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Ospedale “Parini”, il ricorso congela il cantiere e accende lo scontro politico

La zona dove sorgerà l'ampliamento dell'ospedale e l'ingresso del 'Parini'

pubblicato lunedì 25 Maggio 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Ospedale “Parini”, il ricorso congela il cantiere e accende lo scontro politico

di aostapresse.it | Lun 25 Mag 26 • h. 10

La zona dove sorgerà l'ampliamento dell'ospedale e l'ingresso del 'Parini'

Il ricorso al TAR sui lavori dell’ospedale “Parini” di Aosta blocca l’avvio del cantiere principale e riporta al centro della scena politica valdostana uno dei dossier più pesanti degli ultimi anni. Ad innescare la nuova fase di scontro è stata la nota diffusa giovedì 21 maggio 2026 da SIV – Société Infrastructures Valdôtaines, che ha annunciato l’impugnazione dell’aggiudicazione del quarto lotto della fase 3 e il conseguente rinvio della consegna dei lavori, prevista fino a quel momento per metà giugno.

L’appalto riguarda il cuore dell’ampliamento del presidio ospedaliero regionale: il corpo K del nuovo ospedale per acuti, l’Hospital street e il nuovo parcheggio P. La gara era stata aggiudicata il 15 aprile al raggruppamento temporaneo di imprese formato da CMC Ravenna, Guastamacchia e Strever, ma lunedì18 maggio, ultimo giorno utile, il secondo classificato, il Consorzio Stabile Eteria, ha notificato il ricorso con richiesta di sospensiva davanti al TAR della Valle d’Aosta. Secondo SIV, la parte cautelare potrebbe essere discussa nel mese di luglio, mentre il merito viene ipotizzato in autunno, dopo la pausa estiva del Tribunale amministrativo regionale. Tradotto: il cronoprogramma del lotto più importante del nuovo Parini entra in una fase di stallo che rischia di allungare ulteriormente i tempi di un’opera già segnata da anni di polemiche.

Un ricorso che pesa anche per chi lo firma

A rendere ancora più delicata la vicenda è il profilo del soggetto che ha deciso di impugnare l’aggiudicazione, vale a dire il secondo classificato, il Consorzio Stabile Eteria, nel cui perimetro figurano il Gruppo Caltagirone e il Gruppo Gavio, due tra i principali gruppi industriali italiani nel campo delle costruzioni e delle infrastrutture.
Il Gruppo Caltagirone è attivo da decenni nell’edilizia e nelle grandi opere, anche attraverso società come Impresa Pizzarotti & C. e imprese riconducibili all’area Caltagirone, impegnate in autostrade, metropolitane, complessi direzionali e residenziali in tutta Italia. Il gruppo Gavio, dal canto suo, è uno dei principali operatori italiani nel settore autostradale e delle concessioni, con partecipazioni in numerose tratte della rete nazionale e un ruolo di primo piano anche nella gestione di tunnel alpini come il Gran San Bernardo; in Valle d’Aosta è socio pubblico-privato della Regione nella SAV (all’interno di ASTM SpA, tramite la holding Argo Finanziaria SpA), la società che gestisce l’autostrada A5.

Un cartello di 'lavori in corso' in viale Ginevra ad Aosta

Un cartello di ‘lavori in corso’ in viale Ginevra ad Aosta

Il nodo societario: da Manelli a CMC, sullo sfondo Alpha

La procedura, peraltro, arrivava già da mesi complessi sul fronte societario. A fine gennaio 2026 la stazione appaltante era stata informata di un’operazione che aveva cambiato gli equilibri del raggruppamento: CMC Ravenna spa aveva infatti affittato l’azienda Manelli SpA, che fino a quel momento risultava mandataria del raggruppamento aggiudicatario provvisorio. Da quel passaggio, secondo SIV, CMC Ravenna è diventata la nuova mandataria del costituendo RTI nella fase di aggiudicazione definitiva, obbligando la società a svolgere verifiche amministrative, tecniche e legali supplementari sul subentro. La stessa SIV aveva poi chiarito di non aver rilevato elementi ostativi e, il 15 aprile, aveva quindi proceduto all’aggiudicazione definitiva dei lavori al raggruppamento formato da CMC Ravenna, Guastamacchia e Strever.

Sul nome CMC Ravenna si innesta però un’altra storia. Nel giugno 2025 il ramo d’azienda principale di CMC, comprendente marchio, 597 dipendenti, appalti, infrastrutture e alcune partecipate, era stato aggiudicato all’asta ad Alpha General Contractor per 17,5 milioni di euro; Alpha, con sede legale a Milano e sede operativa a Firenze, fa capo alla holding Finres SpA, guidata dall’imprenditrice di origine marocchina Asmaa Gacem. È il “cuore” dello storico colosso cooperativo ravennate a passare di mano, con l’impegno dichiarato di mantenere continuità aziendale e livelli occupazionali.
Dentro la vicenda dell’ospedale valdostano si riflettono dunque anche i riassetti che hanno interessato CMC negli ultimi anni, con una nuova proprietà industriale che guarda al rilancio del marchio e alla valorizzazione della sua tradizione nelle grandi opere.

