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Cogne Acciai Speciali, disdetto l’integrativo: sindacati in sciopero

L'ingresso della Cogne acciai speciali di Aosta durante lo sciopero del 7 luglio

pubblicato venerdì 3 Luglio 26 • h. 17

realizzato da aostapresse.it

Cogne Acciai Speciali, disdetto l’integrativo: sindacati in sciopero

di aostapresse.it | Ven 3 Lug 26 • h. 17

L'ingresso della Cogne acciai speciali di Aosta durante lo sciopero del 7 luglio

La Cogne Acciai Speciali ha disdetto l’accordo integrativo aziendale 2023‑2026, comunicandolo ai sindacati con una lettera che riguarda circa 1.200 dipendenti. Nella missiva la governance richiama “una straordinaria complessità” del mercato, tra volatilità economica e geopolitica, e parla della “necessità di uno sforzo congiunto” per preservare la competitività, attraverso una revisione flessibile delle condizioni contrattuali, “rispondendo al tempo stesso alle esigenze dei lavoratori”.
Nei prossimi giorni è previsto l’avvio della trattativa per un nuovo integrativo, ma la disdetta ha aperto una fase di forte tensione sindacale e politica.

Che cos’è un contratto integrativo aziendale

Il contratto integrativo aziendale è un accordo di secondo livello, firmato tra azienda e rappresentanze sindacali, che integra il contratto nazionale di settore (CCNL) introducendo condizioni migliorative per i dipendenti: premi di risultato, maggiorazioni, organizzazione dei turni, flessibilità, welfare, elementi economici legati alla produttività. Per legge non può peggiorare le tutele previste da contratto nazionale e normativa, ma solo aggiungere diritti e riconoscimenti ulteriori. Alla CAS il testo 2023‑2026, siglato nell’aprile 2023, regolava proprio questi aspetti per tutto il personale dello stabilimento.

La disdetta dell’integrativo non cancella immediatamente le condizioni vigenti: nel caso della CAS, l’accordo resta formalmente in vigore fino al 30 settembre, termine entro il quale azienda e sindacati possono tentare un rinnovo. Se entro quella data non verrà sottoscritto un nuovo integrativo, l’attuale contratto decadrà e molti diritti consolidati, economici e normativi, torneranno a essere disciplinati solo dal contratto nazionale, con un impatto diretto su salario, orari, organizzazione del lavoro e welfare aziendale. È questo il nodo al centro della mobilitazione.

La posizione dei sindacati: “attacco ai diritti e alla contrattazione”

FIOM CGIL, FIM CISL e UILM UIL Valle d’Aosta hanno reagito proclamando otto ore di sciopero per martedì 7 luglio 2026, su tutti i turni di lavoro, denunciando “una scelta di estrema gravità” da parte dell’azienda. Le tre categorie metalmeccaniche hanno ricordato che il sistema di relazioni sindacali è stato costruito in oltre trent’anni di contrattazione e conquiste e che, senza un nuovo accordo, la decadenza dell’integrativo comporterebbe “la cancellazione di diritti e tutele conquistati nel corso di decenni”.

I sindacati hanno inserito la disdetta in un quadro più ampio: hanno parlato di “progressivo deterioramento del clima aziendale”, hanno ricordato l’aumento di contestazioni disciplinari, alcune sfociate in licenziamenti, ed hanno denunciato decisioni unilaterali con ricadute sulle condizioni di lavoro. Per FIOM, FIM e UILM la mossa della CAS “è un segnale estremamente preoccupante” sullo stato di salute della principale realtà industriale valdostana: la crisi economica, hanno sostenuto, “non può essere affrontata scaricandone il peso sulle lavoratrici e sui lavoratori”, riducendo diritti e spazi di confronto.

