Supera le 1.100 firme, tra raccolta online su change.org e cartacea, la petizione “Salviamo il Ponte di Introd”, lanciata da un gruppo di cittadini contrari alle barriere anti-suicidio installate nelle scorse settimane sullo storico ponte di Introd. La mobilitazione ha aperto un dibattito aspro e delicato: da una parte chi chiede la rimozione delle reti per ragioni estetiche, paesaggistiche e di identità culturale; dall’altra chi ha perso un familiare su quel ponte e chi lavora da anni nella prevenzione del suicidio, convinto che quelle reti salvino vite.
Un ponte, una storia, un dramma
Il Ponte di Introd, costruito tra il 1915 e il 1916 su un baratro di circa 80 metri sopra l’Orrido, dove le acque delle valli di Rhêmes e Savara si incontrano, è un’opera in pietra che ha sostituito precedenti strutture in legno ed è rimasto per decenni l’unico accesso al capoluogo dai villaggi più a valle. È infrastruttura strategica per chi sale verso Valsavarenche, Rhêmes-Saint-Georges e Rhêmes-Notre-Dame ed è, al tempo stesso, uno degli scorci più fotografati della Valle d’Aosta.
È anche, dal 1993, un luogo tristemente noto: gli ultimi episodi risalgono al 2023 e al 2024, quando tre giovani trentenni si sono tolti la vita dal ponte, rendendo urgente un intervento strutturale che i dissuasori sonori installati in precedenza non erano più in grado di scongiurare.
La petizione: «Una gabbia che deturpa un bene storico»
I promotori della petizione non mettono in discussione la gravità del fenomeno, né l’obiettivo di proteggere le vite. Il loro bersaglio è il metodo e l’impatto visivo dell’intervento: «L’installazione delle nuove barriere ha prodotto un impatto visivo e paesaggistico senza precedenti – scrivono – una struttura massiccia, sgraziata e sproporzionata che altera in modo radicale la percezione del ponte e del suo contesto naturale».
Contestano anche la mancanza di confronto preventivo con la comunità e sollevano dubbi di coerenza normativa: su un monumento storico «non è possibile modificare quasi nulla, eppure in questo caso è stato possibile installare una struttura che ne compromette l’identità, l’immagine e persino la funzionalità», considerato che alcuni mezzi pesanti avrebbero difficoltà di transito. Le richieste sono due: la rimozione delle barriere attuali con valutazione di soluzioni alternative meno invasive, e un investimento strutturale in prevenzione socio-sanitaria: «la sicurezza non può essere affidata solo al ferro».

Il ponte di Introd sull’orrido
La risposta de “Il Mandorlo Fiorito”
Maria Paola Longo Cantisano, referente dell’associazione “Il Mandorlo Fiorito – Soccorso Grand Paradis”, che ha sostenuto con forza l’installazione delle barriere, ha risposto con una lettera aperta datata 6 maggio 2026. È partita dai dati: sette anni di lavoro, partito dai familiari sopravvissuti, con soluzioni progressive, con telecamere e dissuasori sonori, prima di arrivare alle reti verticali attuali. Ed ha chiarito che queste sono «necessarie, ma provvisorie»: saranno sostituite da reti orizzontali o altra soluzione tecnica nell’ambito di un progetto più ampio di valorizzazione e messa in sicurezza del ponte, finanziato dalla Regione e demandato al Comune di Introd.
Longo Cantisano ha citato la letteratura scientifica internazionale, che dimostra come gli interventi fisici sui ponti hotspot non solo riducano o azzerino i suicidi in quei luoghi specifici, ma abbiano un effetto deterrente sull’intero territorio. Ricorda il Progetto regionale per la prevenzione del suicidio (D.G. 522/2022) e il Tavolo interistituzionale istituito nel 2022, e gli obiettivi OMS che puntano a ridurre il tasso di suicidi del 33% entro il 2030.
«Le barriere sono antiestetiche? Forse – ha scritto – ma ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica. Queste reti parlano alle persone in crisi, dicono loro che tutta la comunità vede la loro sofferenza e dà valore alla loro vita».
Il contesto: la Valle d’Aosta e i suicidi
Il dibattito si inserisce in uno scenario che non può essere ignorato. La Valle d’Aosta è la regione italiana con il tasso di suicidi più alto: circa 12 ogni 100mila abitanti secondo i dati ISTAT 2019, quasi il doppio della media nazionale di 6,2. Un divario stabile da almeno vent’anni, già presente nei rilevamenti del 2007-2008 e del 2014, e che accomuna la regione alle aree montane del Nord Europa. Il numero assoluto di casi è in calo nel lungo periodo (da una media di 25 negli anni Novanta a meno di 15 nel 2023), ma il rapporto con il resto d’Italia resta invariato: il doppio.
Il 70% delle persone che si sono tolte la vita in Valle d’Aosta non aveva mai avuto contatti con i servizi pubblici di salute mentale.
È in questo contesto che si colloca la scelta della Regione, con gli Assessorati alla sanità e alle opere pubbliche, di intervenire sul ponte di Introd, come già fatto ad Avise e come previsto per il ponte di Châtillon.

Il cartello sul ponte di Châtillon
Un confronto difficile
La frattura che emerge dalla vicenda è reale e non facile da ricucire. Da un lato una comunità che sente violata l’identità visiva di un luogo simbolico, e che chiede di essere coinvolta nelle scelte che la riguardano. Dall’altro famiglie che hanno perso i propri cari su quel ponte e associazioni che da anni lavorano in silenzio per evitare che accada ancora. Le posizioni non sono inconciliabili in assoluto, entrambe riconoscono che servono bellezza e sicurezza, prevenzione strutturale e cura delle persone, ma il momento è sbagliato per trovare una sintesi serena.
Quel che resta, al netto delle polemiche, è la promessa di un progetto definitivo: reti orizzontali o soluzione alternativa, finanziamento regionale, Comune protagonista del percorso. La comunità di Introd avrà, almeno, l’occasione di seguire e orientare quello che verrà.
Se stai attraversando un momento di difficoltà psicologica, non aspettare. In Valle d’Aosta puoi rivolgerti al Centro di salute mentale dell’Azienda USL (Via Guido Rey 1, piano -1, Aosta, telefono 0165.54.46.92 oppure 0165.54.46.38), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16. Per la prevenzione del suicidio è attivo anche il numero verde regionale 800.06.62.14. A livello nazionale: Telefono Amico al 02.2327.2327 (tutti i giorni dalle 9 alle 24) e Samaritans onlus al 06.77.20.89.77. Per le emergenze: 112.











