consiglio. Il potere legislativo regionale non può essere piegato ad esigenze personali o di parte».
Ora si aspetta la decisione del Tribunale: se i giudici accoglieranno il ricorso, Renzo Testolin decadrebbe dalla carica e il Consiglio regionale dovrebbe procedere all’elezione di un nuovo presidente, con conseguente formazione di una nuova Giunta, senza necessità di andare a nuove elezioni regionali. Se lo respingeranno, AVS – Rete Civica potrà ricorrere in appello. Se invece dichiareranno il difetto di giurisdizione, la partita si sposterebbe al TAR.
In ogni caso, il dibattito politico di oggi ha già lasciato il segno.










