Il caso è nato da una comunicazione riservata, risalente alla metà di maggio 2026, con cui l’amministratore delegato di CVA, Giuseppe Argirò, aveva informato il Consiglio di amministrazione che, per la prima volta in quasi cinque anni, parteciperà ai lavori ma non prenderà parte al voto sull’affidamento di un incarico di “revisione critica” dell’impairment test richiesto dall’azionista unico Finaosta, la finanziaria regionale.
L’impairment test è la procedura contabile, prevista dai principi internazionali, che serve a verificare se il valore degli impianti e delle partecipazioni iscritti in bilancio sia effettivamente recuperabile; se non lo è, il bene va svalutato e la perdita entra a conto economico.
Nella comunicazione Argirò ha spiegato che il suo dissenso non riguarda la scelta tecnica di approfondire le analisi sui valori iscritti a bilancio, ma il contesto in cui la decisione viene assunta. L’ad aveva scritto che la richiesta di un nuovo impairment test su tutte le società controllate dirette e indirette «non appare riconducibile esclusivamente alla volontà autonoma di Finaosta», ma «parrebbe fortemente condizionata dalle iniziative politiche del consigliere Aurelio Marguerettaz», capogruppo dell’Union Valdôtaine.
Secondo Argirò, avviare un percorso tecnico complesso a pochi giorni dall’approvazione del bilancio rischia di aprire «una fase di indeterminatezza» sulla calendarizzazione dell’iter, con possibili conseguenze per la società e per il socio Regione in termini reputazionali e di flussi di dividendi.
Marguerettaz: «accusa gravissima, Finaosta non segue il mal di pancia di un consigliere»
Il capogruppo unionista Aurelio Marguerettaz ha reagito in Consiglio Valle parlando di «attacco assolutamente fuori dalle righe» spiegando di avere esercitato le sue prerogative ispettive chiedendo accesso agli atti, come consentito dal regolamento consiliare, e ha definito «gravissima» l’idea che Finaosta, «cassaforte dell’Amministrazione regionale», possa agire sulla base del «presunto mal di pancia di un consigliere».
Marguerettaz ha ricordato che Finaosta è soggetta al Testo unico bancario e al controllo di Banca d’Italia e che la richiesta di supplementi di valutazione sui conti di CVA rientra nelle prerogative di un socio che deve tutelare una società interamente pubblica. Sul tema dell’indebitamento, il capogruppo UV ha espresso preoccupazione per un’esposizione complessiva tra i 600 e gli 800 milioni di euro, chiedendo chiarimenti sul perché ricorrere al debito e pagare interessi mantenendo al tempo stesso importanti giacenze di cassa.

Giuseppe Argirò, amministratore delegato di CVA
CVA: “debito sotto controllo, indicatori di solidità tra i migliori del settore”
In risposta CVA ha chiarito la propria struttura finanziaria spiegando che il dato corretto da considerare non è il debito lordo di “un miliardo”, ma la posizione finanziaria netta (PFN) rapportata al margine operativo lordo (EBITDA).
Al 31 dicembre 2025 la PFN si attestava a 521 milioni di euro, a fronte di un EBITDA di circa 340 milioni, con un rapporto PFN/EBITDA pari a 1,5 volte. Secondo la società si tratterebbe di uno dei valori più bassi del settore di riferimento, dove la media supera le tre volte. I dati gestionali interni aggiornati a giugno 2026 indicano inoltre un ulteriore miglioramento, con PFN sotto i 400 milioni e rapporto PFN/EBITDA vicino a 1,2.
Per CVA questi indicatori “testimoniano la solidità del Gruppo” e la capacità di sostenere i programmi di investimento e crescita mantenendo un profilo finanziario equilibrato. Argirò ha poi ribadito che parlare genericamente di “un miliardo di debito” può costituire un grave danno per la reputazione dell’azienda e per chi con essa lavora o investe, ed ha annunciato la volontà di tutelare la propria immagine nelle sedi opportune rispetto a «velate minacce» e «affermazioni non corrette».
Finaosta: “operato indipendente, richieste nelle prerogative del socio”
Nel pieno della polemica, il presidente di Finaosta Marco Linty ha rivendicato la piena autonomia del proprio operato: «le richieste formulate nei confronti di CVA rientrano pienamente nelle prerogative del socio nell’ambito delle attività finalizzate all’approvazione del bilancio», ha sottolineato, precisando che l’azione di Finaosta è «indipendente e autonoma, scevra da qualsiasi ingerenza o condizionamento».
Linty ha inoltre annunciato che la società verificherà la veridicità di quanto riportato in merito alle comunicazioni di Argirò, «a tutela dell’immagine del socio» e del corretto funzionamento dei rapporti tra finanziaria, partecipata e Regione.

