Tra una preparazione ancora segnata dal dolore e il ricordo del doppio oro di Cortina, Federica Brignone ha raccontato ai quotidiani L’Équipe e Corriere della Sera che cosa potrà fare nella prossima stagione, come vede il suo futuro sportivo e professionale e quanto resta forte il desiderio di una vita piena, tra surf, viaggi e affetti.
Allenamenti tra dolore e speranza: il test sugli sci e il ritiro a Ushuaia
Federica Brignone ha raccontato ai giornalisti Stéphane Kohler e Flavio Vanetti di aver ripreso una preparazione fisica intensa ma molto diversa dal passato, dopo la doppia frattura di tibia e perone e la rottura del legamento crociato anteriore alla gamba sinistra, infortunio rimediato il 3 aprile 2025 durante i Campionati italiani. Ha raccontato di aver faticato ancora a camminare in primavera, di aver iniziato la preparazione a metà maggio e di riuscire oggi a pedalare, nuotare e lavorare in palestra, pur senza poter correre né prendere veri appoggi, con un corpo che ha recuperato muscolatura ma che «ha male tutto il tempo».
L’obiettivo è ora «mettere gli sci» all’inizio di agosto: sarà il primo vero test per capire se potrà affrontare la nuova stagione e raggiungere il ritiro con la nazionale a Ushuaia. Nelle parole concesse ai due quotidiani emerge una linea chiara: «farò di tutto per esserci, valuterei lo stop solo se avessi ancora tanto male», ha sottolineato l’azzurra, aggiungendo che se dovesse soffrire quanto l’anno scorso «non sarebbe sopportabile» e che la decisione definitiva su una stagione completa sarà presa solo quando necessario.

Federica Brignone in vacanza in Sardegna insieme ad Asja Zenere e Laura Pirovano
Cortina, il doppio oro e un corpo che «non tornerà più come prima»
Nonostante l’infortunio e dolori fortissimi, Federica Brignone è riuscita a presentarsi al via dei Giochi di Milano‑Cortina, firmando un’impresa definita da lei stessa «completamente folle»: un doppio oro in superG e in gigante dopo appena un mese e mezzo di sci e pochi giorni di allenamento, resi possibili da una corsa contro il tempo e da un recupero considerato miracoloso. Ha spiegato che la sua storia recente è un equilibrio tra tormenti e gioie troppo brevi, con un corpo che «non si rimetterà mai completamente» e che continua a farle male.
Ricordando i giorni di Cortina, ha raccontato di essersi presentata alla discesa accompagnata dalla felicità di avere una possibilità, ma anche da dolori forti: «Mettevo gli scarponi e non camminavo», ha ricordato, descrivendosi in bilico tra contentezza e sofferenza, con la tentazione di mollare perché aveva già superato l’immaginabile. Eppure, una parte di lei «è insorta» e le ha imposto di tenere duro: «il qui e ora» ha funzionato, grazie al lavoro di anni, alla dedizione e a una sorta di rendita accumulata che le ha permesso di contenere le insidie e oltrepassare limiti che giudicava invalicabili.
Nessuna Olimpiade nel 2030: il futuro lontano dai Giochi
Guardando avanti, Federica Brignone ha chiarito che ai Giochi invernali del 2030, in programma sulle Alpi e con le prove tecniche in Val d’Isère, non sarà presente come atleta. «Sono sicura che non ci sarò, almeno come atleta, è troppo lontano», ha spiegato, aggiungendo di voler fare altro, viaggiare e praticare sport ma senza le costrizioni di una carriera agonistica. Per lei, riuscire a disputare la stagione che arriva «sarà già molto», pur ricordando che «nella vita non sai mai».
La scelta di Val d’Isère per le prove tecniche le sembra «molto buona», perché la pista è difficile ed esigente, adatta a far emergere i migliori, con tracciati alla stessa altezza di quelli della Coppa del mondo. Nella consapevolezza di aver già spinto il proprio corpo oltre i limiti e di avere un fisico che non tornerà più come prima, il rapporto con il rischio resta quasi naturale: «appena scii ad alto livello rischi di farti male, sempre», ha evidenziato, paragonando quella consapevolezza anche al downhill in mountain bike, altra disciplina che ama e nella quale accetta i pericoli che comporta.

Federica Brignone in bicicletta in Valle d’Aosta
Sforzi, rischi e soldi: tra Sinner, calcio e lo sci che paga poco
Le interviste hanno aperto una finestra anche sul lato economico e mediatico dello sport. Appassionata di tennis, Federica Brignone ha confessato la sua ammirazione per Jannik Sinner, definito «super», più maturo della sua età, rispettoso, corretto e concentrato. Ha sottolineato che rispetto a Alberto Tomba si tratta di un’epoca diversa, senza social, ma che per lei Sinner «è già più popolare», perché vince in uno sport «praticato da tutti e pieno di soldi», con possibilità finanziarie enormemente superiori rispetto allo sci.
Un passaggio emblematico ha messo a confronto la popolarità e le prospettive finanziarie: «Jannik può permettersi di viaggiare con il suo aereo, io l’altro giorno ho preso Ryanair ed ero seduta tra la gente». Sul sistema calcio è stata netta: ha definito il mondo calcistico «troppo politico e manipolato», criticando l’invadenza dei social e gli insulti a chi sbaglia un rigore, giudicando i social «una malattia».
Popolarità, privacy e prospettive di lavoro dopo lo sci
La popolarità, per Federica Brignone, ha sempre convissuto con la difesa della propria vita privata. Ha raccontato che la sua privacy «è stata invasa dopo i Giochi», lamentando che qualcuno «non si è fatto i cavoli suoi» e che ancora non le è passata questa sensazione. Ha ammesso di essersi fatta vedere in pubblico con il compagno anche in passato: il precedente fidanzato, maestro di sci, era in prima fila quando vinceva coppe e medaglie ed era presente a Cortina, «ma nessuno se l’è mai filato», cosa che le è dispiaciuta. Oggi, con il nuovo compagno James Mbaye, ha precisato di restare riservata: «di me e James nessuno saprà nulla», ha sintetizzato, ribadendo che non pubblica «foto esagerate» e che le sue regole non cambiano.
Il rapporto con i tifosi è improntato alla disponibilità, ma con limiti chiari: ha spiegato di essere gentile e di cercare di essere disponibile, di fare le foto anche quando è di fretta, salvo poi salutare in modo rapido, ma ha confessato che vorrebbe «nascondersi» quando qualcuno la riconosce e lo segnala a tutti. A conferma di un’immagine considerata esemplare anche fuori dalla Valle, lo scorso 1º luglio Federica Brignone ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, la più alta onorificenza del Comune di Milano, conferita dal sindaco Giuseppe Sala: la sciatrice ha spiegato di sentirsi «orgogliosa di trasmettere valori e di essere un buon esempio, migliorando ogni giorno, anche con la mia gamba», quasi a legare il riconoscimento non solo ai risultati, ma alla capacità di affrontare il dolore e di non arrendersi.
Sul post‑carriera, nell’intervista, ha accennato alla possibilità di lavorare nello sport in ambito televisivo, ricordando che qualcuno l’ha già cercata e distinguendo il suo percorso da quello della madre Ninna Quario, giornalista sportiva: «lei sa scrivere», mentre Federica Brignone si vede più davanti alle telecamere, pur sottolineando di non voler subito ricominciare con le stesse trasferte dello sci.

Federica Brignone premiata con “L’Ambrogino d’oro” dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala
Viaggi, surf, stabilità mentale e il sogno di diventare madre
Tra mare e montagna, Federica Brignone ha raccontato «di aver ritrovato il mare», abbuffandosi di surf tra San Salvador e Maldive, e di sentire che la sua passione si sposta quasi più verso l’acqua, proprio perché la frequenta meno rispetto alla neve. Ha descritto i suoi programmi futuri come un equilibrio tra vivere alla giornata e avere piani a breve, medio e lungo termine: immagina sei mesi qui e sei mesi al mare, dedicandosi agli sport estremi e rifiutando una vita di routine, con il sogno di «fare il giro del mondo surfando» una volta smesso con lo sci.
Sul piano più intimo ha riconosciuto che diventare madre «è uno dei sogni», a differenza del matrimonio, che non sente come esigenza. Ha chiarito però che la maternità «sarà impossibile fino a quando rimarrò atleta» e che, dopo il ritiro, vorrà viaggiare e fare molte altre cose prima di pensare a una famiglia. Il filo conduttore resta la stabilità mentale raggiunta dopo anni di lavoro: ha spiegato che «la pancia è pienissima» di risultati, che probabilmente «ha mangiato anche troppo» sul piano sportivo, ma che ha sempre sognato il momento in cui riesce a ottenere prestazioni sotto pressione e ripetere i risultati, trovando in quel «flow» sotto stress un’essenza della vita più che una perfezione irraggiungibile.
Tra sofferenza e grandezza: il posto di Brignone nella storia dello sci
Nel bilancio tra rischi, trionfi e prospettive, Federica Brignone ha riconosciuto che esiste un limite alle sofferenze sopportabili, ricordando di aver pensato, come Sofia Goggia, di non voler più affrontare nuovi infortuni dopo aver vinto tutto. Ha citato le estati passate tra palestre e studi fisioterapici, l’intervento al J‑Medical di Torino e la fatica di trovare sempre nuove motivazioni. Questa volta, la spinta è nata dal desiderio «di riavere una vita normale» e, man mano che stava meglio, dall’idea di tornare a fare l’atleta; finché il focus è diventato, di nuovo, quello dei Giochi.
Alla domanda su dove collochi se stessa nella galleria delle glorie dello sci, la fuoriclasse ha risposto che il suo posto «è nel punto indicato dai risultati», tra le dieci di tutti i tempi, aggiungendo che l’impresa di Cortina le ha consentito di superare limiti che molti colleghi non hanno potuto oltrepassare, rappresentando un valore aggiunto alla sua carriera. In questo quadro, la prossima stagione e il test di Ushuaia sembrano un ultimo banco di prova: se il fisico reggerà, ci sarà ancora spazio per una guerriera che ha già dimostrato di saper convivere con il dolore e di trasformarlo in grandezza.









