Domenica 26 aprile 2026, alle ore 10.43, la pagina facebook di Fratelli d’Italia Valle d’Aosta ha pubblicato un post di attacco a Forza Italia, corredato da un’immagine generata con intelligenza artificiale: quattro persone nell’aula del Consiglio regionale, bandiera di Forza Italia e logo del Consiglio Valle ben visibili sullo sfondo, nessun avviso che si tratti di un contenuto artificiale. La risposta di Emily Rini, neo segretaria regionale di FI, è arrivata in pochi minuti, tra l’ironica e il tagliente: «Se ce le chiedevate vi davamo le foto originali, ci avete fatto diventare pure più bellini con l’AI! È così che voi concepite la politica? Livello bassino neh!».
Non è la prima volta che il gruppo valdostano di FdI finisce al centro di una polemica per l’uso disinvolto dei social. Ma questa volta i problemi sono più di uno e si sovrappongono.
La foto impossibile
L’immagine generata con AI ritrae quattro persone identificabili, sulla base della somiglianza con gli originali, come Emily Rini, i consiglieri regionali Pierluigi Marquis e Marco Sorbara e l’assessore regionale al bilancio Mauro Baccega, in piedi nell’aula del Consiglio regionale con una bandiera di Forza Italia ben visibile sullo sfondo.
La scena è doppiamente impossibile. Emily Rini non è consigliera regionale e non avrebbe titolo per trovarsi in aula durante i lavori. E nell’aula del Consiglio Valle non è consentita l’esposizione di bandiere di partito: un dettaglio che chi frequenta l’Assemblea non può ignorare. I volti sono riconoscibili ma alterati, pelle eccessivamente levigata, proporzioni leggermente deformate, lettere della bandiera illeggibili, segnali inequivocabili di un’immagine artificiale.

L’immagine completa pubblicata sui social da Fratelli d’Italia Valle d’Aosta
Tre problemi normativi
Primo: la mancata etichettatura. Il post non reca alcuna indicazione che l’immagine sia generata artificialmente. L’AI Act europeo (Reg. UE 2024/1689), operativo negli obblighi di trasparenza dall’agosto 2025, prevede all’art. 50 che chi distribuisce contenuti generati da IA, quando le immagini “assomigliano notevolmente a persone esistenti” in modo da sembrare autentiche, sia tenuto a dichiararli come tali. La legge italiana 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto nel Codice penale l’art. 612-quater, che punisce come reato la diffusione di immagini deepfake capaci di trarre in inganno, con aggravante se il soggetto ritratto è una Pubblica autorità presa di mira in ragione delle sue funzioni. Nel caso specifico, almeno uno dei soggetti ritratti, l’assessore Baccega, è una figura istituzionale in carica.
Secondo: l’uso non autorizzato di simboli istituzionali. Nell’immagine è riconoscibile la scenografia dell’aula consiliare con il logo della Regione autonoma Valle d’Aosta. Le note legali del sito della Regione sono esplicite: “è rigorosamente proibito qualsiasi uso del marchio e/o del logo e/o della denominazione Regione autonoma Valle d’Aosta per esprimere, in qualsiasi modo, l’affiliazione o l’associazione dell’utente con la Regione autonoma Valle d’Aosta” e in particolare ogni uso che “ingeneri nei terzi la convinzione che la Regione abbia aderito ovvero sponsorizzato l’attività gestita dall’utente”. Le modalità di utilizzo dei segni distintivi sono disciplinate dalla legge regionale 16 marzo 2006, n. 6 e dal manuale d’uso adottato con delibera di Giunta n. 3804/2007. L’uso non autorizzato della denominazione e dell’immagine dell’assemblea regionale in un contenuto di propaganda partitica sembra difficilmente inquadrabile nelle eccezioni previste.
Terzo: il contesto politico. Il post è stato pubblicato dalla pagina del partito, non dalla pagina del Gruppo consiliare di FdI Valle d’Aosta, che non ha condiviso l’immagine. Una distinzione che potrebbe avere qualche rilievo giuridico ma che politicamente non cambia la sostanza.
Il precedente: Domanico e il mitra dell’ICE
Non è la prima scivolata social del gruppo valdostano di Fratelli d’Italia. A gennaio 2026, il consigliere regionale Aldo Domanico aveva pubblicato come immagine profilo su Facebook una foto che lo ritraeva in divisa dell’Immigration and Customs Enforcement americana, con in mano un fucile mitragliatore. La foto era comparsa all’indomani dell’uccisione di un’attivista per i diritti civili da parte di un agente ICE negli Stati Uniti. Il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi era intervenuto pubblicamente per richiamare i consiglieri a un uso più responsabile dei social media. L’immagine era rimasta online poche ore prima di essere rimossa.
Un partito nazionale con un problema ricorrente
Il caso valdostano non è isolato nel panorama di Fratelli d’Italia. A gennaio 2026, la sezione bolognese del partito aveva pubblicato senza disclaimer un’immagine AI sulla nevicata in città, ricevendo identiche critiche. A marzo 2026, FdI aveva attaccato un deputato di Alleanza Verdi e Sinistra per aver usato un’immagine AI di Giorgia Meloni, in un caso di accuse che, rivolte al proprio specchio, avrebbero prodotto qualche imbarazzo.










