Il Tribunale ordinario di Aosta, con sentenza depositata sabato 2 maggio 2026, ha dichiarato Renzo Testolin ineleggibile alla carica di presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta per la XVII legislatura e, per l’effetto, lo ha dichiarato decaduto, dopo esattamente 2.700 giorni in cui ha fatto parte dell’Esecutivo regionale. Il collegio giudicante, composto dal presidente Paolo Bernardini e dai giudici Maurizio D’Abrusco e Giulia De Luca (estensore), ha accolto il ricorso dei consiglieri regionali di AVS – Rete Civica VdA Chiara Minelli ed Eugenio Torrione, respingendo ogni eccezione pregiudiziale avanzata dagli avvocati di Testolin e dall’avvocatura regionale e rigettando la richiesta di sollevare questione di illegittimità costituzionale della norma.
La legge violata: cos’è e cosa dice l’articolo 3 della legge regionale 21/2007
La vicenda ruota attorno all’articolo 3, comma 3, della legge regionale 7 agosto 2007, n. 21, che in Valle d’Aosta disciplina i limiti di mandato per chi ricopre cariche nella Giunta regionale. Il testo della norma è preciso: “chi ha ricoperto per due legislature consecutive cariche all’interno della Giunta regionale non è, allo scadere della seconda legislatura, eleggibile all’interno della Giunta nella successiva legislatura. È consentito ricoprire una carica all’interno della Giunta nella terza legislatura consecutiva, se in una delle due legislature precedenti la carica ricoperta ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi ed un giorno”.
Tradotto: chi è stato in Giunta per due legislature di fila non può esserci nella terza. C’è una sola eccezione: se in uno dei due mandati precedenti è rimasto in carica per meno di due anni, sei mesi e un giorno. Non è il caso di Testolin, che è stato componente della Giunta nelle legislature 2013-2018, 2018-2020 e 2020-2025, tre consecutive, e si è fatto eleggere presidente ancora nella XVII legislatura, quella attuale, iniziata nel novembre 2025.

Gli avvocati Marcello Cecchetti, Riccardo Jans ed Ulisse Corea
Le quattro eccezioni della difesa, tutte respinte
Gli avvocati di Testolin e l’avvocatura regionale avevano costruito una difesa articolata su quattro livelli, tentando di bloccare il processo prima ancora di arrivare al merito. Il Tribunale le ha smontate una per una.
- Prima eccezione: difetto di giurisdizione. La difesa sosteneva che a giudicare dovesse essere il giudice amministrativo, non quello ordinario. Il Tribunale ha risposto richiamando la giurisprudenza consolidata della Cassazione: le cause di ineleggibilità riguardano un diritto soggettivo, il diritto di elettorato passivo, e come tali spettano al giudice ordinario, che è “giudice naturale dei diritti fondamentali”, inclusi i diritti politici.
- Seconda eccezione: tardività del ricorso. La difesa sosteneva che Minelli e Torrione avessero superato il termine di 30 giorni dalla delibera di elezione del 6 novembre 2025. Il Tribunale ha verificato le date: la delibera è stata pubblicata sull’albo fino al 27 novembre 2025, il ricorso è stato depositato il 19 dicembre 2025, entro i 30 giorni. Il ricorso era quindi tempestivo.
- Terza eccezione: difetto di legittimazione. La difesa sosteneva che i consiglieri Minelli e Torrione non avessero il diritto di agire, perché l’ineleggibilità riguardava il diritto soggettivo di Testolin, non il loro. Il Tribunale ha respinto anche questo argomento: i due consiglieri, in quanto elettori del presidente (il presidente è eletto dal Consiglio regionale, non direttamente dai cittadini), avevano sia la legittimazione che l’interesse ad agire. Il legislatore ha previsto per questa materia un’azione popolare estesa: qualsiasi cittadino elettore può farla valere.
