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Limiti di mandato, scontro in Consiglio Valle sulla nota «in biblioteca»

pubblicato mercoledì 20 Maggio 26 • h. 18

realizzato da aostapresse.it

Limiti di mandato, scontro in Consiglio Valle sulla nota «in biblioteca»

di aostapresse.it | Mer 20 Mag 26 • h. 18

Stefano Aggravi in apertura della riunione del Consiglio Valle del 20 maggio 2026

L’apertura della riunione del Consiglio Valle di mercoledì 20 maggio 2026 è stata caratterizzata dalla ricostruzione, da parte del presidente Stefano Aggravi, della vicenda del parere interno sui limiti di mandato, che ha ribadito l’esistenza di qualsiasi «documento dolosamente occultato» descrivendola come una semplice nota tecnica preparatoria al successivo parere del costituzionalista Nicola Lupo. Le opposizioni, però, hanno contestato duramente questa lettura, parlando di insabbiamento politico e di crisi di credibilità delle Istituzioni.

Le precisazioni di Aggravi

Aggravi ha chiarito che la nota delle tre dirigenti del Consiglio regionale del novembre 2024 era «una nota di analisi degli uffici […] non finalizzata a esprimere un parere definitivo, ma […] una prima lettura della disposizione prodromica alla richiesta di un parere terzo “pro veritate”».
Ha ripercorso le tappe: la richiesta del 25 ottobre 2024 di Chiara Minelli ed Erika Guichardaz, la scelta unanime dell’Ufficio di Presidenza di non chiedere subito un parere esterno perché si trattava ancora di “ipotesi”, la nuova segnalazione degli uffici dopo le elezioni del 2025 e la decisione del 10 ottobre 2025 di incaricare il professor Lupo, il cui parere è stato poi trasmesso a tutti i 35 consiglieri insieme agli altri due pareri già acquisiti.

Andrea Campotaro e Chiara Minelli in Consiglio Valle

Andrea Campotaro e Chiara Minelli in Consiglio Valle

AVS: le spese per la «battaglia di legalità»

A rispondere direttamente al presidente del Consiglio Valle è stata subito Chiara Minelli, che ha ricordato che la frase chiave sui componenti di Giunta non più eleggibili ad un quarto mandato consecutivo «non è tratta da un documento di AVS, né dal parere di Andrea Morrone, né dalla sentenza del Tribunale di Aosta», ma «è stata scritta nel novembre 2024 dalle tre massime dirigenti del Consiglio regionale».
«Parole chiare, come è chiara la norma regionale esaminata», ha ribadito, denunciando che il parere interno «non è stato tenuto in considerazione, anzi è stato nascosto, chi lo conosceva ha scelto di tacere: un comportamento inqualificabile».
Minelli ha quantificato anche il costo della «battaglia di legalità» condotta da AVS – Rete Civica VdA: «oltre che per il parere Morrone, abbiamo avuto spese per oltre 20mila euro per ricorrere al Tribunale di Aosta. Ed ora dovremo sborsare cifre simili per resistere all’azione di Testolin presso la Corte d’Appello di Torino», mentre la Regione ha speso circa 35mila euro per i propri avvocati: «una brutta storia per i vertici del Governo regionale e per l’Ufficio di presidenza della scorsa legislatura», ha concluso, ribadendo che «non si esce da questa situazione precaria senza le dimissioni di un presidente che non è più legittimato».

Andrea Campotaro ha parlato di «surreale telenovela istituzionale» che produce «un danno enorme alla credibilità del Consiglio regionale e dell’intera Valle d’Aosta», spiegando che «chi ci guarda da fuori è senza parole», dai valdostani «giustamente disgustati» a chi segue la vicenda «da Roma a Bruxelles». Ha definito «fatto gravissimo» il fatto che un parere degli uffici sia rimasto «chiuso in un cassetto per un anno e mezzo», parlando di «deliberata omissione di un’informazione istituzionalmente rilevante» da parte dell’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura, condiviso da Union Valdôtaine, Partito Democratico e Lega, e ironizzando
sul fatto che «due settimane fa, da quella “curva nord” dell’Aula, il collega Marguerettaz gridava “lapin, lapin” (conigli, n.d.r.) ai colleghi della Lega. Ebbene, oggi scopriamo che forse la conigliera è molto più ampia di quanto pensassimo».

Eugenio Torrione ha descritto la vicenda come «un thriller politico che rasenta la fantapolitica», una «poltrona di spade tratta da una storia vera», soffermandosi sulla «non casualità delle date» e sul fatto che la campagna elettorale 2025 dell’UV si sia potuta svolgere «senza ombre, senza dubbi di immagine esterna» nonostante la questione dei mandati fosse già esplosa negli uffici.