Le tre sigle metalmeccaniche hanno rilanciato una visione alternativa: il futuro dell’acciaieria, hanno scritto in una nota congiunta, richiede “una strategia industriale credibile, investimenti, rilancio produttivo e relazioni industriali fondate sul rispetto reciproco”. La disdetta dell’integrativo viene letta come passo nella direzione opposta, “alimentando il conflitto” in un momento in cui servirebbero soluzioni condivise. Per questo hanno invitato lavoratrici e lavoratori ad aderire allo sciopero e al presidio davanti alla Direzione, definendo la difesa del contratto integrativo come difesa “del lavoro, della dignità delle persone e del futuro di una delle aziende simbolo dell’industria valdostana”.

Manifestanti davanti alla Cogne Acciai Speciali di Aosta durante lo sciopero del 7 luglio

Manifestanti davanti alla Cogne Acciai Speciali di Aosta durante lo sciopero del 7 luglio

La richiesta di un Tavolo regionale: «la CAS pilastro dell’economia valdostana»

Tra le prime reazioni politiche c’è quella di del consigliere regionale di minoranza Marco Carrel (Pour l’Autonomie) che ha chiesto di aprire subito un tavolo regionale sulla vertenza, evidenziando come la CAS sia «un pilastro dell’economia valdostana», insista su un’area di proprietà regionale e benefici, da decenni di sostegni pubblici. La decisione di disdire l’integrativo viene giudicata «non accettabile» alla luce di questo legame con la comunità, perché rappresenterebbe un arretramento di diritti e tutele per circa 1.200 dipendenti e il relativo indotto.

La proposta dell’ex assessore regionale è quella di un Tavolo di concertazione istituzionale tra Giunta regionale, società, sindacati e parti sociali, per vigilare sull’uso del bene pubblico e garantire che chi ne usufruisce rispetti «il principio di responsabilità sociale». Lo sguardo è rivolto alle 1.200 famiglie coinvolte: il futuro della CAS viene esplicitamente collegato al futuro dei lavoratori valdostani, con l’idea che la politica non possa limitarsi «a prendere atto», ma debba assumere un ruolo attivo nella gestione della crisi.

Le forze di sinistra: «non si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite»

Uniti a Sinistra ha espresso «piena solidarietà» alle lavoratrici e ai lavoratori ed ha definito la disdetta dell’integrativo «una scelta gravissima» che apre una crisi aziendale «con conseguenze potenzialmente molto pesanti sul piano occupazionale e sociale». La coalizione, che raccoglie i movimenti Area Democratica, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, sostiene lo sciopero di FIOM, FIM e UILM come mobilitazione necessaria per evitare che i costi della crisi vengano «ancora una volta» scaricati solo sui lavoratori, mentre chi ha beneficiato dei risultati economici si sottrae alle proprie responsabilità.

Il coordinatore di Uniti a Sinistra, Raimondo Donzel, ha criticato un modello in cui «si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite» sottolineando il ruolo strategico della CAS non solo per la Valle ma anche per il sistema produttivo nazionale. Da qui l’appello a Governo, Regione e Comune di Aosta perché si attivino «con urgenza» per tutelare l’occupazione e garantire la continuità produttiva, costruendo un percorso condiviso che salvaguardi futuro dell’azienda e dei dipendenti. UaS si dice pronta a stare «al fianco» dei lavoratori lungo tutta la vertenza.

Su una linea vicina si colloca Alleanza Verdi e Sinistra, che giudica «non accettabile» rispondere alle difficoltà di mercato disdettando l’integrativo. La capogruppo in Consiglio Valle, Chiara Minelli, parla di fase segnata da ammortizzatori sociali e contesto produttivo complesso, ma insiste sul fatto che la contrattazione aziendale non sia un ostacolo alla competitività bensì uno strumento che ha contribuito a costruire relazioni industriali solide. Indebolirla, evidenzia, significa aumentare le tensioni proprio quando servirebbero «responsabilità e condivisione». Anche AVS – Rete Civica VdA chiede alla Regione di attivarsi immediatamente con un confronto tra azienda e sindacati per tutelare occupazione e diritti.