- Quarta eccezione: incostituzionalità della norma. Questa era la più audace: la difesa chiedeva di sospendere il giudizio e rimettere gli atti alla Corte costituzionale, sostenendo che il limite di mandato violasse gli articoli 48 e 51 della Costituzione (diritto di voto e diritto di accesso alle cariche pubbliche). Il Tribunale l’ha respinta con una motivazione netta: la norma è legittima, ragionevole e proporzionata. Il limite dei mandati serve “a bilanciare il diritto di elettorato passivo con l’esigenza democratica di impedire la permanenza per periodi troppo lunghi di una sola persona nell’esercizio del potere politico”, favorendo il ricambio ai vertici dell’Esecutivo regionale. Quella del presidente della Valle d’Aosta è una carica con poteri molto ampi, incluse le funzioni prefettizie, e il legislatore regionale era pienamente legittimato a introdurre questo vincolo.
La Regione non poteva nemmeno costituirsi in giudizio
Un passaggio della sentenza ha colpito duramente l’operato della Giunta: il Tribunale ha dichiarato inammissibile l’intervento della Regione autonoma Valle d’Aosta nel procedimento, cioè la costituzione in giudizio a fianco di Testolin, votata dalla Giunta con delibera n. 346 del 27 marzo 2026. La motivazione è semplice ma devastante: nella causa in questione non era in discussione un interesse pubblico o istituzionale, ma esclusivamente la posizione giuridica individuale di Renzo Testolin. La Regione era stata notificata del ricorso solo ai fini della “denuntiatio litis”, cioè per essere informata, e non come parte del giudizio. Presentarsi come parte è stato un errore giuridico.

Andrea Morrone, consulente giuridico di AVS – Rete Civica VdA con l’avvocato Sara Fiorucci (di spalle)
Nel merito: la parola “consecutive” non ammette deroghe
Arrivato al merito, il Tribunale ha chiarito come va letta la norma. La difesa di Testolin aveva sostenuto che il divieto del terzo mandato operasse solo se le cariche precedenti erano state della stessa natura, o tutte da assessore, o tutte da presidente. Il Tribunale ha respinto questa tesi: quando la legge parla di “cariche all’interno della Giunta”, si riferisce a tutti i componenti della Giunta indistintamente, senza distinguere tra presidente e assessori.
Il nodo cruciale: come si contano i mandati brevi
La legge regionale prevede una sola valvola di sicurezza al divieto del terzo mandato consecutivo: se in uno dei due mandati precedenti la carica è durata meno di due anni, sei mesi e un giorno, quel mandato non si conta come “pieno” e l’ineleggibilità non scatta. È la deroga pensata per chi, per esempio, è entrato in Giunta a legislatura già iniziata o ne è uscito anticipatamente per motivi indipendenti dalla propria volontà. La difesa di Testolin ha puntato tutto su questa deroga, sostenendo che la XV legislatura (durata dal 26 giugno 2018 al 19 ottobre 2020) fosse così breve da non poter essere considerata un mandato ordinario. Ed è qui che i numeri contano.
Renzo Testolin nella XV legislatura è entrato in Giunta il 10 dicembre 2018, nominato vice presidente ed assessore regionale alle finanze, e ne è uscito il 19 ottobre 2020, al termine anticipato della legislatura, dopo aver ricoperto anche il ruolo di presidente facente funzione dal 16 dicembre 2019, a seguito delle dimissioni di Antonio Fosson. Totale: circa un anno, dieci mesi e nove giorni, ben al di sotto dei cinque anni di una legislatura ordinaria.
La difesa sosteneva che questa durata così ridotta rendesse quel mandato “non computabile”. Ma la legge pone una soglia precisa: il mandato non conta solo se è durato meno di due anni, sei mesi e un giorno. Un anno e dieci mesi è al di sotto di quella soglia, e quindi, paradossalmente, la deroga sarebbe formalmente applicabile a quel mandato. Il problema, però, è che la deroga consente al massimo una terza legislatura consecutiva, non una quarta.
Testolin aveva già ricoperto cariche in Giunta nelle legislature XIV (2013-2018), XV (2018-2020) e XVI (2020-2025): tre consecutive. La XVII, quella in corso, sarebbe la quarta. Nessuna lettura della norma, per quanto creativa, copre quattro legislature consecutive: il Tribunale lo ha scritto nero su bianco, respingendo “ogni interpretazione creativa” come contraria al testo di legge e alla discrezionalità riservata al legislatore regionale.
La conclusione del Tribunale è quindi senza appello: Testolin ha ricoperto cariche in Giunta nelle legislature XIII (2013-2018), XV (2018-2020) e XVI (2020-2025), tre consecutive, e “non consentendo il legislatore regionale di ricoprire cariche all’interno della Giunta per quattro legislature consecutive”, la sua elezione alla XVII legislatura è illegittima.

