La storia era emersa in forma parziale nel novembre 2025, quando la Procura regionale della Corte dei conti aveva notificato i primi inviti a dedurre. Ora il passo successivo è compiuto: il 23 settembre 2026 si terrà il processo a 25 tra dirigenti, amministratori, revisori e componenti di organi di controllo dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, chiamati a rispondere di un presunto danno erariale da 1.413.199,91 euro causato dal mancato aggiornamento delle tariffe dell’Attività libero-professionale intramuraria, la cosiddetta ALPI, negli anni 2019, 2020 e 2021.
Cos’è l’ALPI e perché le tariffe non si possono lasciare ferme
L’attività libero-professionale intramuraria (o intramoenia) è quella che consente ai medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale di ricevere pazienti privati, riducendo le liste d’attesa, all’interno delle strutture pubbliche, fuori dall’orario di lavoro ordinario. Il paziente paga una tariffa, e quella tariffa deve coprire integralmente tutti i costi sostenuti dall’azienda: onorario del medico, personale infermieristico e tecnico di supporto, costi aziendali e generali, imposte, quota del fondo di perequazione e quota per la riduzione delle liste d’attesa (il cosiddetto “Fondo Balduzzi”). La legge è esplicita: la contabilità separata ALPI non può andare in deficit. Se i costi crescono e le tariffe restano ferme, il disavanzo ricade prima sul bilancio aziendale e poi su quello regionale, sottraendo risorse destinate ai servizi ordinari per tutti i cittadini.
Come ha spiegato il procuratore regionale Quirino Lorelli giovedì 30 aprile, «la norma è chiara: questo tipo di attività deve garantire il pareggio di bilancio. Non ci devono essere costi finali per le casse pubbliche. Invece, per molti anni, l’azienda sanitaria non si è mai preoccupata di adeguare i costi. L’attività è stata erogata in perdita, e quella perdita veniva pagata dall’Asl sottraendo soldi da altre coperture».

Il Tenente Colonnello Luca Bonatesta, comandante del Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Aosta e Quirino Lorelli, procuratore regionale della Corte dei conti
Le cifre: quasi un milione e mezzo in tre anni
Le indagini della Guardia di Finanza, condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Aosta su delega della Procura contabile, hanno passato al vaglio circa 190 posizioni di medici esercenti la professione intramoenia nel triennio 2019-2021, esaminando una massa monetaria composta da 9.763.680 euro di ricavi e 11.176.879,31 euro di costi. Il risultato: tre anni consecutivi di disavanzo:
- 2019: – 498.226,81 euro;
- 2020: – 882.558,00 euro;
- 2021: – 32.414,50 euro;
Totale: – 1.413.199,31 euro.
La perdita peggiore è quella del 2020, anno della pandemia. Ma il Covid, invocato da alcuni convenuti come fattore eccezionale nelle loro controdeduzioni, non ha convinto la Procura: l’obbligo di tenere in equilibrio la contabilità separata non conosce deroghe.
Il problema era noto dal 2014, ma solo tre anni sono perseguibili
Lorelli ha fatto emergere un dettaglio rilevante: il disavanzo ALPI non è nato nel 2019. «Dalle indagini è emerso che già dal 2014 l’attività era svolta in perdita», ha precisato il procuratore. «Abbiamo potuto prendere in considerazione solo gli anni che vanno dal 2019 al 2021, in quanto quelli prima sono finiti nella tenaglia della prescrizione». Tre anni di perdite, dunque, su un problema che aveva radici molto più lontane.
Va anche sottolineato un secondo rilievo emerso dalle indagini, oltre al mancato aggiornamento tariffario: la mancata previsione dei costi nei bilanci preventivi. Le voci relative ai costi diretti e indiretti comparivano solo nei consuntivi e nella nota integrativa, più difficili da trovare in caso di controlli, in violazione dei principi di trasparenza e veridicità contabile.

Angelo Pescarmona, ex direttore generale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta
Chi è accusato: i 25 nomi
La citazione a giudizio riguarda cinque categorie di soggetti, ciascuna con una quota di responsabilità proporzionale alla durata in carica:
- 40% direttori generali e commissari (anni 2019-2021): Angelo Pescarmona (ex commissario e direttore generale, poi passato alla direzione dell’Asl Torino 5), Massimo Uberti (commissario dall’agosto 2021, poi direttore generale fino al 31 marzo 2026, data in cui ha concluso il mandato dopo le dimissioni presentate nel settembre 2025);
- 15% direttori amministrativi (anni 2019-2021): Marco Ottonello, attuale coordinatore del Dipartimento politiche sociali dell’Assessorato regionale alla sanità, salute e politiche sociali;
- 15%, dirigente della Struttura programmazione, bilancio e controllo di gestione, Valter Pietroni;
- 15%, collegio sindacale (anni 2019-2021), Maria Concetta Cigna, Lorenzo Dutto, Jean-Claude Favre, Luciano Serra, Marco Saivetto e Sergio Tavella;
- 15%, Nucleo di monitoraggio ALPI (anni 2019-2021), Roberto Barmasse (ex assessore regionale alla sanità, componente del nucleo nel 2019-2020), Flavio Peinetti (ex consigliere regionale ed ex primario di cardiologia, componente del nucleo nel 2019-2020-2021), Riccardo Brachet Contul, Monia Carlin, Massimo Di Benedetto, Natale Dodaro, Federico Gagliano, Chiara Lavinia Galotto, Gianmarco Lunardi, Manuel Mancini, Chiara Pasqualotto, Davide Piccolo, Daniela Rollo, Paola Russo e Pietro Trovero.
La svolta del 2021: quando il nuovo management ha corretto la rotta
Lorelli ha anche riconosciuto che il problema è stato risolto dopo il cambio di gestione: «le cose poi sono cambiate. Dal 2021 il direttore generale ha subito cambiato le tariffe e non abbiamo più riscontrato irregolarità». Il crollo del disavanzo nel 2021, da 882.558 euro del 2020 a soli 32.414 euro, e la successiva chiusura in utile degli anni seguenti confermano questa inversione di tendenza.
Dopo la notifica degli inviti a dedurre del 5 novembre 2025, tutti i 25 convenuti hanno avuto la possibilità di presentare le proprie controdeduzioni. «I convenuti hanno depositato deduzioni, ma secondo la Procura non hanno spostato la questione – ha dichiarato Lorelli – da qui la citazione in giudizio per tutti e 25». Il giudizio si aprirà il 23 settembre 2026 davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti, iscritta al numero 1043.











