Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine al contenzioso elettorale sul Comune di Aosta, respingendo l’appello presentato dai gruppi di centrodestra contro l’elezione di Raffaele Rocco e confermando integralmente la sentenza del TAR Valle d’Aosta. Il ricorso, promosso da La Renaissance Valdôtaine, Fratelli d’Italia, Lega Vallée d’Aoste e dal gruppo misto di minoranza, contestava il voto e lo scrutinio delle Comunali 2025 sostenendo che fossero stati segnati “da una chiara mancanza di trasparenza e di verità”, ma per i giudici amministrativi le censure sono risultate infondate o inammissibili.
La decisione del Consiglio di Stato
Il giudizio riguardava le elezioni del 28 settembre 2025 e il ballottaggio del 12 ottobre, chiuso con 15 voti di scarto tra la coalizione autonomista, popolare e democratica guidata da Raffaele Rocco e il centrodestra di Giovanni Girardini. In primo grado il Tribunale amministrativo regionale della Valle d’Aosta, pur riconoscendo alcune irregolarità puntuali, aveva ridotto il margine a sei schede, ritenendo comunque non provata alcuna alterazione sostanziale del risultato e respingendo integralmente la domanda di annullamento e di correzione della proclamazione degli eletti.
In appello, il Consiglio di Stato, nella sentenza pubblicata lunedì 1° giugno 2026, ha confermato questa impostazione, respingendo l’argomento politico-giuridico del centrodestra, secondo cui le operazioni di voto e di spoglio sarebbero state viziate da opacità sistematiche tali da giustificare un nuovo scrutinio complessivo. La sentenza ribadisce la legittimità dell’esito elettorale e la correttezza delle operazioni compiute dall’amministrazione comunale e dagli uffici preposti in tutte le fasi della consultazione.
Il Comune: “confermata la correttezza degli uffici”
In una nota ufficiale, il Comune di Aosta parla di un pronunciamento che “rappresenta un riconoscimento chiaro del lavoro svolto con rigore, trasparenza e correttezza dagli uffici comunali nello svolgimento delle procedure elettorali”. Dall’Hôtel de Ville si sottolinea che il Consiglio di Stato ha respinto l’appello “ritenendo infondate o inammissibili le censure proposte” e che la decisione “contribuisce a chiudere una fase di incertezza, restituendo piena stabilità al quadro istituzionale e amministrativo”.
L’Amministrazione comunale ha espresso “apprezzamento per il lavoro svolto dagli uffici e da tutto il personale coinvolto nelle operazioni elettorali”, ricordando che l’operato della macchina comunale è stato validato tanto in primo quanto in secondo grado di giudizio e l’esito “valorizza il rispetto delle regole a presidio della trasparenza, della regolarità delle procedure e della volontà espressa dagli elettori”.

Raffaele Rocco e Valeria Fadda durante la campagna elettorale del 2025
Raffaele Rocco: «vicenda chiusa, noi andiamo avanti»
Per Raffaele Rocco il verdetto del Consiglio di Stato arriva nel giorno del suo 64esimo compleanno e certifica, anche sul piano simbolico, la solidità del mandato ricevuto alle urne. Il sindaco parla di «vicenda che non abbiamo voluto» e che si chiude «senza cambiare nulla» nell’azione amministrativa: «continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto, con la prospettiva di andare avanti cinque anni», ha sottolineato.
Rocco non nasconde però una punta polemica verso il centrodestra, accusando «qualcuno» di essersi «accanito, specialmente dopo il primo grado, continuando un ricorso che evidentemente non aveva le basi». Al tempo stesso rimarca la fiducia nella macchina comunale, richiamando l’impegno di scrutatori, personale e uffici che hanno gestito una procedura «particolarmente delicata e rilevante per la vita democratica cittadina».
Giovanni Girardini: «sentenza che si accetta ma non si condivide»
Sul fronte opposto, Giovanni Girardini, leader de La Renaissance Valdôtaine e candidato sindaco del centrodestra, ha ribadito, in un video diffuso sui social, di accettare la decisione ma non di condividerla. Secondo lui il Consiglio di Stato avrebbe riconosciuto la legittimità formale del ricorso ma scelto comunque di respingerlo, lasciando «sei miseri, ma importanti voti», riferendosi alla differenza tra le due liste al termine del riconteggio, a separarlo dalla carica di sindaco.
Girardini ha dichiarato «di vedere male Aosta», sostenendo che «la città non sta funzionando» annunciando che la sua battaglia si sposterà ora definitivamente dall’aula di tribunale a quella consiliare. Ai suoi elettori ha chiesto di accettare la sentenza «perché i giudici sono i giudici», ma ha promesso di continuare a fare opposizione «per rappresentare chi ha creduto nel cambiamento» e per spingere, dall’opposizione, la maggioranza a governare meglio di quanto, a suo dire, farebbe se non avesse un fronte critico così agguerrito in Consiglio comunale.