I tre consiglieri regionali della Lega: Corrado Bellora, Andrea Manfrin ed in piedi Simone Perron

I tre consiglieri regionali della Lega: Corrado Bellora, Andrea Manfrin ed in piedi Simone Perron

Lega: legge chiara, non serviva nessun parere

Per la Lega è intervenuto anzitutto il capogruppo Andrea Manfrin, che ha rivendicato la coerenza del suo movimento nel votare sempre contro i pareri esterni: «la legge era molto chiara e non c’era bisogno di interpretazioni», per cui «era inutile spendere i soldi dei cittadini per dare un’interpretazione esterna». Rispondendo alle critiche di Campotaro, ha detto di «essere stanco di sentir parlare di conigli e soprattutto coniglioni», invitandolo a non «menare colpi alla cieca» e ad informarsi prima di «dare responsabilità, di additare qualcuno», con una formula che, pur senza nominarlo direttamente, lo avvicina a quel «coniglione» evocato nel botta e risposta politico.

Simone Perron ha rivendicato la «tranquillità» della posizione leghista ricordando il voto contrario dei due consiglieri alla richiesta di parere Lupo del 10 ottobre 2025, mentre gli altri membri (Alberto Bertin, Aurelio Marguerettaz, Corrado Jordan) votarono a favore. Ha poi aperto un fronte polemico distinto, criticando la recente nomina fiduciaria dell’ex sindaco di Aosta, Gianni Nuti, come di «un’assunzione con incarico dirigenziale di secondo livello per cinque anni alle politiche del lavoro e della formazione», definendola «150mila euro lordi senza concorso, una bella buonuscita probabilmente per farlo arrivare tranquillo alla pensione», legandola ad un presunto accordo sulla sua rinuncia alla ricandidatura alle comunali di Aosta.

Il PD ha chiesto «che qualcuno faccia un passo indietro»

Per il Partito Democratico, Fulvio Centoz ha definito la vicenda «tutta politica e non giuridica o amministrativa», osservando che la ricostruzione del presidente Aggravi dimostra come «si sarebbe potuta risolvere in maniera definitiva nella passata legislatura» ribadendo «la necessità che qualcuno faccia un passo indietro per il bene della Valle d’Aosta e di questo Consiglio».

Marco Carrel ha messo sotto accusa un metodo di governo «che guarda all’interesse del singolo e non dei valdostani», denunciando un’abitudine a «mettere i dossier che scottano in biblioteca», dall’elezione del presidente alla chiusura delle gallerie di Signayes e Sorreley, invece di affrontarli per tempo, con il risultato di «perdere credibilità» e far fare alla Valle d’Aosta «una pessima figura».

Alberto Zucchi, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha riconosciuto ad AVS il merito di aver agito «prima in Consiglio e solo in ultima istanza in tribunale», ma ha soprattutto criticato la scelta della passata legislatura di non affrontare il tema dei mandati per tempo, preferendo usare la questione in campagna elettorale. Ha definito la nota delle dirigenti «un parere difforme» che avrebbe dovuto essere messo agli atti già prima del parere Lupo e del giudizio in tribunale, ed ha invitato la maggioranza a smettere di giustificare ogni scelta con il «senso di responsabilità», formula che a suo dire fa solo «perdere credibilità» alla politica valdostana.

Aurelio Marguerettaz in chiusura del dibattito in Consiglio Valle

Aurelio Marguerettaz in chiusura del dibattito in Consiglio Valle

L’ultima parola di Aurelio Marguerettaz

A chiudere il fronte della maggioranza è stato Aurelio Marguerettaz, che ha detto di voler «mettere la pendule à l’heure», confermando la ricostruzione di Stefano Aggravi.
Il capogruppo UV, vice presidente del Consiglio Valle nella precedente legislatura, ha ricordato che già nei verbali dell’Ufficio di presidenza la lettura letterale della norma appariva «abbastanza chiara», ma che la risposta alle consigliere Minelli e Guichardaz fu di rinviare ogni decisione perché il quesito era fondato su «ipotesi» non ancora verificatesi; una volta concretizzata la situazione, si è scelto di chiedere «un parere supplementare» rispetto alle valutazioni già svolte.
Marguerettaz ha infine sottolineato che in tutto questo percorso «i componenti dell’Ufficio di presidenza appartenenti alla Lega hanno avuto un peso determinante», chiamando in causa esplicitamente l’ex vicepresidente del Consiglio Paolo Sammaritani e l’ex segretario Luca Distort.