Fratelli d’Italia: “Iter debole” e la battuta sul “meno male che c’è il ricorso”

Venerdì 22 maggio, il gruppo in Consiglio Valle di Fratelli d’Italia, da sempre critico sulla scelta dei lavori di ampliamento, ha affondato il colpo sul piano politico: il commissario Walter Musso ha accusato la maggioranza regionale di aver raccontato fino all’ultimo che sui lavori dell’ospedale «era tutto a posto», salvo ritrovarsi ora con un ricorso al TAR su una procedura che il partito definisce da tempo fragile e carica di criticità.
Musso ha sostenuto che FdI aveva depositato già da novembre interrogazioni e interpellanze per chiedere approfondimenti su un appalto «estremamente tecnico e complesso», contestando in particolare il mancato DocFap, la tenuta complessiva dell’impianto di gara e la coerenza degli atti approvati. Il commissario ha richiamato anche la mole di richieste di chiarimento formulate dalle imprese partecipanti, sostenendo che da quei documenti pubblici emergerebbero errori materiali, refusi, differenze tra computi e quantità e richiami a documenti inesistenti.

Nel mezzo di un quadro che FdI definisce «preoccupante», il capogruppo Alberto Zucchi ha lasciato cadere anche una battuta amara: tutto sommato, ha detto, il blocco deciso dal TAR «è quasi venuto bene», perché se i lavori fossero partiti a inizio estate ci si sarebbe ritrovati con il cantiere del nuovo ospedale in viale Ginevra a gestire, contemporaneamente, anche il traffico deviato per la chiusura annuale delle gallerie di Sorreley a partire dall’11 giugno. È un paradosso che Zucchi ha messo sul tavolo per sottolineare, da un lato, i rischi di una pianificazione giudicata insufficiente e, dall’altro, l’effetto domino che cantieri e grandi interventi possono generare sulla viabilità cittadina e regionale quando non vengono coordinati.

Walter Musso ed Alberto Zucchi, commissario e capogruppo in Consiglio Valle di Fratelli d'Italia

Walter Musso ed Alberto Zucchi, commissario e capogruppo in Consiglio Valle di Fratelli d’Italia

Fabiani: «il progetto va avanti, ma il ricorso impone tempi diversi»

Curiosamente, la stessa considerazione sul rischio di sovrapposizione tra cantiere del “Parini” e chiusura delle gallerie di Sorreley è affiorata, seppure in termini diversi, anche nell’intervento di Fabio Fabiani, presidente della SIV, all’incontro organizzato dall’Union Valdôtaine nella serata di giovedì 28 maggio sui lavori dell’ospedale. L’ingegnere, dopo aver ricordato che la stazione appaltante «non è felice» dei ricorsi ma è abituata ad affrontarli, ha spiegato che, in assenza dell’impugnazione, la società si era già mossa per coordinare con il Comune le fasi più impattanti sul traffico, in particolare per il tratto di viale Ginevra.
Fabiani aveva ribadito che dal primo esame del calendario del TAR la parte cautelare potrebbe arrivare a luglio e il merito in autunno, confermando quindi uno slittamento dei tempi rispetto alla consegna prevista per metà giugno. In parallelo ha ricordato che sono già in corso i lavori per le centrali tecnologiche G3 in corso Saint-Martin-de-Corléans e che il progetto di ampliamento è lo stesso presentato da quasi due anni, con Pronto soccorso di secondo livello, otto sale operatorie, diagnostica integrata e degenze per intensità di cura.

Marguerettaz e Testolin difendono la scelta politica

Sul fronte politico, durante l’incontro UV, il capogruppo Aurelio Marguerettaz ha respinto la lettura dell’opposizione, sostenendo che i ricorsi fanno parte della fisiologia delle gare pubbliche complesse e che attribuire all’impugnazione il senso di un fallimento generale del progetto sarebbe una «speculazione politica non corretta». Lo stesso Marguerettaz ha sintetizzato la linea con la frase «un ricorso non si nega a nessuno» ed ha rivendicato la coerenza tra il programma elettorale dell’UV e la scelta di portare avanti l’ampliamento. Rinunciare oggi al progetto, ha detto, significherebbe ripartire da capo alla ricerca di un’altra area e di una nuova progettazione, condannando la Valle d’Aosta a restare per anni in «una terra di nessuno» dal punto di vista ospedaliero.

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, dal canto suo, ha insistito sulla responsabilità di chi governa di scegliere e mantenere una linea, ricordando che il cantiere è già in parte realtà con le centrali tecnologiche in costruzione e che non si può cambiare rotta ogni volta che si apre un fronte di contenzioso o polemica. Per il presidente, il progetto di ampliamento rappresenta una risposta strutturale alle esigenze della sanità valdostana, che potrà essere valutata a consuntivo una volta completate le nuove strutture.

Fabio Fabiani, Renzo Testolin ed Aurelio Marguerettaz all'incontro organizzato dall'UV sull'ospedale

Fabio Fabiani, Renzo Testolin ed Aurelio Marguerettaz all’incontro organizzato dall’UV sull’ospedale

Un contenzioso che è già caso politico

Alla fine, il punto resta tutto qui: il ricorso del secondo classificato congela l’avvio del lotto principale del nuovo “Parini”, ma intorno a quel ricorso si sta combattendo una battaglia molto più larga. Per Fratelli d’Italia è la prova di un appalto costruito male e di una maggioranza incapace di governare i processi; per SIV, Marguerettaz, Fabiani e Testolin è invece un ostacolo procedurale serio ma non sufficiente a delegittimare anni di lavoro e la scelta di andare avanti con l’ampliamento del presidio ospedaliero di Aosta.

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