ADU VdA: “smontare la contrattazione rende più deboli e ricattabili i lavoratori”

ADU Valle d’Aosta ha definito la disdetta «non un incidente di percorso», ma la scelta «di scaricare il costo di una crisi industriale» su chi lavora, collegando la mossa dell’azienda ai mesi di contestazioni disciplinari e decisioni imposte senza confronto, denunciando un disegno «di smontare pezzo per pezzo» la contrattazione: non per razionalizzare costi, ma «per spaccare la forza collettiva» dei lavoratori, isolando le persone e rendendole più deboli e ricattabili.

ADU ha sottolineato che un sistema di relazioni industriali costruito in trent’anni «non si cancella con un atto unilaterale» e che i diritti acquisiti non sono merce di scambio nei momenti di difficoltà del mercato. La Valle d’Aosta, ha avvertito, non può permettersi che la sua principale realtà industriale affronti la crisi indebolendo chi ci lavora, invece di costruire con investimenti e visione un futuro produttivo sano. Le relazioni fondate sul rispetto reciproco vengono indicate come condizione per evitare che la competitività si traduca in «macerie sociali». ADU ha annunciato la presenza al presidio del 7 luglio, legando la difesa dell’integrativo alla difesa della dignità del lavoro.

L'ingresso della Cogne Acciai Speciali di Aosta durante lo sciopero del 7 luglio

L’ingresso della Cogne Acciai Speciali di Aosta durante lo sciopero del 7 luglio

Il PD Valle d’Aosta: «la competitività non si costruisce con atti unilaterali»

Il Partito Democratico della Valle d’Aosta ha partecipato al presidio davanti alla Direzione della CAS, ricordando che lo stabilimento «è la più grande realtà industriale» regionale: 1.200 dipendenti che, con l’indotto, arrivano a circa 1.500 famiglie. Il segretario regionale, Fulvio Centoz, condivide l’analisi dei sindacati: questa non è più solo una vertenza aziendale, ma una questione che riguarda l’intera comunità valdostana, con il rischio concreto che una crisi industriale si trasformi in crisi sociale.

Centoz ha richiamato le sfide del settore siderurgico, costi energetici, concorrenza internazionale, dazi, transizione ambientale, ma sostiene che la disdetta dell’integrativo «non è una risposta a quelle sfide», bensì «meno salario reale» per centinaia di famiglie in un contesto già gravoso per il costo della vita in montagna. Secondo il PD, la competitività si costruisce con investimenti, innovazione, formazione, energia a costi sostenibili e un piano industriale chiaro per Aosta: «i lavoratori non sono una variabile di aggiustamento» ma la prima condizione per il futuro della Cogne.

Il PD chiede che la Regione non si presenti ai Tavoli nazionali e regionali come «spettatrice», ma con un mandato chiaro e una proposta, usando gli strumenti di cui dispone per costruire condizioni di soluzione equilibrata. Difendere oggi i lavoratori della Cogne, conclude Fulvio Centoz, significa difendere «il futuro industriale della Valle d’Aosta» e richiede responsabilità da parte di chi governa.

Lega e Renaissance Valdôtaine: “serve un ruolo primario della Regione”

Lega Vallée d’Aoste e Renaissance Valdôtaine hanno quindi chiesto che la Regione sia protagonista nella gestione della crisi. I due gruppi hanno annunciato iniziative in Consiglio Valle per approfondire il tema, «con l’obiettivo prioritario» di salvaguardare azienda e livelli occupazionali dei circa 1.200 lavoratori coinvolti, ed hanno depositato un’interrogazione a risposta immediata all’Assessore competente (Luigi Bertschy, n.d.r.).

Il capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, ha sottolineato che «quella della CAS non è una vertenza come le altre» e che la Regione «può e deve avere un ruolo primario» per garantire occupazione ed evitare la compressione delle garanzie contrattuali. Il consigliere Simone Perron, commissario in quarta Commissione, ha chiesto una convocazione con azienda e sindacati per trasformare gli incontri informali in un Tavolo istituzionale stabile, dove tutte le parti possano essere ascoltate direttamente dai commissari. L’idea è che la tutela di lavoratori e impresa richieda «celerità, attenzione e coesione istituzionale».

articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale