Martedì 16 giugno 2026, nella sala conferenze della Biblioteca regionale “Bruno Salvadori” di Aosta, si è tenuto l’incontro informativo dedicato alla figura del tutore volontario per minori stranieri non accompagnati (MSNA), promosso dall’Ufficio della difensora civica nelle sue funzioni di garante per l’infanzia e l’adolescenza, in collaborazione con il Consiglio Valle e l’Assessorato regionale della sanità, salute e politiche sociali.
Un invito alla comunità valdostana
L’iniziativa è servita a sensibilizzare la popolazione valdostana sulla possibilità di candidarsi al percorso formativo per diventare tutore volontario. Ad aprire i lavori è stata la difensora civica Adele Squillaci, che ha richiamato il senso più profondo dell’incontro: «siamo qua per un tema molto toccante che parla appunto del compito della funzione data al Paese, all’Italia, di accogliere ragazzi e bambini non fortunati che si trovano nel nostro Paese perché privi di adulti di riferimento e perché minori».
Nel suo saluto iniziale, il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi ha sottolineato che anche in una realtà piccola come quella valdostana il fenomeno esiste e richiede attenzione. «Spesso noi diciamo: “Ma no, questi casi da noi non ci sono perché siamo così piccoli”, e in realtà i fatti sono differenti», ha osservato, auspicando che dall’incontro possano nascere nuove disponibilità a seguire il percorso di formazione.
I numeri della Valle d’Aosta
Nel 2025 in Valle d’Aosta sono stati accolti 34 minori stranieri non accompagnati nelle comunità socio-educative del territorio. La quasi totalità di loro aveva 17 anni: 30 ragazzi rientrano in questa fascia, accanto a due sedicenni, un quindicenne e un quattordicenne. La nazionalità più rappresentata è quella afghana, con undici minori, seguita da Pakistan, Guinea, Tunisia e Somalia (tre ciascuno), Marocco, Costa d’Avorio ed Egitto (due), Camerun, Senegal e Turchia (uno).
Tra questi 34 MSNA, tre si sono allontanati di propria iniziativa dalle strutture di accoglienza. Adele Squillaci ha spiegato che si tratta di ragazzi che arrivano spesso in condizioni difficili, dopo percorsi di viaggio lunghi e frammentati, per i quali «è necessaria tutta la professionalità che i servizi sociali e le équipe mettono nell’accoglierli», ma anche la presenza di cittadini capaci di affiancarli nel percorso di inserimento.

Giovanni Ravalli, Stefano Aggravi, Adele Squillaci e Loredana Petey
Il supporto del Piemonte
La formazione dei tutori volontari valdostani viene resa possibile grazie alla convenzione tra il garante della Valle d’Aosta, il garante del Piemonte e gli altri partner coinvolti nel progetto. La convenzione di cooperazione biennale è stata rinnovata fino al 31 dicembre 2026 e consente alla Valle d’Aosta di appoggiarsi gratuitamente al sistema piemontese per la selezione e la formazione degli aspiranti tutori.
Adele Squillaci ha ricordato che esiste un elenco presso il Tribunale per i minorenni di Torino e che il percorso formativo viene curato dagli ambiti universitari piemontesi competenti. «Giovanni Ravalli, garante per l’infanzia e l’adolescenza del Piemonte sta aiutando moltissimo la Valle d’Aosta perché è grazie a loro che viene fatta attuazione di selezione e formazione dei tutori volontari», ha aggiunto.
Il tutore volontario è una figura diversa dall’affido e dall’adozione: si tratta di una persona adeguatamente formata e selezionata che si prende cura di un minore straniero non accompagnato, ne esercita la rappresentanza legale e lo aiuta a inserirsi nel contesto di accoglienza, promuovendone diritti e bisogni specifici.
Durante l’incontro, la garante ha insistito su questo aspetto: «si tratta di una figura nuova perché questi cittadini, al di là di essere rappresentanti legali, diventano un po’ anche coloro che integrano, che aiutano, che supportano, che ascoltano questi minori». Un ruolo che può essere esercitato fino a un massimo di tre minori per ciascun tutore.
L’esperienza del Piemonte
Giovanni Ravalli, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte ha portato l’esperienza di un territorio numericamente molto più esposto: «nel 2024 noi riuscivamo a coprire il 47% di minori stranieri non accompagnati affiancati da tutore, nel 2025 siamo saliti al 63%», ha spiegato, indicando un aumento della sensibilità sul tema.
Ravalli ha definito i tutori un volontariato puro, fatto da persone che «parlano poco e fanno tanto», capaci di diventare «un ponte straordinario verso l’integrazione» ed ha sottolineato come, anche dopo il compimento della maggiore età, molti continuino a restare accanto ai ragazzi, accompagnandoli verso la scuola, il lavoro o l’autonomia abitativa.

Il tavolo dei relatori dell’incontro: Fabiana Furfaro, assistente sociale e referente regionale per i progetti in favore dei MSNA, Stefano Aggravi, presidente del Consiglio Valle, Adele Squillaci, difensora civica della Valle d’Aosta e Giovanni Ravalli, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte
Un percorso che ripartirà in autunno
Il nuovo percorso di formazione per aspiranti tutori volontari partirà dal prossimo autunno, indicativamente da settembre 2026. Per candidarsi occorrerà presentare la propria disponibilità al garante per l’infanzia e l’adolescenza del Piemonte e superare una selezione, prima di accedere al corso previsto dalla convenzione.
Adele Squillaci ha ricordato anche il contesto normativo e istituzionale in cui si inserisce questo lavoro: dal 2017, quando un ragazzo arriva sul territorio ed è accertato che sia minore e privo di adulti di riferimento, scatta il dovere di accoglienza. «Quando queste condizioni si creano, un apparato complesso fatto da servizi sociali e tutori volontari supporta questi ragazzi cercando di dar loro delle chance», ha spiegato.
L’incontro si è chiuso con l’idea che attorno ai minori stranieri non accompagnati serva una rete sempre più solida, capace di mettere insieme istituzioni, servizi, volontari e territori. Per la Valle d’Aosta, che ha numeri piccoli ma proporzionalmente significativi, la collaborazione con il Piemonte è diventata uno strumento essenziale per garantire formazione e accompagnamento qualificato. In una fase in cui il tema delle migrazioni viene spesso affrontato in modo ideologico, l’appello lanciato da Aosta è andato nella direzione opposta: costruire una cultura dell’accoglienza concreta, fondata sulla responsabilità civile e sulla presenza di adulti disponibili a farsi carico, almeno per un tratto di strada, del futuro di ragazzi arrivati soli.












