Nel pomeriggio di lunedì 20 luglio 2026 un violento incendio si è sviluppato in un’autorimessa interrata ad Arpuilles, frazione sulla collina di Aosta, dove cinque persone sono rimaste ferite e sono state trasportate in Pronto soccorso, mentre sono ancora in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e capire da quale veicolo siano partite le fiamme.
Il boato, il fumo nero e i cinque feriti
Poco dopo le ore 15, nel cuore del villaggio di Arpuilles lungo la strada regionale, un boato ha fatto tremare le finestre delle case vicine: dal portone di un garage seminterrato si è alzato un denso fumo nero, visibile anche dalla piana di Aosta; in pochi istanti sono state registrate diverse esplosioni, accompagnate da un intenso odore di plastica bruciata. Sulla strada si trovavano tre persone che sono rimaste ferite: il proprietario di una Renault ZOE, un’auto elettrica, il cognato e il padre di quest’ultimo, scesi in strada dopo aver visto del fumo uscire dal garage dove l’auto era parcheggiata accanto a una Fiat Panda ibrida. La deflagrazione li ha sbalzati a metri di distanza, provocando ustioni e traumi da caduta.
In strada, oltre ai tre feriti, c’erano anche una zia e un nipote, che stavano transitando davanti al garage su un pick‑up bianco proprio al momento dell’esplosione. I vetri del mezzo sono andati in frantumi, il conducente ha riportato ferite, mentre la donna seduta sul sedile del passeggero è rimasta illesa ma in forte stato di choc. Tutti e cinque sono stati trasferiti al Pronto soccorso dell’ospedale “Parini” di Aosta per le cure: tre risultano ricoverati e il ferito più grave, che ha riportato ustioni, si trova in terapia intensiva. Il traffico sulla strada regionale è stato deviato verso Entrebin per motivi di sicurezza per gran parte del pomeriggio.
Secondo quanto comunicato dalla Centrale unica del soccorso, le cause dell’evento «sono in fase di valutazione» e non si esclude che l’incendio «si sia generato da un’autovettura».

Le due auto distrutte dall’incendio ad Arpuilles
L’intervento dei Vigili del fuoco e le cause ancora da chiarire
Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco di Aosta, professionisti e volontari, gli operatori del 118 e gli agenti della Polizia di Aosta, che hanno lavorato a lungo per contenere l’incendio e mettere sotto controllo l’area: prima hanno cercato di abbassare la temperatura delle due auto nel garage e successivamente hanno bonificato l’autorimessa, recuperando le vetture tramite un escavatore. Il garage è stato dichiarato inagibile a causa dei danni riportati dal solaio.
Al momento le cause del rogo e della successiva esplosione non sono state accertate, anche se c’è chi si è affrettato a scrivere che le fiamme sarebbero state provocate dal “malfunzionamento di un’auto elettrica”. Chi è intervenuto sul posto ha tuttavia sottolineato che i Vigili del fuoco stanno cercando «di ricostruire l’accaduto», attività «non semplice perché l’incendio era generalizzato», invitando alla prudenza sulle responsabilità.
La Renault ZOE dispone di un pacco batteria realizzato in un contenitore a tenuta stagna, collocato sotto il pianale del veicolo, nella zona centrale e, nelle versioni più recenti, dotate di batteria da oltre 50 kWh, un’esplosione diretta del modulo potrebbe generare un incendio ancora più esteso e distruttivo rispetto a quanto visto ad Arpuilles. Per questo motivo può essere presa in considerazione anche l’ipotesi che la deflagrazione che ha proiettato via il portone del garage e ha ferito cinque persone possa essere compatibile con l’esplosione del serbatoio dell’auto termica che era parcheggiata accanto all’elettrica. La batteria ausiliaria al litio della Fiat Panda ibrida, da 0,13 kWh, è posta sotto il sedile anteriore sinistro e, ribaltandolo, può capitare di appoggiare i piedi sopra il coperchio, con il rischio di danneggiarla. Il serbatoio del carburante, dalla capienza di 38 litri, è invece sotto il pianale, nella parte posteriore dell’auto.

Il dettaglio della carcassa della Fiat Panda bruciata
Il richiamo europeo sulla ZOE e i sistemi di sicurezza
Nel gennaio 2022 era stato organizzato un richiamo europeo che ha interessato alcune Renault ZOE equipaggiate con la batteria BT4 XLR (Extra Long Range), oggetto dell’avviso di sicurezza A12/00258/22 pubblicato dal sistema Safety gate della Commissione europea. Il documento segnalava che “la batteria può smettere di funzionare correttamente durante la fase di ricarica o di marcia del veicolo, causando un cortocircuito interno e aumentando il rischio di incendio”, motivo per cui sono stati avviati richiami del prodotto da parte del costruttore in diversi Paesi europei, come Danimarca, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Svezia e Slovenia, ma non in Italia.
Chi conosce la ZOE ha evidenziato che le batterie delle auto elettriche lavorano in un intervallo di temperatura che deve essere gestito con sistemi di raffreddamento adeguati, per evitare il degrado dei materiali che separano anodo e catodo. Nel caso specifico il pacco batteria è raffreddato ad aria e può utilizzare anche il condizionatore dell’abitacolo, mentre su altre vetture, come le più recenti elettriche con raffreddamento a liquido, la gestione termica è ancora più evoluta. In altri modelli, compresa la vecchia Nissan Leaf priva di raffreddamento attivo delle batterie, se le temperature salgono oltre i limiti, i sistemi di sicurezza riducono la potenza o fermano l’auto, segnalando al conducente la criticità.

La fiancata della Renault ZOE bruciata, il pacco batterie è sotto il pianale
Oltre il clickbait: la cautela sulle responsabilità
Alla luce di questi elementi, e in attesa che gli accertamenti dei Vigili del fuoco e delle Forze dell’ordine chiariscano da quale veicolo abbia avuto origine l’incendio, le fonti operative invitano a non attribuire in modo automatico la responsabilità alla sola ZOE. Nessuno tra i presenti ha potuto verificare direttamente un’esplosione del pacco batteria, anche se alcune ricostruzioni lo riportano, probabilmente per semplificazione o per cercare immediatamente un colpevole tecnico.
Il quadro che emerge ad Arpuilles è quello di «un incendio generalizzato» in un’autorimessa dove erano presenti almeno due vetture, una elettrica ed un’ibrida con il serbatoio di benzina pieno, in un ambiente chiuso e in una giornata molto calda: la ricostruzione della dinamica, compresa la sequenza tra incendio, esplosioni e proiezione del portone sulla casa di fronte, spetta ora alle indagini, che dovranno valutare dati tecnici, rilievi sul posto e informazioni sui sistemi di sicurezza delle auto coinvolte, al di là delle semplificazioni che associano automaticamente ogni rogo in presenza di un’auto elettrica al guasto delle sue batterie.









