notizie intelligenti dalla Valle d'Aosta

notizie intelligenti dalla Valle d'Aosta

Brissogne, sei agenti denunciano clima tossico nella casa circondariale

La Casa circondariale di Brissogne

pubblicato giovedì 25 Giugno 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Brissogne, sei agenti denunciano clima tossico nella casa circondariale

di aostapresse.it | Gio 25 Giu 26 • h. 10

La Casa circondariale di Brissogne

“Ti distruggo”, “Se voglio ti rovino”, “Dovete fare tutto quello che vi dico”. Sono alcune delle frasi riportate in una segnalazione scritta, arrivata ai sindacati e alla Direzione della casa circondariale di Brissogne, firmata da sei agenti di polizia penitenziaria in servizio nell’istituto. Nel documento si parla di “gravi criticità organizzative e possibili abusi di potere da parte di figure gerarchicamente sovraordinate”, con un elenco di episodi che descrive un clima di pressione psicologica costante.

Gli agenti segnalano “toni aggressivi, urla e rimproveri anche in presenza di detenuti”, “espressioni intimidatorie e minacciose”, “prese e strattoni alle braccia” e “lanci di oggetti” durante il servizio. A questo si aggiungerebbe l’uso improprio della videosorveglianza: i sistemi di controllo sarebbero stati utilizzati dai superiori per monitorare in modo mirato l’attività dei singoli operatori, alimentando un clima di paura e controllo.

Procedimenti disciplinari e turni “punitivi”

Nella segnalazione gli agenti parlano anche di un incremento dei rapporti disciplinari “con finalità ritorsive”, di contestazioni considerate “ingigantite” rispetto alle reali mancanze e di turni organizzati con “carichi gravosi addossati al singolo agente”. Non è la prima volta che il carcere di Brissogne viene descritto come un ambiente lavorativo deteriorato: già nel 2025 la struttura era finita sulle cronache locali dopo le dimissioni volontarie di un agente che aveva parlato di «clima tossico».

Secondo quanto emerge da fonti interne, negli ultimi due anni i procedimenti disciplinari a carico del personale di Polizia penitenziaria nel distretto sarebbero oltre 160, un numero che per i sindacati fotografa un irrigidimento nelle relazioni interne. Un malessere che avrebbe spinto alcuni agenti a rivolgersi al servizio di supporto psicologico interno ed altri a lasciare il Corpo.

L’accusa di domande sulla vita privata e frasi denigratorie

Tra i sei firmatari c’è anche un agente che ha presentato una relazione individuale. In quel testo, racconta una situazione «di rilevante gravità» che riguarda il comportamento di una superiore: la sovrintendente avrebbe convocato alcuni colleghi per porre domande «di carattere strettamente personale» su di lui e su una collega, ventilando «risvolti penali» per chi non avesse collaborato.

In un altro episodio, lo stesso superiore avrebbe pronunciato, davanti ad altri, «frasi ironiche e denigratorie» sui due agenti, alimentando illazioni sulla loro vita privata e mettendo in discussione la loro credibilità professionale. Per il poliziotto si tratterebbe di condotte che hanno contribuito ad alimentare «illazioni e delegittimazione» all’interno del reparto.

La direttrice: «accertamenti in corso, sentiremo tutte le parti»

La direttrice della Casa circondariale, Claudia Piscione Kivel Mazuy, ha confermato l’avvio di verifiche interne. La dirigente, che regge contemporaneamente anche la Casa circondariale di Verbania, a quasi 190 chilometri di distanza, ha spiegato che «la situazione va appurata», annunciando che saranno sentiti i protagonisti della vicenda e messi a confronto, per valutare la fondatezza delle accuse e decidere eventuali interventi.

Nel frattempo, alcune figure apicali indicate nelle segnalazioni sono state spostate ad altri incarichi, ma continuano a ricoprire ruoli di responsabilità operativa. Una delle persone citate nell’esposto, l’ex coordinatrice Jolanda Capozzi, ha lasciato il ruolo di sovrintendente ed oggi svolge compiti di sorveglianza generale: una mansione che, come ricordano i sindacati, resta comunque una delle funzioni di comando più alte in un istituto penitenziario.

