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Sessione europea, il Consiglio approva le linee UE e una risoluzione anti‑centralizzazione

La bandiera europea esposta fuori da Palazzo regionale insieme a quella italiana e valdostana durante la riunione del Consiglio Valle

pubblicato mercoledì 10 Giugno 26 • h. 17

realizzato da aostapresse.it

Sessione europea, il Consiglio approva le linee UE e una risoluzione anti‑centralizzazione

di aostapresse.it | Mer 10 Giu 26 • h. 17

La bandiera europea esposta fuori da Palazzo regionale insieme a quella italiana e valdostana durante la riunione del Consiglio Valle

La sessione europea del Consiglio Valle, martedì 9 e mercoledì 10 giugno 2026, ha approvato le nuove linee di indirizzo europee e internazionali per la XVII legislatura, con il della maggioranza autonomista e di Forza Italia, il no di Fratelli d’Italia e le astensioni di Lega, Partito Democratico, AVS – Rete Civica ed Autonomisti di Centro; sul fronte politico, l’Aula si è ricompattata su una risoluzione che difende il ruolo delle Regioni contro ogni ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione, mentre il dibattito ha messo in luce visioni molto diverse sull’Unione europea, dalla lettura fortemente europeista dell’assessore Leonardo Lotto alle critiche di destra e sinistra.

Le linee di Lotto: una Valle d’Aosta «piccola ma protagonista»

L’assessore regionale agli affari europei, Leonardo Lotto, ha spiegato che l’atto pluriennale «va oltre il semplice adempimento», puntando a valorizzare la dimensione europea e internazionale della Valle d’Aosta per riaffermarne specificità territoriali, istituzionali, linguistiche e culturali. Il fil rouge degli indirizzi strategici ruota attorno a quattro assi: centralità della montagna come «spazio vivo» e laboratorio di resilienza, posizionamento nello spazio francofono, coinvolgimento delle giovani generazioni nei processi decisionali e uso di tecnologia e innovazione per facilitare la vita dei cittadini.

Lotto ha collocato l’atto nel nuovo ciclo europeo: mentre si chiude il Pnrr e prosegue l’attuazione dei fondi 2021‑2027, la Commissione ha presentato il Quadro finanziario 2028‑2034 con la proposta di un “Fondo unico” che accorpa coesione e Pac ed introduce Piani di partenariato nazionali e regionali. In questo scenario, l’assessore ha rivendicato una visione in cui la Valle d’Aosta «sia protagonista e non spettatrice» del processo europeo, attraverso un modello energetico basato sulle rinnovabili, sperimentazioni di intelligenza artificiale nella PA, digitalizzazione dei servizi e politiche giovanili strutturate, sottolineando che «essere piccoli» può favorire rapidità di sperimentazione e misurabilità dei risultati.

Numeri di fondi UE e Pnrr: 232 milioni sulla politica regionale, 634 sul Pnrr

Sul piano finanziario, Leonardo Lotto ha fatto il punto sulla Politica regionale di sviluppo al 31 dicembre 2025: costo ammesso poco sopra i 232 milioni di euro, impegni per circa 168,5 milioni e pagamenti ammessi appena sotto gli 81 milioni. I programmi Fesr e Fse+ 2021‑2027 hanno raggiunto gli obiettivi di spesa 2025 e sono stati riprogrammati per recepire nuove priorità europee e bisogni del territorio, insieme al Complemento sviluppo rurale, ai Programmi di cooperazione territoriale, al Fondo sviluppo e coesione e alla Strategia per le Aree interne.

Per il Pnrr, al 31 dicembre 2025 si contano 1.421 progetti per 634,5 milioni di euro, di cui 445 milioni da Pnrr e 189,4 milioni da cofinanziamenti regionali e nazionali. Le strutture regionali seguono 225 progetti (155,7 milioni), cui si aggiungono 633 progetti dei Comuni (101,5 milioni), 176 scuole (20,2 milioni) e 387 interventi di imprese e privati per 357,1 milioni, a testimonianza, nelle parole dell’assessore, di un’ampia ricaduta degli investimenti sul tessuto regionale.