Renzo Testolin nel dicembre 2018, quando rientrò nell’Esecutivo regionale
La sentenza non nomina nessuno: ora tocca al Consiglio regionale
C’è un aspetto tecnico della sentenza che vale la pena chiarire, perché definisce esattamente fin dove arriva il potere del giudice e dove inizia quello della politica. Il Tribunale ha dichiarato Renzo Testolin decaduto ex nunc, cioè dal 2 maggio 2026 in avanti: la sentenza non cancella retroattivamente gli atti compiuti durante il suo mandato, ma constata che da questo momento la carica è vacante.
Il punto cruciale è che il giudice si ferma qui. Non può nominare un successore, non può indicare chi subentra, non può ricostruire l’organo. Questo perché esiste una norma, l’articolo 22, comma 12, del decreto legislativo 150/2011, che in caso di decadenza prevede il subentro automatico del primo dei non eletti. Ma quella norma si applica solo dove il sistema elettorale consente di individuare automaticamente chi prende il posto: tipicamente nelle elezioni dirette, dove c’è una lista e una graduatoria.
In Valle d’Aosta il meccanismo è diverso: il presidente della Regione non è eletto direttamente dai cittadini, ma dal Consiglio regionale con voto dell’Assemblea. Non esiste una lista di candidati con un secondo classificato pronto a subentrare. Non c’è nessun automatismo. Il giudice quindi non può applicare quella norma e, come scrive esplicitamente la sentenza, i suoi poteri “si esauriscono all’accertamento della causa di ineleggibilità e alla rimozione della situazione illegittima”.
Il resto spetta al Consiglio regionale, che dovrà provvedere “secondo le modalità previste dallo Statuto e dalla normativa regionale”: in pratica, eleggere un nuovo presidente. È questa la ragione per cui la sentenza si conclude con la trasmissione degli atti al Consiglio, non come atto formale, ma come passaggio obbligato: la palla torna all’assemblea, che ha in mano l’unico strumento per uscire dall’impasse.
Le spese di giudizio sono state compensate tra tutte le parti, dato che la questione era “di assoluta novità” e priva di precedenti giurisprudenziali specifici.
AVS – Rete Civica VdA: «vittoria su tutta la linea»
Immediato il commento di Elio Riccarand, coordinatore di AVS – Rete Civica VdA, che sulla questione aveva posto l’accento prima della conclusione della XVI legislatura e poi subito dopo le elezioni regionali, prima della nomina della Giunta, forte anche di un parere del professor Andrea Morrone: «è una vittoria su tutta la linea, il Tribunale ha giudicato che c’è stata una violazione della legge e Testolin non poteva più essere eletto in Giunta. Non solo: la norma è legittima, non ci sono questioni costituzionali, e la Regione non poteva costituirsi in giudizio perché non era in gioco un interesse pubblico, ma una questione soggettiva di Testolin». Riccarand ha anche anticipato l’effetto a cascata: «questa sentenza, a ruota, coinvolgerà anche Luigi Bertschy, che non potrà fare parte della Giunta».
«Per il presidente Testolin, i suoi consulenti, i suoi legali, l’avvocatura regionale, la stessa Giunta regionale che aveva votato la costituzione della Regione, è un totale naufragio giuridico e politico – ha aggiunto – AVS ha dovuto condurre da sola una battaglia molto impegnativa, ma lo ha fatto con determinazione, con la convinzione che anzitutto occorre rispettare le leggi e che l’arroganza del potere va combattuta, anche in solitudine».

Elio Riccarand, coordinatore di AVS – Rete Civica VdA, davanti al Tribunale di Aosta
Il PD: “preoccupazione per l’instabilità, Union Valdôtaine cessi le prove di forza”
Il Partito Democratico valdostano ha espresso “pieno rispetto per le decisioni della Magistratura” ma ha accompagnato il riconoscimento con una preoccupazione concreta per le conseguenze istituzionali: “la Valle d’Aosta ha bisogno di certezze, di una guida autorevole e di Istituzioni pienamente operative, soprattutto in un momento in cui cittadini, famiglie e imprese attendono risposte concrete”. L’ex partner di governo ha rivolto un appello diretto all’Union Valdôtaine: “cessino prove di forza inutili e dannose per la comunità valdostana. Il tema dell’ineleggibilità in Giunta del presidente Testolin aleggiava dal giorno delle elezioni: aver cercato di superare un problema vero ci porta ora in questa situazione molto complessa”.