Marco Linty, presidente di Finaosta
Il richiamo del presidente Aggravi: «le prerogative dei consiglieri vanno tutelate»
In apertura della seduta di mercoledì 24 giugno, il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi ha richiamato «i principi essenziali» del funzionamento delle Istituzioni democratiche. Nel suo intervento ha ricordato che le prerogative di sindacato ispettivo e di accesso agli atti sono parte integrante del mandato dei consiglieri regionali e devono essere esercitate nel rispetto della riservatezza e della correttezza istituzionale, ma anche tutelate da possibili condizionamenti esterni.
Aggravi ha auspicato che l’azione delle società partecipate regionali e, più in generale, di ogni articolazione del sistema regionale sia sempre fondata su «fatti, analisi e decisioni oggettive», assunte con responsabilità dagli organi competenti, e che tali decisioni restino estranee a condizionamenti legati al momento politico o a dinamiche non coerenti con il corretto esercizio delle rispettive funzioni. Il richiamo, formulato in termini generali, è stato poi oggetto di comunicazioni formali alle società interessate.
Solidarietà a Marguerettaz e richiesta di audizioni su CVA e Finaosta
Il dibattito in Aula ha visto una serie di prese di posizione. Il vice capogruppo UV Michel Martinet ha espresso «piena solidarietà» ad Aurelio Marguerettaz, parlando di «attacchi gravi e ingiustificati» nell’esercizio del mandato consiliare e ricordando che le prerogative dei consiglieri trovano fondamento nei principi costituzionali della rappresentanza democratica e dell’autonomia delle assemblee elettive.
Dall’opposizione, il vice capogruppo della Lega Simone Perron ha chiesto l’urgente convocazione della quarta Commissione consiliare per audire i vertici di Finaosta e CVA, chiarire le ragioni del ritardo nell’approvazione del bilancio e «far uscire tutte le carte sul tavolo», definendo la vicenda «una lotta carsica tutta interna all’Union Valdôtaine» che si protrae da anni.
Il capo gruppo di Forza Italia Pierluigi Marquis ha ricordato che CVA genera ricavi annui paragonabili al 70% del bilancio regionale e che l’attività ispettiva del Consiglio è essenziale per valutare l’operato di una società di tale rilevanza, chiedendo rapporti istituzionali improntati su flussi informativi adeguati e sulla piena legittimità del controllo politico. Posizioni simili sono state espresse da Marco Carrel (Autonomisti di Centro) e Alberto Zucchi (Fratelli d’Italia), che hanno sollecitato audizioni e trasparenza sui numeri, più che «sulle bagarre».

Aurelio Margurettaz. capogruppo UV in Consiglio Valle
Bilancio rinviato e premio di produzione slittato
Il rinvio del bilancio 2025 di CVA ,dovuto “alle ulteriori attività di analisi e valutazione richieste dall’azionista unico Finaosta”, ha avuto ricadute anche sul personale della società. Nel question time in Consiglio Valle, Marco Carrel ha segnalato che il premio di produzione 2025, atteso a luglio dai dipendenti, sarà erogato ad agosto proprio perché, per legge, la corresponsione può avvenire solo dopo l’approvazione del bilancio.
Il presidente della Regione Renzo Testolin ha confermato che l’erogazione del premio «non è messa in discussione», ma subisce uno slittamento in funzione della nuova calendarizzazione dell’iter di bilancio, che potrebbe arrivare «negli ultimi giorni di luglio, salvo imprevisti». Per il consigliere di opposione, questo è l’ennesimo segnale di come la mancata gestione politica del dossier CVA finisca per ripercuotersi non solo sugli equilibri istituzionali, ma anche sulle famiglie dei dipendenti.
Un dossier che va oltre il caso personale
Nelle parole di molti consiglieri, la querelle tra Argirò e Marguerettaz è solo la punta dell’iceberg. Dietro c’è un tema più ampio: il rapporto tra una partecipata interamente pubblica ma operante sul mercato, con indicatori di solidità rivendicati dall’azienda, e un sistema politico che da anni fatica a definire una linea condivisa su governance, controlli, compensi e trasparenza.
Da una parte, CVA rivendica la propria autonomia manageriale e la solidità finanziaria; dall’altra, più voci in Consiglio Valle ricordano che la società non è un soggetto privato, ma un pezzo centrale del “sistema Valle d’Aosta”, che deve poter essere oggetto di controllo politico pieno, senza che le prerogative ispettive vengano lette come ingerenze o personalismi.
Il prossimo passaggio, a questo punto, non sarà solo l’approvazione del bilancio: saranno le audizioni richieste, la gestione delle nomine di vertice e la capacità, o meno, di trasformare una battaglia di comunicati stampa in un confronto su numeri, regole e responsabilità.












