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Discarica abusiva sulla strada della Val Ferret: 24 indagati per rifiuti illeciti

Un'auto dei Carabinieri

pubblicato lunedì 8 Giugno 26 • h. 09

realizzato da aostapresse.it

Discarica abusiva sulla strada della Val Ferret: 24 indagati per rifiuti illeciti

di aostapresse.it | Lun 8 Giu 26 • h. 9

Un'auto dei Carabinieri

Utilizzavano un terreno lungo la strada che porta in Val Ferret, poco dopo l’abitato di Entrèves, come deposito non autorizzato per i materiali inerti provenienti dai cantieri della zona. Per questa presunta gestione illecita di rifiuti speciali non pericolosi la Procura di Aosta ha iscritto nel registro degli indagati 24 persone, accusate a vario titolo di violazioni del Testo unico ambientale in materia di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti. L’area, circa cento metri quadrati, è stata sequestrata insieme ad un autocarro e ad un escavatore dell’impresa considerata al centro del sistema.

L’indagine dei Carabinieri tra Entrèves e Val Ferret

L’inchiesta nasce dalle verifiche dei Carabinieri della Stazione di Courmayeur, che da alcuni mesi avevano notato un via vai anomalo di camion carichi di calcinacci e altri materiali di risulta diretti verso un terreno privato lungo la strada per la Val Ferret. A partire da quei movimenti, i militari hanno avviato un’attività di monitoraggio con osservazioni, controlli e pedinamenti, documentando come il sito venisse utilizzato in modo sistematico come punto di scarico dei materiali inerti provenienti da più cantieri della zona. Il quadro raccolto è poi confluito nell’indagine coordinata dalla Compagnia di Aosta.

Il ruolo dell’imprenditore di Courmayeur

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’area era stata affidata da un privato a un imprenditore di Courmayeur che, oltre a possedere la particella, gestisce una ditta edile ed è regolarmente autorizzato al trasporto di rifiuti non pericolosi. Proprio su questa doppia veste si concentrano gli inquirenti: il terreno, privo di autorizzazioni specifiche, sarebbe stato trasformato in una sorta di discarica temporanea dove accumulare gli inerti di terzi. Una volta stoccato il materiale, l’imprenditore lo avrebbe poi presentato come residuo dei propri cantieri, portandolo a smaltire in discariche autorizzate e così ripulendo la filiera formale.

La strada di Entrèves, a Courmayeur, che porta in Val Ferret

La strada di Entrèves, a Courmayeur, che porta in Val Ferret

Sette imprese e un sito “comodo” per smaltire

Le verifiche dei Carabinieri hanno permesso di individuare almeno sette imprese edili che avrebbero utilizzato il deposito, tra cui una società con sede legale a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Per le aziende coinvolte, quel piazzale lungo la strada diventava un canale di smaltimento parallelo: poter scaricare quando si vuole, senza limiti di quantità, senza controlli sul tipo di materiale conferito e soprattutto senza sostenere i costi del conferimento in discarica e senza compilare il formulario dei rifiuti. Una comodità che, secondo l’accusa, si traduceva in un aggiramento delle regole su tracciabilità, sicurezza e oneri economici.

Formulari falsificati e tracciabilità spezzata

Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda proprio i formulari di identificazione dei rifiuti (FIR), che registrano origine, destinazione e percorso del materiale. Gli inquirenti contestano all’imprenditore di aver fatto risultare, su questi documenti, come propri gli inerti stoccati per conto terzi nel sito non autorizzato. In pratica, quando il materiale veniva portato in discariche regolari, sui formulari comparivano il suo nome, i suoi cantieri e i suoi mezzi, spezzando la tracciabilità reale del rifiuto.
Le 24 persone sotto indagine, tra cui otto cittadini stranieri regolari sul territorio, devono rispondere a vario titolo di violazioni in materia di gestione, raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi.

Sequestri e sviluppi dell’inchiesta

Il sequestro preventivo del terreno, dell’autocarro e dell’escavatore mira a bloccare l’utilizzo del sito in attesa degli sviluppi giudiziari e a cristallizzare lo stato dei luoghi per eventuali ulteriori accertamenti tecnici. Gli investigatori stanno proseguendo l’analisi della documentazione e dei movimenti di mezzi e materiali per ricostruire con precisione flussi, quantitativi e responsabilità lungo l’intera catena.
Restano da chiarire anche i rapporti economici tra chi ha gestito il sito e le imprese che lo hanno utilizzato: se e come siano avvenuti pagamenti o altre forme di compenso per garantirsi un punto di scarico “facile” in una zona che, per vocazione e fragilità, dovrebbe essere tutelata con particolare attenzione.

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