ADU VdA: “elezioni subito, chi ha taciuto è stato complice”
Toni ben più duri da ADU Valle d’Aosta: “il Tribunale ha confermato un’evidenza: Testolin e Bertschy non potevano restare in Giunta. L’intera campagna elettorale unionista si è fondata su una menzogna che ci porta, tra l’altro, alla paralisi amministrativa. Elezioni subito!”. ADU, la cui coalizione non ha raggiunto il quorum alle ultime consultazioni elettorali, ha puntato il dito anche su chi, all’interno delle Istituzioni, sarebbe rimasto in silenzio: “chi, pur rivestendo ruoli istituzionali come quello da presidente del Consiglio, ha taciuto è stato complice. Un comportamento indegno. Chiedere scusa e dimettersi”.
L’Union Valdôtaine riunisce il Comité fédéral: “nessun vuoto amministrativo”
La reazione dell’UV è stata più cauta e istituzionale. Nel pomeriggio del 2 maggio il presidente del movimento Joël Farcoz ha convocato in via straordinaria il Comité fédéral per una riunione “di natura informativa”, finalizzata “a valutare la portata tecnico-giuridica della decisione giudiziaria e di esaminare i passi successivi”. Il messaggio politico è stato di fermezza e continuità: “l’Union Valdôtaine ritiene che l’attuale momento politico richieda responsabilità, lucidità e senso delle Istituzioni – ha fatto sapere il mouvement dopo la riunione con i suoi dirigenti, Testolin compreso – non si potrà ammettere alcun vuoto amministrativo né alcuna incertezza che possa ostacolare l’azione pubblica”. Farcoz ha poi aggiunto: “non c’è nessun problema politico, abbiamo fiducia nei nostri uomini, ora si tratta di capire quali sono le conseguenze dal punto di vista tecnico-giuridico”.

Marcello Cecchetti, avvocato incaricato dalla Giunta regionale
La difesa non si arrende: «sentenza completamente sbagliata»
L’avvocato Marcello Cecchetti, legale della Regione, la cui costituzione è peraltro stata dichiarata inammissibile, ha definito la sentenza «completamente sbagliata e assolutamente sorprendente», sostenendo che «il giudice non si è confrontato con gli argomenti di merito portati in giudizio, seguendo pedissequamente la tesi dei ricorrenti». Cecchetti ha lasciato aperta la porta del ricorso in appello: «lo spazio giuridico è un’autostrada. Dopodiché dipende dalla volontà innanzitutto del convenuto. Io continuo a ritenere che le ragioni che abbiamo fatto valere erano le uniche sostenibili».
Cosa succede adesso: 60 giorni, il ricorso in appello e il toto-presidente
La sentenza dispone la comunicazione al Consiglio regionale “per quanto di competenza”. Da quel momento la maggioranza, Union Valdôtaine, Centro Autonomista e Forza Italia, avrà 60 giorni per formare una nuova Giunta, questa volta senza Testolin e senza Bertschy, anch’egli nella medesima condizione di ineleggibilità come anticipato da Riccarand. Se entro quel termine non si trovasse un accordo, si andrebbe a elezioni regionali anticipate, con tutte le incognite che questo comporterebbe per una maggioranza che ha appena ottenuto un risultato elettorale solido.
C’è però una variabile che potrebbe cambiare tutto: il ricorso alla Corte d’Appello. In materia elettorale, l’esecuzione delle sentenze di primo grado resta sospesa in pendenza di ricorso in appello. Se gli avvocati di Testolin, che hanno già definito «un’autostrada» lo spazio giuridico per impugnare, presentassero il ricorso nei tempi previsti, l’attuale Esecutivo potrebbe restare formalmente in carica fino alla pronuncia del giudice di secondo grado. Sul piano strettamente giuridico sarebbe possibile; sul piano politico, con una sentenza che certifica la violazione di una legge regionale approvata dalla Valle d’Aosta stessa, non sarebbe propriamente elegante.

