«Pacificare la memoria è sempre importante, ma dobbiamo capire che cosa vuol dire davvero. La memoria va pacificata nella verità dei fatti, non nella negazione dei fatti. Memoria pacificata non potrà mai essere una memoria pasticciata, meno ancora una memoria mistificata». Con queste parole il costituzionalista Renato Balduzzi, presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, ha aperto il discorso celebrativo in piazza Chanoux ad Aosta, davanti ai cittadini riuniti, sabato 25 aprile 2026, per l’81° anniversario della Liberazione.
Aosta: dalla messa al monumento, la giornata
Le celebrazioni aostane sono iniziate alle ore 9.30 al cimitero, con la deposizione di una corona al Sacrario dei caduti in guerra e la Santa Messa. Poi una corona al monumento dei caduti nel Giardino della Rimembranza di via Festaz, e infine il momento centrale: l’alzabandiera e la deposizione della corona al Monumento del Soldato valdostano in piazza Chanoux, organizzati dal Comune di Aosta assieme al Comitato valdostano dell’ANPI, alle Associazioni combattentistiche e d’arma, all’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea e all’Amministrazione regionale.
Tra i momenti più toccanti, la lettura dei primi dodici articoli della Costituzione da parte di altrettanti studenti delle scuole valdostane: uno di loro era Nathan, 7 anni, che ha letto l’articolo 12 davanti alla piazza, un gesto semplice e potente, che ha commosso i presenti.
Nel pomeriggio, in piazza Chanoux, il concerto della Banda municipale di Aosta, e dell’Orchestre d’harmonie de Baume-les-Dames (Francia), seguito dall’ammainabandiera.

Il piccolo Nathan aspetta il suo turno, mentre Pietro legge l’articolo 11 della Costituzione
Renato Balduzzi: «la nostra Costituzione non può non essere antifascista»
Il discorso di Balduzzi, già ministro della salute, membro della Commissione paritetica Stato – Regione e dal 2018 Ami de la Vallée d’Aoste, ha ripercorso la storia della Resistenza attraverso le parole di Émile Chanoux, cui è intitolata la piazza, che nei suoi ultimi scritti definì il fascismo «una malattia del popolo italiano, formatasi nel suo organismo e nel suo sangue». Il costituzionalista ha poi ricordato il dibattito in Assemblea Costituente del 1946-47, quando Aldo Moro si oppose a chi chiedeva di «svoltare pagina» e mettere tutti sullo stesso piano: «questa idea di intendere la pacificazione come mettere tutti sullo stesso piano non può essere accettata, disse Moro, perché significherebbe tradire la memoria, la storia, e rendere vano il sacrificio di sangue».
Un dettaglio storico poco noto: il decreto che istituì il 25 aprile come festa nazionale, firmato il 22 aprile 1945, porta quattro firme, quella di Umberto di Savoia, allora luogotenente del Regno, quella del presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, quella del guardasigilli Palmiro Togliatti e quella del ministro del lavoro, il socialista Gaetano Barbareschi: «non sono le firme di una parte contro un’altra – ha sottolineato Balduzzi – il 25 aprile è davvero la festa di tutta l’Italia. Non si può renderlo divisivo». Ha concluso in francese, omaggio alla Valle d’Aosta bilingue: «Vive la résistance, maintenant et toujours. Vive la Vallée d’Aoste, vive la République, vive la Constitution».

Renato Balduzzi durante il suo discorso
Renzo Testolin: «autonomia e lingua, frutti della Liberazione»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha aperto il suo intervento in francese, proprio perché la giornata era iniziata con la lettura dell’articolo della Costituzione che tutela le minoranze linguistiche: «c’est quelque chose qui revient en premier à notre région, une région qui a vu dans les années fascistes un effacement de ses caractéristiques, sa culture, sa langue». Ha ricordato Émile Chanoux, morto il 18 maggio 1944, firmatario della Dichiarazione di Chivasso del dicembre 1943 assieme ai rappresentanti delle valli alpine piemontesi e valdostane, e Don Prospero Duc, parroco che sacrificò la vita per la propria comunità.
Testolin ha sottolineato come la Liberazione abbia restituito alla Valle d’Aosta il nome dei paesi e delle frazioni, la lingua, i Comuni cancellati dal fascismo, e come quei valori siano ancora oggi il fondamento dell’autonomia regionale: «questo senso di comunità che ha voglia di essere aperta a chi intende aggregarsi, ma che vuole essere rispettata, vuole poter tramandare la propria cultura e le proprie tradizioni: poterlo fare è grazie al 25 e al 28 aprile di 81 anni fa».
Raffaele Rocco: «Da cosa dobbiamo liberarci oggi?»
Nella sua dichiarazione scritta, presentando gli eventi aostani, il sindaco Raffaele Rocco ha posto una domanda che guarda al presente: «oggi, nel 2026, la domanda cambia: da cosa dobbiamo liberarci ora? La libertà non è un monumento di bronzo da lucidare una volta l’anno per dovere istituzionale; è un organismo vivo che richiede manutenzione quotidiana». La risposta: rifiutare l’indifferenza, praticare il pensiero critico contro la disinformazione, difendere la partecipazione democratica. «Senza la Resistenza non esisterebbe la nostra autonomia. La nostra capacità di autogovernarci non è un regalo caduto dall’alto, ma una conquista pagata con il coraggio di chi non si è arreso».

