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Sette alpinisti morti in 24 ore tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco

L'elicottero del Soccorso alpino valdostano

pubblicato sabato 13 Giugno 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Sette alpinisti morti in 24 ore tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco

di aostapresse.it | Sab 13 Giu 26 • h. 10

L'elicottero del Soccorso alpino valdostano

Sabato 13 giugno 2026 si è chiusa una delle 24 ore più tragiche degli ultimi anni per l’alpinismo sulle Alpi nord-occidentali: tre incidenti distinti tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco hanno provocato la morte di sette alpinisti.

Il dramma sulla Nord del Gran Paradiso

Venerdì 12 giugno tre alpinisti trentini sono precipitati sulla parete Nord del Gran Paradiso, poco sotto i 4.061 metri della vetta. La chiamata di soccorso è arrivata alla Centrale unica poco dopo le ore 19.30, per il mancato rientro della cordata.

Le guide del Soccorso alpino valdostano li hanno individuati con l’elicottero, grazie anche al segnale gps del dispositivo di uno di loro, a una quota prossima ai 3.600 metri. Secondo la prima ricostruzione di Paolo Comune, direttore del Soccorso alpino valdostano, «l’incidente è accaduto presumibilmente intorno a mezzogiorno, ma purtroppo nessuno vi ha assistito e quindi non è stato dato l’allarme se non alla sera, quando i familiari non avevano più notizie».

I tre, legati in cordata, erano quasi arrivati in vetta quando uno di loro sarebbe scivolato, trascinando a valle i compagni per oltre 400 metri. Le vittime sono Maicol Zenatti, 38 anni, di Rovereto, Sergio Martinelli, 29 anni, di Trento, e Antonio Sardano, 49 anni, originario di Andria, tutti molto conosciuti nella comunità alpinistica trentina.

Le condizioni della montagna

Le condizioni generali della montagna sono state giudicate buone dagli operatori, pur con le criticità legate all’anticipo di stagione. Paolo Comune ha spiegato che «siamo un po’ avanti con la stagione a causa dell’innevamento abbastanza scarso, quindi se vogliamo programmare delle gite dobbiamo calcolare che è come se fossimo verso metà-fine luglio», con la presenza di ghiaccio e tratti più delicati lungo gli itinerari.
Sulla stessa via alpinistica, due settimane prima, aveva perso la vita l’alpinista comasco Andrea Villa, 54 anni, dopo un volo di circa 500 metri, confermando la severità della parete Nord del Gran Paradiso.

L'elicottero di Air Zermatt

L’elicottero di Air Zermatt

L’incidente mortale sul Cervino

Sabato 13 giugno, in mattinata, un alpinista francese è morto sul Cervino. Alle ore 12 circa una guida alpina, dalla Capanna Carrel, aveva visto un uomo precipitare per oltre 800 metri dal Pic Tyndall, lungo la via normale italiana alla “Grande Becca”.
Il soccorso è stato effettuato dagli elicotteri di Air Zermatt, mentre gli operatori valdostani erano impegnati in un altro intervento. Il corpo è stato trasportato ad Aosta, mentre gli accertamenti sulla dinamica sono stati affidati ai finanzieri del Sagf di Breuil-Cervinia.

Le vittime sul massiccio del Monte Bianco

Nelle stesse ore un freerider dell’Alta Savoia è morto sullo sperone della Brenva, sul lato italiano del Monte Bianco, mentre sciava con la compagna. A dare l’allarme è stata proprio la donna, ma all’arrivo dei soccorritori francesi per l’uomo non c’era più nulla da fare.
Altri due giovani savoiardi, sorella e fratello di 26 e 24 anni, sono morti sulla cresta Kuffner del Mont Maudit, versante francese del Monte Bianco, travolti da una scarica di sassi alle prime luci del mattino. L’elisoccorso francese è intervenuto intorno alle ore 5.40, allertato da una guida slovacca testimone dell’incidente.

Gli operatori del Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne di Chamonix

Gli operatori del Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne di Chamonix

Il sistema di soccorso sotto pressione

Gli interventi di sabato sono stati coordinati dalla Centrale unica del soccorso della Valle d’Aosta, in costante contatto con il Soccorso alpino valdostano, il Sagf della Guardia di finanza, il Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne francese ed i tecnici di Air Zermatt. Le operazioni si sono svolte in parallelo su Cervino, Brenva e cresta Kuffner.

Nonostante la complessità del quadro, gli operatori hanno sottolineato come il sistema di soccorso abbia retto l’urto di una giornata eccezionalmente impegnativa, anche grazie alla collaborazione transfrontaliera consolidata da anni di addestramento congiunto.

Per i cinque alpinisti morti tra Gran Paradiso, Cervino e Brenva la Procura di Aosta ha rilasciato, lunedì 15 giugno, il nullaosta per lo svolgimento dei funerali, dopo gli accertamenti svolti dai militari del Sagf di Entrèves e Cervinia, mentre per i due giovani travolti dai sassi sulla cresta Kuffner del Mont Maudit procede la magistratura francese.

Il cordoglio del Soccorso alpino valdostano

Poche ore dopo la conclusione degli ultimi interventi, il Soccorso alpino valdostano ha affidato ai social un messaggio di cordoglio. «Per gli appassionati della montagna queste 24 ore non sono state facili. Con profondo dolore sono scomparsi sette alpinisti», si legge nel post.
«La montagna è una passione che solo chi la vive può comprendere. Siamo vicini alle loro famiglie, ai loro amici e a tutte le persone che in questo momento stanno vivendo un dolore immenso. Il nostro pensiero è con voi. Sette vite spezzate in montagna, sette storie, sette passioni, sette cuori che non dimenticheremo», è il messaggio con cui i soccorritori hanno voluto ricordare le vittime di queste ore.

Il messaggio di cordoglio pubblicato dal Soccorso alpino valdostano

Il messaggio di cordoglio pubblicato dal Soccorso alpino valdostano

Controlli sul Monte Bianco contro gli “alpinisti della domenica”

La lunga sequenza di incidenti riapre anche il tema della frequentazione delle grandi montagne da parte di persone poco preparate. Sul massiccio del Monte Bianco da qualche anno è in vigore una misura senza precedenti: un presidio fisso di gendarmeria lungo la Voie Royale, nei pressi del rifugio di Tête Rousse, a quota 3.167 metri.

Il posto di blocco, gestito dai militari del PGHM di Chamonix, è nato per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “fous du Mont-Blanc”, gli “alpinisti della domenica” che tentano la salita privi di adeguata preparazione e attrezzatura. I gendarmi fermano le persone in scarpe da ginnastica, pantaloncini o abiti estivi, più concentrate su selfie e video che sui rischi oggettivi del ghiacciaio.

Il presidio impone la prenotazione nominativa nei rifugi e vieta il bivacco libero, con sanzioni pesanti per i trasgressori. Si tratta di un provvedimento drastico, che ha ridefinito il confine tra l’alpinismo tradizionale e la necessità di tutelare sicurezza e ordine pubblico in un ambiente tanto maestoso quanto spietato.

articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale