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All’ospedale “Parini” riapre la “stroke unit” per i pazienti colpiti da ictus

scritto da aostapresse.it

mercoledì 8 Aprile 26 • h. 11

All’ospedale “Parini” riapre la “stroke unit” per i pazienti colpiti da ictus

di aostapresse.it | Mer 8 Apr 26 • h. 11

Da mercoledì 1° aprile 2026 all’ospedale regionale “Umberto Parini” di Aosta è tornata operativa la “stroke unit”, l’unità semintensiva dedicata ai pazienti colpiti da ictus cerebrale. La struttura, collocata al primo piano all’interno del reparto di neurologia, diretto dal dottor Guido Giardini, dispone di quattro posti letto monitorati ed è stata pensata per garantire cure specialistiche nelle ore più delicate della fase acuta delle malattie cerebrovascolari.

La riapertura segna un passaggio importante dopo gli anni della pandemia, quando la riorganizzazione dei percorsi ospedalieri e la carenza di personale avevano imposto la chiusura temporanea dei letti dedicati. In quel periodo i pazienti con ictus venivano accolti in medicina d’emergenza, rianimazione o unità coronarica e trasferiti in neurologia solo dopo 48-72 ore, una volta stabilizzati. Ora, invece, la presa in carico torna a essere immediata e direttamente in un ambiente specialistico.

Guido Giardini, primario di neurologia

Guido Giardini, primario di neurologia

Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, ha legato la riattivazione della “stroke unit” ad un lavoro di programmazione e di investimento su personale, competenze e tecnologie: «dopo anni complessi, segnati dall’emergenza pandemica, oggi restituiamo al territorio un servizio fondamentale, rafforzando la capacità dell’ospedale “Parini” di rispondere in modo sempre più qualificato ai bisogni di salute della comunità», ha osservato.

Responsabile della “stroke unit” è la dottoressa Susanna Cordera, chiamata a coordinare un percorso assistenziale multidisciplinare che accompagna il paziente dalla fase acuta fino alla riabilitazione precoce. La struttura è stata dotata di sistemi di monitoraggio dei parametri vitali con controllo anche a distanza dalle postazioni infermieristiche, della possibilità di eseguire elettroencefalogrammi direttamente in reparto, di ecodoppler per lo studio della circolazione cerebrale e di nuovi letti con dispositivi antidecubito di ultima generazione.
Ogni anno in Valle d’Aosta vengono trattati circa 220 pazienti con ictus, di cui circa il dieci per cento turisti. La nuova organizzazione consentirà non solo di migliorare il percorso di cura dei pazienti valdostani, ma anche di alleggerire altre aree intensive o semintensive dell’ospedale che finora assorbivano questi casi nella fase iniziale.

I nuovi letti della 'stroke unit' dell'ospedale 'Parini' di Aosta

I nuovi letti della ‘stroke unit’ dell’ospedale ‘Parini’ di Aosta

Per Guido Giardini la riapertura «rappresenta molto più di un ritorno alla normalità». Il direttore della neurologia ha ricordato che durante la pandemia il reparto fu il primo a convertirsi in area covid ad alta intensità ed ha rivendicato l’esperienza maturata in quella fase: «oggi ripartiamo più forti, con una struttura moderna che ci permette di offrire ai pazienti cure ancora più tempestive e specialistiche – ha sottolineato – l’ictus è una patologia in cui il tempo è determinante. Poter prendere in carico il paziente sin dai primi momenti in un ambiente dedicato significa migliorare ulteriormente la prognosi e ridurre il rischio di esiti invalidanti».
Sulla stessa linea anche l’assessore regionale alla sanità, Carlo Marzi, che ha definito la riapertura «un risultato di grande rilievo per la sanità valdostana». Dopo il ritorno del reparto di neurologia nell’ottobre 2023, ha precisato, con la “stroke unit” è ora possibile offrire «risposte ancora più rapide ed efficaci in una patologia tempo-dipendente come l’ictus», limitando decessi e danni permanenti.

L’obiettivo, ora, è doppio: ridurre ulteriormente complicanze ed esiti invalidanti e rafforzare la collaborazione con la Rete ictus Piemonte-Valle d’Aosta, anche mettendo a disposizione il reparto in caso di sovraccarico delle strutture piemontesi. Sullo sfondo c’è anche un’altra prospettiva: usare la nuova struttura come base per sviluppare attività di ricerca clinica in collaborazione con università e società scientifiche.