C’è una domanda che il sistema regionale di Protezione civile della Valle d’Aosta si pone ogni anno, con onestà: «siamo davvero pronti?» Non “pronti” nel senso retorico del termine, pronti nel senso concreto, operativo, verificabile. La risposta arriva dalle esercitazioni, e quella di quest’anno, EXE2026, in corso da lunedì 11 a lunedì 18 maggio 2026 tra Aosta, Nus e Verrayes, è la più ambiziosa delle tre edizioni finora realizzate.
L’esercitazione non è una dimostrazione
Il punto che il capo della Protezione civile regionale Valerio Segor ha voluto chiarire subito è quasi controintuitivo: «l’obiettivo non è dimostrare che sappiamo fare. Al contrario, vogliamo sollecitare il sistema sugli elementi dove sappiamo che ci sono difficoltà e farle emergere, per poi capire insieme come risolverle». Non è modestia di facciata, è il principio su cui si regge qualsiasi attività addestrativa seria. Una macchina che si esercita solo per sembrare efficiente non impara nulla. Una che cerca i propri punti deboli, sì.
La vicaria Sara Maria Ratto ha precisato la filosofia operativa con altrettanta chiarezza: «sulle due precedenti edizioni avevamo evidenziato una serie di carenze su cui dovevamo lavorare. Abbiamo lavorato, e adesso ritesteremo quello che abbiamo fatto, sia a livello di protocolli, sia di ammodernamento della Colonna mobile regionale». Non un punto di arrivo, dunque, ma un ciclo continuo di verifica e miglioramento.
EXE2026 prevede undici moduli operativi: montaggio di un campo di accoglienza completo allo stadio Puchoz ad Aosta, ricerca dispersi in montagna, simulazione di incidente chimico alla Cogne acciai speciali, esercitazione con droni sull’area percorsa dall’incendio boschivo del 2025 tra Verrayes e Saint-Denis, prima autocolonna di veicoli pesanti Aosta-Courmayeur e ritorno. Tutto questo mentre centinaia di studenti delle scuole valdostane visitano il campo ed i giovani volontari di Protezione civile, Croce Rossa e Vigili del fuoco si formano e lavorano in autonomia.

Il Generale Giovanni Santo, Renzo Testolin, Valerio Segor e Sara Maria Ratto
La sfida più difficile: i diritti in emergenza
Tra tutti i moduli, quello che il Generale Giovanni Santo, dirigente della Protezione civile, definisce «una sfida ancora aperta» è il più silenzioso: garantire un’assistenza dignitosa alle persone con disabilità in caso di emergenza. Dal 2024 la Protezione civile valdostana lavora su questo fronte con crescente consapevolezza, e i progressi sono reali, ma Santo non usa mezze misure nel descrivere quanto resta da fare: «si è cambiato il paradigma – ha sottolineato – non si parla più di assistere le persone disabili nel senso di rendergli la vita un po’ più facile. Si parla di diritti. Nel momento in cui mi trovo a gestire una persona con disabilità in un campo di assistenza umanitaria, devo comprendere quali sono i suoi bisogni e adeguare i protocolli, non solo di primo intervento, ma di assistenza».
Non è questione di acquistare un bagno accessibile o una sedia a rotelle per le scale, anche se quegli acquisti ci sono stati. È una questione di cultura: come ci si approccia a una persona non udente durante una ricerca dispersi? Come si gestisce l’evacuazione di qualcuno con disabilità motoria in un campo su prato, con strutture pesanti e spazi non modificabili? Quest’anno una delle persone disperse nella simulazione nel vallone di Saint-Barthélemy sarà una persona sorda, un test preciso su protocolli ancora da definire.

Il modulo di esercitazione dedicato all’accoglienza dei disabili
Farsi trovare pronti, davvero
Il presidente della Regione Renzo Testolin ha inquadrato l’esercitazione nella sua dimensione più ampia: «per il terzo anno consecutivo investiamo su questa esercitazione perché la Valle d’Aosta deve essere in grado di muoversi all’unisono, nelle condizioni peggiori. Con tutte le sue componenti, istituzionali, volontarie, scientifiche e tecniche». Una visione di sistema, non di singoli Enti, che include ARPA, Azienda Usl, Vigili del Fuoco, Soccorso alpino, Croce Rossa, Forze dell’ordine, Esercito e decine di associazioni di volontariato.
EXE2026 ha anche una prospettiva internazionale: è la preparazione diretta per ALPEX 2027, l’esercitazione europea che si svolgerà a Chamonix tra la seconda e la terza settimana di marzo 2027, nell’ambito delle attività preparatorie della Francia per le Olimpiadi invernali del 2030. La Valle d’Aosta parteciperà come regione di transito e di supporto, attivando per la prima volta il Meccanismo unionale di Protezione Civile, il sistema europeo di mutuo soccorso tra Nazioni in caso di calamità che superano le capacità del singolo Stato.
Per questo sabato 16 maggio una colonna di tredici veicoli pesanti partirà da Aosta, percorrerà la ss26 fino a Courmayeur e rientrerà in autostrada. Prima volta assoluta: «meglio prepararci con un’esercitazione – ha evidenziato Santo – piuttosto che trovarci a dover attivare una colonna senza averlo mai fatto».
Il campo allo stadio Puchoz aprirà al pubblico sabato 16 maggio dalle ore 14.
La presentazione dell’esercitazione 2026 della Protezione civile della Valle d’Aosta