Leonardo Lotto, assessore regionale agli affari europei

Leonardo Lotto, assessore regionale agli affari europei

La risoluzione “anti‑centralizzazione” sui fondi di coesione

Accanto all’atto di indirizzo, il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata da Lega e La Renaissance, emendata d’intesa con l’assessore Lotto. Il testo impegna la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi nazionali ed europee per esprimere la netta opposizione della Regione a qualsiasi ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione che riduca il ruolo delle Regioni nella programmazione e gestione delle risorse.

La risoluzione chiede anche di costruire, insieme alle altre Regioni italiane, in particolare quelle a Statuto speciale, e alle Regioni di montagna europee, un fronte comune istituzionale in difesa del principio di sussidiarietà e della governance multilivello, con attenzione alle specificità dei territori montani e delle realtà piccole.
In vista del nuovo bilancio UE e dei fondi post‑2027, il Consiglio sollecita quindi il mantenimento e il rafforzamento del partenariato con le autorità regionali e locali e il riconoscimento delle specificità di regioni montane, ultra-periferiche e speciali nei criteri di allocazione delle risorse, con invio della risoluzione alle Istituzioni europee, italiane e regionali come atto di indirizzo politico della Valle d’Aosta.

La destra: più sovranità, meno “Europa tecnocratica”

Tra le opposizioni, il vice capogruppo della Lega, Simone Perron, ha attaccato «un’Europa tecnocratica» con un Parlamento privo di potere legislativo e una «elefantiaca macchina burocratica» da decine di migliaia di dipendenti, collegando le critiche al Pnrr, definito «dirigistico», e al tema dell’immigrazione, con il timore di «guerra civile sociale ed etnica». Perron ha chiesto un ripensamento del modello di accoglienza, norme più restrittive su permessi e cittadinanza ed ha aperto scenari di lungo periodo sul futuro dell’UE, tra dissoluzione, confederazione o super Stato federale.

Per Fratelli d’Italia, Aldo Domanico ha annunciato voto contrario perché, pur ricco «di intenzioni lodevoli», l’atto sarebbe carente di concretezza, privo di indicatori di risultato, priorità temporali e metriche per valutare impatti economici e sociali, con il rischio di «ingolfare» la macchina amministrativa e disperdere risorse. Massimiliano Tuccari ha riportato il discorso sulla percezione dei cittadini, chiedendosi se i fondi UE si traducano davvero in più medici, migliori infrastrutture e opportunità per i giovani, avvertendo che l’Europa è un’opportunità solo se aiuta i territori, mentre diventa un problema quando produce «solo vincoli, procedure e carte».

Il capogruppo leghista Andrea Manfrin, pur condividendo la preoccupazione sulla centralizzazione dei fondi, ha criticato l’impostazione di un sistema di governance multilivello in cui i margini di autonomia si restringono e le Istituzioni regionali rischiano di diventare «terminali passivi» di decisioni prese altrove. Manfrin ha chiesto che la prossima sessione europea sia un vero momento di indirizzo politico autonomo, non solo un adempimento, contestando Pnrr e Green Deal come esempi di politiche europee che incidono sulla sovranità e sui territori di montagna.

Simone Perron, consigliere regionale della Lega

Simone Perron, consigliere regionale della Lega

La sinistra: più ambizione su energia e indicatori

Dal fronte di sinistra, Chiara Minelli (AVS – Rete Civica VdA) ha giudicato l’atto «ben costruito ma prevalentemente descrittivo», lamentando l’assenza di una gerarchia di priorità, obiettivi chiari e misurabili e di una vera discontinuità rispetto al passato, in particolare sulla politica energetica. Secondo Minelli, la Valle continua a dipendere dai combustibili fossili, manca un piano per il fotovoltaico diffuso, una strategia sulle comunità energetiche, un progetto credibile di elettrificazione del TPL ed un obiettivo esplicito di autonomia energetica sostenibile, mentre il ruolo di CVA appare scollegato da una strategia pubblica coerente.

Fulvio Centoz (Partito Democratico) ha motivato l’astensione definendo l’atto «una dichiarazione d’intenti» priva di indicatori e scadenze, chiedendo con quali parametri se ne verificherà l’attuazione nel 2030. Centoz ha rilevato l’assenza di un cronoprogramma vincolante per la legge sulla montagna annunciata, di una stima dell’impatto finanziario del nuovo sistema europeo sul territorio e di una governance chiara su intelligenza artificiale e rappresentanza europea, proponendo per le prossime relazioni annuali indicatori verificabili, una scadenza per il ddl montagna ed un coinvolgimento strutturato del Consiglio Valle nel negoziato UE.

Marco Carrel: meno resilienza, più proposte concrete

Marco Carrel ha annunciato l’astensione sostenendo che la Valle d’Aosta deve essere «meno resiliente e più propositiva» verso l’Europa, non limitarsi a subire i processi ma contribuire a orientarli. Carrel ha apprezzato il tentativo di Lotto di maggiore sintesi e chiarezza, ma ha lamentato la mancanza di indicatori per misurare risultati e risorse, chiedendo interventi sulla legge regionale 12/2013 sulle politiche giovanili e strumenti coerenti in agricoltura, ricordando la legge regionale 1/2024 che sostiene gli investimenti sotto soglia UE.
Per Carrel, serve un approccio che unisca visione e concretezza, per evitare di arrivare «in posizione debole» ai tavoli europei e costruire il futuro presidiano i luoghi decisionali, non limitandosi a recepire decisioni già prese.

Gli assessori: montagna, agricoltura e sanità in chiave europea

Davide Sapinet, assessore regionale alle opere pubbliche, territorio ed ambiente, ha illustrato l’evoluzione dell’Espace Mont‑Blanc con la creazione del Gect, considerata una tappa chiave per dare un quadro giuridico stabile e più efficace alla cooperazione transfrontaliera su clima e ambiente tra Valle d’Aosta, Savoia, Alta Savoia e Vallese. Sapinet ha ricordato il coinvolgimento delle Unités Valdigne Mont‑Blanc e Grand‑Combin, il via libera di principio dei servizi della Presidenza del Consiglio ed il percorso verso una legge regionale di approvazione.
L’assessora regionale all’agricoltura, Speranza Girod, ha evidenziato che il nuovo negoziato 2028‑2034 connette sempre più coesione e Pac, ponendo questioni cruciali per una regione totalmente montana come la Valle d’Aosta. Girod ha richiamato la posizione condivisa in Conferenza Regioni sul pieno coinvolgimento delle Regioni nei Piani nazionali, la necessità di garantire almeno l’attuale dotazione per sviluppo rurale e di trasformare «il diritto a rimanere» in montagna in strumenti e fondi dedicati, sottolineando che l’agricoltura è tema europeo e territoriale, non solo settoriale.
L’assessore regionale alla sanità, Carlo Marzi, ha raccontato la missione alla Direzione generale Salute della Commissione, in cui sono state rappresentate le istanze degli allevatori su bluetongue e dermatite nodulare. Marzi ha difeso la scelta di dotarsi di una sede operativa a Bruxelles con consulenza stabile, parlando di «lungimiranza» e della difficoltà crescente per cittadini e rappresentanze di far sentire la propria voce a una burocrazia europea complessa, ribadendo che serve un’Europa «più politica e meno burocratica» ed una presenza strutturata per trasformare risorse in scelte concrete.