Davide Sapinet, assessore regionale alle opere pubbliche, territorio ed ambiente
Il toto-presidente: Sapinet e Lavevaz i nomi più accreditati
Se si arriverà alla formazione di una nuova Giunta senza Testolin, il candidato alla presidenza dovrà uscire dai ranghi dell’Union Valdôtaine, che guida la coalizione. Guardando i risultati delle elezioni del novembre 2025, la situazione è questa: la lista UV ha espresso dodici consiglieri, con Testolin primo degli eletti con 3.808 voti.
Esclusi Testolin e Bertschy (terzo) per ineleggibilità, i nomi che circolano con più insistenza sono due. Il primo è Davide Sapinet, attuale assessore alle opere pubbliche, territorio ed ambiente, quarto degli eletti con 2.166 voti: profilo istituzionale solido, già in Giunta ed anche in quella precedente. Il secondo è Erik Lavevaz, che ha già svolto il ruolo di presidente della Regione dal 21 ottobre 2020 al 25 gennaio 2023, quando si dimise proprio per lasciare il posto a Renzo Testolin. Lavevaz conosce il ruolo, ma nella graduatoria di lista è settimo.
La storia dei due presidenti si intreccia già nella XVI legislatura (2020-2025). Alle elezioni regionali dell’ottobre 2020 Renzo Testolin fu il candidato più votato della lista UV con 1.393 preferenze e, in circostanze normali, avrebbe dovuto guidare da subito la Giunta. Non fu così: a causa del suo coinvolgimento nell’inchiesta Egomnia, secondo troncone dall’inchiesta Geenna sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella politica valdostana, Testolin fu messo da parte e l’UV indicò Erik Lavevaz come presidente.
Lavevaz guidò la Regione dall’ottobre 2020, ma in un contesto di instabilità dovuto alla crisi politica interna all’UV: nella sua lettera di dimissioni scrisse che «non è stato possibile concretizzare il mandato di consolidare la maggioranza» e che «le tensioni tra gruppi e movimenti» avevano reso impossibile costruire una prospettiva di lungo termine. Il consigliere Aurelio Marguerettaz, attuale capogruppo UV, fu indicato come uno degli artefici della destabilizzazione interna, nel tentativo (allora fallito) di spostare l’asse autonomista a destra.
Nel frattempo, l’inchiesta era stata archiviata e Testolin, scagionato, con il via libera del mouvement tornò disponibile e fu eletto presidente il 2 marzo 2023 con 19 voti su 35. Lavevaz, rispettoso delle richieste del mouvement, aveva lasciato il posto e con lui l’assessore Roberto Barmasse. Una staffetta ordinata, ma nata da una crisi tutt’altro che lineare.
Ora anche la variabile del genere si intreccia con quella dell’esperienza: nell’ipotesi di un rimpasto, difficilmente l’UV promuoverà due donne contemporaneamente in Giunta, e difficilmente affiderà la presidenza a Speranza Girod, in Giunta già al suo primo mandato in Consiglio Valle, grazie ai 3.004 voti che le hanno permesso di piazzarsi al secondo posto della lista unionista. Seguendo la logica della classifica pura, a dover entrare in Giunta sarebbero Loredana Petey (sesta) e Josette Borre (ottava); ma l’UV storicamente non nomina in Giunta consiglieri al primo mandato ed una riflessione sulle cordate interne al movimento è inevitabile, visto che a quel punto anche Laurent Viérin, già presidente della Regione ed assessore in più legislature, ed Aurelio Marguerettaz, anch’egli con esperienza assessorile, potrebbero rientrare tra i papabili.
Un altro scenario possibile potrebbe vedere Testolin assumere la presidenza del Consiglio regionale, liberando il seggio attualmente occupato da Stefano Aggravi, che dovrebbe dimettersi autonomamente, con il conseguente passaggio dello stesso nel nuovo Esecutivo, mantenendo così le proporzioni interne dell’attuale maggioranza. Non si potrebbe escludere nemmeno che uno dei partiti alleati, Centro autonomista o Forza Italia, chieda un Assessorato aggiuntivo come contropartita per non spingere verso le elezioni anticipate.
Per ora è fantapolitica, ma i 60 giorni scorrono, la scadenza del 30 giugno si avvicina e le mosse si faranno presto concrete.











