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Valle d’Aosta a Vinitaly: vino eroico, un premio e i ministri in fuga dal palco

pubblicato sabato 18 Aprile 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Valle d’Aosta a Vinitaly: vino eroico, un premio e i ministri in fuga dal palco

di aostapresse.it | Sab 18 Apr 26 • h. 10

Il padiglione valdostano a 'Vinitaly'

Dal 12 al 15 aprile Verona ha ospitato la 58ª edizione di Vinitaly, e la Valle d’Aosta c’era, con il suo stand al Padiglione 10, quindici produttori, i sommelier dell’AIS e la sua viticoltura eroica da raccontare a operatori e giornalisti. Il bilancio, secondo l’assessora regionale all’agricoltura Speranza Girod, è positivo: «esprimiamo grande soddisfazione per i riscontri ottenuti a Vinitaly, che hanno confermato gli alti livelli raggiunti dal settore viticolo valdostano».

Il premio Betti a Nicolas Bovard

La giornata inaugurale ha riservato alla delegazione valdostana un riconoscimento di peso. Domenica 12 aprile Speranza Girod ha consegnato il Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivinicoltura a Nicolas Bovard, presidente della Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle dal 2021 e, dal 2025, presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta.
Il riconoscimento, promosso da Vinitaly e assegnato ogni anno da ciascuna Regione a un produttore distintosi per il proprio contributo al settore, è andato ad un giovane che ha saputo coniugare tradizione e innovazione: sotto la sua guida la Cave Mont Blanc ha sviluppato uno spazio a 2.173 metri di quota, in collaborazione con le Funivie Skyway Monte Bianco, per la narrazione e promozione della viticoltura di montagna: «con questo riconoscimento – ha spiegato Girod – abbiamo celebrato non solo il percorso di un imprenditore per la sua visione moderna, ma anche il valore di un’intera comunità che, con impegno e passione, mantiene viva una tradizione vitivinicola unica».

L'assegnazione del 'Premio Angelo Betti' a Nicolas Bovard

L’assegnazione del ‘Premio Angelo Betti’ a Nicolas Bovard

Gli appuntamenti e il calendario futuro

Il programma dello stand valdostano ha incluso la presentazione del Concorso enologico Mondial des Vins Extrêmes, la cui cerimonia di premiazione si terrà il 21 novembre 2026 al Vinseum di Vilafranca del Penedès, in Catalogna, ed un incontro dedicato all’enoturismo regionale. Il prossimo appuntamento è già in calendario: il 16 maggio al Castello Gamba di Châtillon, per il 70° anniversario dell’École Hôtelière, con degustazioni abbinate ai piatti degli studenti ed il 1° agosto toccherà a Vini in vigna al Castello di Aymavilles.

Quanto ha speso la Regione

La partecipazione ha un costo: l’Assessorato all’agricoltura e risorse naturali ha impegnato complessivamente 42.122,91 euro IVA esclusa (circa 51.390 euro con IVA) per tre voci: 19.782,91 euro a Veronafiere SpA per l’utilizzo degli spazi istituzionali, 19.200 euro a Projexpo Srl per l’allestimento, e 3.140 euro a Ristoshop Snc per le degustazioni, con Fontina DOP, Toma di Gressoney, carne Arev, Jambon de Bosses DOP, fonduta con Pan ner e crema di Cogne con biscotto tegola per un centinaio di ospiti. A queste cifre si aggiungono i costi a carico del Consorzio Vini Valle d’Aosta.

La degustazione dei prodotti valdostani a 'Vinitaly'

La degustazione dei prodotti valdostani a ‘Vinitaly’

Cinque ministri, una fiera e tanta politica

Fin qui la Valle d’Aosta. Ma Vinitaly 2026 che ha visto la presenza di quattromila aziende e 90mila presenze complessive, è stata anche altro: un’edizione insolitamente carica di presenze istituzionali e dichiarazioni destinate a fare rumore, non tutte nel senso che i rispettivi autori avrebbero sperato.

Sul palco inaugurale si sono avvicendati il presidente della Camera Lorenzo Fontana, i vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini, e i ministri Francesco Lollobrigida, Adolfo Urso, Alessandro Giuli e Gianmarco Mazzi, alla sua prima apparizione pubblica come responsabile del Dicastero del turismo. La premier Giorgia Meloni è arrivata martedì 14. Quasi una passerella pre-elettorale, come ha notato più di un osservatore: «a quanto pare la fiera di Verona segna anche l’apertura ufficiosa della campagna elettorale», ha scritto il Gambero Rosso. Anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha scelto di farsi vedere tra gli stand, tra Cia e Coldiretti.

La fuga dalla Peparini Academy

Ma il momento più discusso dell’inaugurazione non è stato un discorso: è stata una fuga. Durante la cerimonia di apertura in piazza Bra, gli allievi della Peparini Academy si stavano esibendo nel flash mob preparato appositamente per Vinitaly quando il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida ha deciso che era ora di andare. Con passo deciso, si è incamminato tra i performer, che lo hanno guardato interdetti sul da farsi: lo spettacolo era ancora in corso. I colleghi di governo, Tajani, Urso, Mazzi e Giuli, lo hanno seguito a ruota. Tra le immagini più circolate sui social, quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani che, poco prima di alzarsi, guarda l’orologio con un’espressione inequivocabile. Che tra i ministri che hanno abbandonato la performance artistica ci fosse anche il ministro della cultura Alessandro Giuli ha regalato alla vicenda un livello supplementare di involontaria ironia. Il commento amaro che si sente in sottofondo in un video pubblicato sui social è lapidario: «ma sono ridicoli».

Il flash mob della 'Peparini Academy'

Il flash mob della ‘Peparini Academy’

Adolfo Urso risolve la crisi geopolitica col Sangiovese

Le dichiarazioni più commentate sono state però quelle del ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che in un’intervista rilanciata sui social ha offerto la propria analisi geopolitica sul fallimento dei negoziati USA-Iran: «purtroppo è mancato il vino. E questo ci fa riflettere». Il ministro ha poi sviluppato la tesi: «gli accordi di pace si siglavano attorno a una tavola bandita in cui il vino era elemento centrale perché creava il clima giusto: quello della convivialità, della convivenza e quindi della pace». Conclusione: «se ci fosse stato il vino i negoziatori iraniani sarebbero stati più consapevoli di quello che significa convivere nel mondo».
La colpa del fallimento diplomatico, ha precisato il ministro, è da attribuire al «fondamentalismo islamico». Il Trattato di Westfalia, le Paci di Utrecht, Versailles e Camp David attendono di essere rivalutati alla luce di questa nuova chiave interpretativa.

Lollobrigida, dal canto suo, si è detto orgoglioso dell’enorme bottiglia installata all’ingresso della fiera, «la più grande bottiglia al mondo», con il claim “Dentro c’è l’Italia”: una trovata scenografica che ha diviso pubblico e addetti ai lavori. Nel discorso inaugurale, per rassicurare i viticoltori preoccupati per i dazi americani e la situazione geopolitica, ha scelto di citare Papa Giovanni Paolo II: «non abbiate paura».

In fondo, Verona offriva anche la risposta: un bicchiere.