Speranza Girod, assessora regionale all'agricoltura e risorse naturali in Consiglio Valle

Speranza Girod, assessora regionale all’agricoltura e risorse naturali in Consiglio Valle

La maggioranza consiliare: più Europa “vicina ai territori”

Marco Viérin (Centro Autonomista) ha ribadito una posizione dichiaratamente europeista: «serve un’Europa migliore, non meno Europa», più vicina a territori e Regioni, capace di valorizzare la montagna e il diritto a vivere nelle valli con servizi adeguati. Viérin ha richiamato il rischio che il nuovo bilancio UE accorpi fondi e riduca il ruolo delle Regioni, centralizzando decisioni, e ha chiesto alla Valle di fare la sua parte, insieme ad altre Regioni, per contrastare derive centralizzatrici e difendere il ruolo dei territori.
Corrado Jordan (Union Valdôtaine) ha definito il documento «completo e ben strutturato», soffermandosi in particolare sulla Pac post‑2027, che punta a un modello in cui l’agricoltore diventa custode del territorio, finanziato per «come produce» più che «per quanto produce», con attenzione a biodiversità, riduzione di input chimici e pratiche estensive. Jordan ha chiesto libertà alle Regioni per adattare le linee guida alle specificità locali, investimenti su filiere corte, qualità, tracciabilità, innovazione e una genetica “green” distinta dagli Ogm tradizionali, rifiutati in Valle d’Aosta.
Laurent Viérin (UV) ha rivendicato la capacità storica della Valle di usare i fondi europei adattandoli alle realtà locali, ammonendo però che la vera questione è la rappresentanza nei luoghi decisionali: più una regione è presente e organizzata «a monte», più può pesare. Viérin ha chiesto di semplificare le procedure per non allontanare i cittadini, valorizzare le strutture di rappresentanza a Bruxelles e Parigi e continuare a credere nel progetto europeo, facendolo evolvere verso un’Europa più vicina alle Regioni, alle montagne, alla francofonia e alle minoranze linguistiche.

Forza Italia: europeisti critici sulla tecnocrazia

Per Pierluigi Marquis, capogruppo di Forza Italia la programmazione europea vale circa 900 milioni di euro (al netto del Pnrr) nella finestra 2021‑2027, risorse centrali per rafforzare la resilienza del territorio. Marquis, da europeista del PPE, riconosce i limiti di un’Europa percepita come troppo tecnocratica e chiede più capacità politica di incidenza e una governance più aderente alle specificità valdostane, sfruttando i presidi a Bruxelles e Parigi e lavorando per una rappresentanza valdostana in Parlamento europeo e una rete più forte nel Comitato delle Regioni.

Marco Sorbara ha quindi ricordato che «essere piccoli non significa non contare» ed ha sottolineato che la sfida è la capacità progettuale di trasformare fondi in opportunità concrete. Per Sorbara, i fondi UE devono sostenere imprese, giovani, lavoro, contrasto allo spopolamento e transizione energetica, perché «l’Europa non è un palazzo distante: l’Europa siamo noi».

Marco Viérin in Consiglio Valle

Marco Viérin in Consiglio Valle

Aggravi e Testolin: il Consiglio Valle c’è e la Regione è partner affidabile

Il presidente del Consiglio Valle, Stefano Aggravi, ha ricordato l’impegno della Valle nella CALRE, dove coordina il gruppo sulla sussidiarietà e partecipa a quello sulle aree montane e interne. Aggravi ha spiegato che questi consessi servono a portare all’attenzione dell’UE esigenze specifiche, come la proposta di un Patto europeo per la montagna, e che «chi non c’è» non può rappresentare le proprie problematiche né incidere sulle politiche, ribadendo la volontà del Consiglio di esserci e confrontarsi con le migliori pratiche europee.

Chiudendo la sessione, il presidente della Regione Renzo Testolin ha sottolineato «la trasversalità»” dei fondi europei, ormai parte della quotidianità di tutti gli Assessorati, con impatti concreti sulla vita dei valdostani, come dimostrerebbero, ad esempio, i voucher conciliazione lavoro‑famiglia. Testolin ha riconosciuto la complessità delle procedure UE rispetto alle risorse regionali, ma ha rivendicato la preparazione delle strutture regionali, considerate partner affidabili e tra le più competenti in Italia, invitando «ad investire, e non semplicemente spendere» le risorse europee per essere protagonisti di una dimensione internazionale che la Valle d’Aosta non intende subire ma contribuire a costruire.