Mercoledì15 aprile 2026, nel corso della seduta del Consiglio di amministrazione, la Société Infrastructures Valdôtaines (Siv) ha proceduto ad aggiudicare in via definitiva i lavori del IV lotto della Fase 3 del nuovo presidio ospedaliero regionale “Umberto Parini” di viale Ginevra. Il giorno successivo la decisione è stata pubblicata sulla piattaforma telematica PlaceVDA, come previsto dal Codice degli appalti, e da quella data decorrono 32 giorni di standstill: il termine entro cui le ditte partecipanti alla gara possono presentare accessi agli atti, ricorsi o richiedere misure cautelari. Solo allo scadere di questa finestra, salvo provvedimenti sospensivi da parte dell’autorità giudiziaria, il contratto potrà essere sottoscritto.
Il raggruppamento temporaneo di imprese a cui è stato definitivamente aggiudicato l’appalto è composto da CMC Ravenna SpA (impresa capogruppo e mandataria), Guastamacchia SpA (mandante) e Strever SpA (mandante). I lavori riguardano i corpi K (il nuovo ospedale per acuti), L (l’hospital street) e P (ulteriori parcheggi): la parte più consistente e visibile del futuro Parini, per un valore a base di gara di circa 140 milioni di euro.
Una storia lunga, con un passaggio imprevisto
Come già raccontato su queste pagine, il percorso verso questa aggiudicazione definitiva non è stato lineare. Il 19 dicembre 2025 la Commissione di gara aveva proposto l’aggiudicazione provvisoria all’RTI guidato dalla Manelli SpA di Monopoli, che aveva ottenuto 71,93 punti su 100, con un ribasso di circa 13% e un risparmio stimato attorno ai 19 milioni di euro rispetto alla base d’asta. Il 29 gennaio 2026 SIV aveva ricevuto comunicazione che Manelli aveva ceduto in affitto la propria commessa, compresi personale, mezzi, attrezzature e contratti, alla cooperativa ravennate CMC Ravenna SpA, che diventava così la nuova mandataria del raggruppamento.
La notizia era emersa pubblicamente solo il 12 marzo, a seguito di un’interrogazione in Consiglio regionale presentata da Alberto Zucchi. La ragione del ritardo comunicativo, spiegata dall’assessore regionale alla sanità Carlo Marzi, era tecnico-procedimentale: la comunicazione di Manelli a SIV «non conteneva la documentazione utile a verificare i presupposti principali di fondatezza tecnico-legali correlati all’affitto delle attività aziendali» e la stazione appaltante aveva dovuto acquisire contratti, elenchi di maestranze, mezzi, sedi, commesse in corso prima di pronunciarsi.
Il 17 marzo 2026, cinque giorni dopo quell’interpellanza, SIV aveva deliberato una seconda proroga, spostando a fine maggio il termine per l’aggiudicazione definitiva. Nella delibera si leggeva che l’estensione era necessaria, tra l’altro, “per poter aggiudicare la gara al RTI costituendo CMC Ravenna SpA, Guastamacchia SpA e Strever SpA”. Proprio questa formulazione è diventata il centro del dibattito del 9 aprile in Consiglio Valle.

L’ingresso dell’area dove sorgerà il nuovo ospedale
Alberto Zucchi: «arriveranno con gli avvocati, non con gli operai»
L’interpellanza presentata sempre da Alberto Zucchi chiedeva all’assessore di spiegare perché SIV avesse atteso il 12 marzo, cioè una sua esplicita domanda in aula, per rendere pubblica la sostituzione della mandataria, e soprattutto di chiarire il senso di quella delibera che sembrava predefinire l’esito della gara a favore di CMC prima ancora che le verifiche fossero concluse.
Zucchi aveva aperto il suo intervento con un’immagine cinematografica, «il treno di “Cassandra Crossing”, per chi ha visto il film, giù dal ponte», per descrivere la propria lettura del dossier, e ha progressivamente alzato il tono: «noi abbiamo la legittima preoccupazione che questi soggetti, nel momento in cui dovessero ricevere l’aggiudicazione definitiva, arriverebbero con degli avvocati per fare i lavori, non con gli operai. Perché la prima cosa che si fa in questi casi è vedere come uscirne nel migliore dei modi per la società, non per i cittadini».
Nel suo intervento di replica, a fronte dell’articolata risposta dell’assessore, Zucchi non ha ceduto: ha usato la metafora dell’alpinista che a trecento metri dalla vetta intravede il crepaccio: «bisogna avere il coraggio e la responsabilità di fermarsi per vedere se non ci sono altre alternative. E se si ha il coraggio, bisogna saper tornare indietro». Ha concluso ricordando che la responsabilità politica non può essere scaricata interamente sulla società di scopo: «i soldi li mettono i valdostani. Il fatto che la SIV abbia la responsabilità di compiere questi atti amministrativi non manleva dal dare un giudizio su come vengono impiegati i soldi dei valdostani in quest’opera, che è la più importante di tutte».
Carlo Marzi: «chiudiamo un cerchio bloccato dal 2014»
L’assessore Carlo Marzi ha risposto su due piani distinti. Sul piano procedurale ha difeso punto per punto l’operato di SIV, ricordando che la comunicazione tardiva al pubblico si giustificava con la necessità di verificare tutta la documentazione prima di pronunciarsi: «lo sviluppo del procedimento in corso rimane costantemente monitorato con il massimo livello di attenzione e responsabilità», aveva detto. Sulla formulazione della delibera di proroga, quella che indicava CMC come destinataria dell’aggiudicazione, ha precisato che si trattava della descrizione della situazione in corso, non di una predeterminazione dell’esito: le verifiche sarebbero comunque dovute concludersi prima che il CdA potesse deliberare.
Sul piano politico, Marzi ha respinto l’accusa di portare avanti l’opera “a tutti i costi”: «quello che noi stiamo facendo, lo avrebbe fatto chiunque si fosse trovato in questo ruolo. Il ruolo di un amministratore è quello di prendere un testimone e di portarlo avanti». Ha poi rivendicato il percorso compiuto dalla legislatura in corso: «dal 2020 ci siamo assunti delle responsabilità, e abbiamo cercato in coerenza di chiudere un cerchio che era bloccato dal 2014». Sul punto dirimente, l’assenza di alternative progettuali, Marzi è stato netto: «da un punto di vista amministrativo non è mai esistita un’alternativa diversa alla costruzione del nuovo ospedale a Parini, laddove pensiamo e speriamo di costruirlo per il bene della nostra comunità nel minor tempo possibile».

Il ‘vecchio’ ospedale e l’area dove sorgerà il nuovo
Cosa succede adesso
Con la pubblicazione del 16 aprile il countdown è partito. Se entro il 18 maggio circa nessun tribunale amministrativo o giudice competente emetterà un provvedimento sospensivo, SIV potrà procedere alla firma del contratto con il raggruppamento CMC Ravenna – Guastamacchia – Strever.
Resta aperto il capitolo delle fasi successive. Marzi ha confermato in aula l’intenzione di presentare alla quinta Commissione consiliare «la fase iniziale della progettazione per le fasi 4 e 5» entro la fine della primavera, con possibile slittamento all’inizio dell’estate. Fasi 4 e 5 riguardano le parti del complesso ospedaliero non comprese nei lotti già aggiudicati, comprese le connessioni tecnologiche ed energetiche della nuova struttura, ed è su questi capitoli ancora aperti che si gioca una parte rilevante delle preoccupazioni dell’opposizione.