Sonia Furci e Giovanni Girardini con Emily Rini durante la campagna elettorale del 2025
Il post notturno: «sistema corrotto e degenerato»
Nella serata del 1° giugno, Girardini ha ulteriormente alzato i toni con un lungo post sui social, poi ritoccato in alcuni passaggi. In entrambe le versioni lo sfogo si apre con una rivendicazione netta: «ho lottato e lotterò ancora contro questo sistema che ritengo profondamente corrotto e degenerato». L’esponente del centrodestra si dice stupito del fatto che ci sia «gente che ci crede ancora», sostenendo che quanto accade ogni giorno in Valle d’Aosta «dovrebbe aver aperto gli occhi a tutti», ma che così non sarebbe perché «troppa gente vive delle briciole di questo sistema».
Nel testo, Girardini elenca una serie di vicende che considera emblematiche: l’ospedale «che non si fa», il Casinò commissariato, gli interventi della Corte dei conti «contro assenteisti, contro denaro sprecato», il caso di un dirigente «apicale» che «non esige il dovuto e fa danno alle casse regionali e comunque viene candidato sindaco di Aosta con una condanna importante» (il riferimento, non esplicito, è sempre nei confronti di Raffaele Rocco), il progetto di casa Brocherel fermo da vent’anni.
A suo giudizio, la Valle d’Aosta «farebbe arrossire regioni di cui abbiamo sentito dire peste e corna come la Calabria o la Sicilia», perché «noi stiamo dimostrando di essere peggio e ci va bene così, o meglio… a troppi va bene così».
Girardini arriva anche a denunciare un sistema in cui, «per toglierti dalle “balle” della politica», verrebbero fatti tentativi di cooptazione, scrivendo che «così come i soldi danno la vista ai ciechi, così ammutoliscono anche i professori più loquaci e produttivi». Un passaggio che lascia intendere come, nella sua lettura, il problema non sia solo nelle Istituzioni ma anche in una parte della società che, tra contributi, piccoli vantaggi e clientele, preferirebbe non cambiare.
«Sei voti» e accuse verso Emily Rini
Nel medesimo post, l’ex candidato sindaco rilegge anche la dinamica politica del ballottaggio, attribuendo parte della responsabilità del risultato «alla mancanza di lealtà da parte di una sola persona del centrodestra (Emily Rini, segretaria regionale di Forza Italia. n.d.r.) che ha “venduto” il Comune per un accordo in Regione dove c’è più potere e dove si guadagna di più». Secondo Girardini, quella scelta avrebbe contribuito a impedirgli di conquistare l’Hôtel de Ville, lasciandolo indietro «di sei miseri, ma importanti voti».
È un passaggio che non solo accende lo scontro con la maggioranza, ma apre anche una faglia interna al fronte che lo aveva sostenuto, perché lascia intendere un’esplicita accusa di tradimento politico rivolta all’ex alleata. La chiusa del post, leggermente modificata tra la prima e la seconda versione, resta comunque una sorta di autoritratto politico: «quando sarò vecchio potrete ricordarmi come “il rompi balle”, ma ne sarò fiero», ha scritto Girardini, dicendosi convinto che un giorno, «troppo lontano per me», gli sarà riconosciuta la ragione delle sue battaglie.

L’insegna con gli orari del TAR della Valle d’Aosta
Pour l’Autonomie: “risultato risicato, serve compattezza”
Sul fronte della maggioranza, è intervenuta anche Pour l’Autonomie. In una nota firmata dal segretario politico Aldo Di Marco e dal presidente Marco Carrel, che invece, in Consiglio Valle siede all’opposizione, il movimento prende atto dell’esito del ricorso e “ribadisce l’importanza di ogni singolo componente della coalizione per raggiungere un risultato che rimane molto risicato”, ricordando quanto il margine numerico sia stato stretto sin dalle urne.
Pour l’Autonomie, che in Consiglio comunale esprime il consigliere di maggioranza Giuseppe Giovinazzo, annuncia che “proseguirà la propria azione, lavorando a sostegno della maggioranza”, ma al tempo stesso chiede “risposte concrete ai bisogni della nostra città alpina” e “sempre maggiore ascolto e collaborazione con la minoranza consiliare”, definita in questa prima fase di legislatura “costruttiva e propositiva”. Per il movimento, la decisione del Consiglio di Stato “deve permetterci di lavorare per unire tutti e affrontare al meglio le sfide che ci attendono”, spostando l’attenzione dalle carte bollate alle scelte amministrative.
La replica di Raffaele Rocco: «Aosta non ha bisogno di rancore»
Nella giornata di martedì 2 giugno, sui social, il sindaco Raffaele Rocco ha replicato, senza citarlo, alle esternazioni di Girardini: «il 2 giugno celebriamo la Repubblica: il voto, le regole, le istituzioni, il rispetto reciproco – ha scritto – dopo mesi di confronto nelle sedi competenti, anche il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’esito delle elezioni comunali di Aosta. Ora il nostro compito è chiaro: lavorare per la città. Le opposizioni hanno il diritto di criticare e controllare. Chi amministra ha il dovere di ascoltare, decidere e rispondere con i fatti. Aosta non ha bisogno di rancore. Ha bisogno di serietà, misura, concretezza e fiducia. Nel giorno della Repubblica rinnovo il mio impegno a essere Sindaco di tutti, con serietà, e con affetto per questa città».
“Dai tribunali alle aule consiliari”
Con il doppio sigillo di TAR e Consiglio di Stato, il contenzioso elettorale su Aosta esce dai tribunali e torna definitivamente nelle aule consiliari: il Comune rivendica la correttezza delle operazioni, la maggioranza, dall’Union Valdôtaine a Pour l’Autonomie, chiama alla compattezza e al dialogo, mentre l’opposizione di Girardini promette di restare da fare “il rompi balle” in aula, continuando a denunciare un sistema che ritiene degenerato e a richiamare le vicende giudiziarie che hanno toccato negli anni esponenti apicali della politica valdostana.
La partita, da qui in avanti, non si giocherà più sui ricorsi ma sulla capacità, o meno, di trasformare questo quadro istituzionale in risposte concrete ai problemi della città.