I mezzi della Polizia penitenziaria davanti all'ingresso della Casa circondariale di Brissogne

I mezzi della Polizia penitenziaria davanti all’ingresso della Casa circondariale di Brissogne

Il sindacato Osapp: “vicenda sconvolgente, servono ispezioni”

Per il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Osapp, quanto denunciato «è semplicemente sconvolgente». Il segretario generale Leo Beneduci ha sottolineato che, se anche solo una parte delle accuse venisse confermata, si sarebbe davanti a comportamenti «incompatibili con il ruolo e le responsabilità di chi è chiamato a dirigere personale dello Stato».

Osapp ha chiesto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria l’attivazione di una «ispezione straordinaria, approfondita e a tutto campo», oltre all’intervento del capo del personale per fare piena luce su ogni circostanza. Il sindacato ha inoltre richiesto che le verifiche non si limitino ai casi più recenti, ma coprano almeno gli ultimi due anni, esaminando tutte le segnalazioni, i procedimenti disciplinari, i trasferimenti e le dimissioni dal Corpo.

«Non basta cambiare incarico, servono avvicendamenti veri»

Nel mirino del sindacato c’è anche la gestione delle posizioni di comando durante gli accertamenti. Beneduci ha contestato l’idea che sia sufficiente un cambio di mansione interno: la sorveglianza generale, ricorda, «rappresenta una delle più elevate funzioni di comando e di responsabilità operative» in un istituto e consente comunque un forte esercizio di autorità sul personale.

Per questo, Osapp chiede che «chiunque sia coinvolto nelle segnalazioni non possa continuare a esercitare neppure tali funzioni» fino alla chiusura degli accertamenti. Il rischio, secondo il sindacato, è che il personale che ha denunciato si trovi a lavorare ancora sotto la supervisione di chi è oggetto delle accuse, con possibili ripercussioni sul clima interno e sulla serenità degli operatori.

Meno agenti, più stress: le criticità strutturali

Al di là delle responsabilità individuali, la vicenda riporta in primo piano le criticità strutturali della Casa circondariale di Brissogne. Secondo i dati citati dai sindacati, mancherebbero circa trenta agenti rispetto all’organico previsto, con effetti immediati sulla distribuzione dei turni, sulla copertura dei reparti e sul livello di stress del personale.

A questo si sommano l’aumento dei procedimenti disciplinari, le rotazioni di incarico e la gestione “in reggenza” della Direzione, che deve distribuire la propria presenza tra due istituti lontani. È dentro questo contesto che gli agenti collocano “il diffuso malessere psicologico” ed i ricorsi al supporto psicologico interno, non per tensioni con i detenuti, ma per dinamiche di potere interne al Corpo.

Un tema che chiama in causa anche la politica

Osapp ha chiesto esplicitamente un intervento delle Istituzioni regionali e nazionali, sostenendo che «la politica ha il dovere di intervenire, pretendere trasparenza ed equità e stigmatizzare comportamenti gravi e impropri». Il sindacato ha avvertito che la vicenda «non può essere archiviata come una semplice controversia interna», perché riguarda presunte intimidazioni, pressioni psicologiche, umiliazioni e uso improprio degli strumenti di controllo all’interno di un presidio dello Stato.

Al di là dell’esito degli accertamenti, il caso Brissogne riapre una questione più ampia: come si tutela la salute e la dignità di chi lavora in un carcere, in una fase in cui la gestione della sicurezza è schiacciata tra carenza di organici, aumento della conflittualità e stress cronico? E quanto è sostenibile, nel lungo periodo, un modello che affida a poche figure apicali un potere così forte su organizzazione, disciplina e valutazione del personale, senza che ci siano controlli esterni rapidi ed efficaci?