Lo striscione pro Palestina presente in piazza Chanoux ad Aosta
In piazza anche le bandiere per la Palestina
In corteo e in piazza Chanoux era presente anche un gruppo di manifestanti con bandiere e striscioni pro Palestina. Lo striscione principale recitava: “25 aprile – Bella Ciao – Palestina libera – Un altro mondo è possibile – Per tutti i popoli oppressi: libertà”. Una presenza che ha attraversato le celebrazioni senza incidenti, richiamando, come già accaduto in molte piazze italiane, il nesso tra memoria della Resistenza e conflitti contemporanei.
Le celebrazioni aostane si sono inserite in un programma più ampio promosso dal Comitato valdostano ANPI per l’80° anniversario della Resistenza. Nei giorni precedenti il 25 aprile si erano tenute iniziative a Châtillon, Pont-Saint-Martin e Valpelline: la commemorazione del partigiano Émile Lexert Milò, la presentazione del libro “Il partigiano Gugia, ribelle per amore” e un approfondimento su “Lupi Ribelli” con la proiezione del cortometraggio “La libertà corre sui pedali”. L’ANPI ha anche partecipato al Trento film festival con la proiezione di “Prima dell’Aurora” di Chiara Zoja.
Courmayeur: i ragazzi in prima fila
A Courmayeur le celebrazioni si sono tenute in anticipo, venerdì 24 aprile, per permettere la partecipazione degli studenti delle scuole medie e del Liceo linguistico. I ragazzi, guidati dai docenti, hanno portato letture, riflessioni e testimonianze preparate in classe, diventando protagonisti attivi della cerimonia. I discorsi ufficiali sono stati tenuti dal rappresentante dell’ANPI Piero Valleise (che il giorno successivo era in piazza Chanoux ad Aosta, ad accompagnare il figlio Pietro che ha letto l’articolo 11 della Costituzione), dal sindaco Roberto Rota e dal presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi. La deposizione della corona e il silenzio che l’ha accompagnata hanno concluso una cerimonia in cui “la memoria non è stata un esercizio formale, ma un impegno vivo e quotidiano”.

La Banda municipale di Aosta, diretta da Daniele Papalia, durante le celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione
Andrea Manfrin: «difficile immaginare una memoria condivisa». Ma i fatti dicono altro
A margine delle celebrazioni, il consigliere regionale della Lega Andrea Manfrin ha affidato ai social il suo commento sulla cerimonia di Aosta: «vedo bandiere di partito (persino Rifondazione Comunista che credevo scomparsa), riferimenti alla Palestina, a canzoni che non sono mai state cantate durante la guerra e, insomma, a qualsiasi cosa non c’entri con la giornata odierna. Finché tutto questo continuerà ad accadere sarà difficile immaginare una memoria condivisa».
Vale la pena verificare i fatti, uno per uno.
- Rifondazione Comunista «scomparsa»: il partito esiste, ha 446 circoli attivi in tutta Italia, ha tenuto il suo congresso nel 2025 ed è attualmente impegnato in un dibattito, non privo di divisioni, su una possibile alleanza con il centrosinistra. Piccolo, certo. Scomparso, no.
- “Bella Ciao” «non cantata durante la guerra»: la questione è più complessa di quanto suggerisca Manfrin, e certamente non è risolvibile con un post social. La canzone fu effettivamente cantata durante la Resistenza in diverse formazioni partigiane: dalla Brigata Maiella in Abruzzo, nelle zone di Montefiorino (Modena) durante la Repubblica partigiana del 1944, e nelle Langhe. È vero che non fu l’inno universale di tutte le formazioni, lo storico Giorgio Bocca, ex partigiano, disse di non averla mai sentita cantare, ed è vero che la sua diffusione popolare esplose soprattutto dopo il Festival di Spoleto del 1964. Ma definirla una canzone che «non c’entra con la guerra» è storicamente inesatto: la stessa ANPI la riconosce come inno della Resistenza, e soprattutto è la Banda Municipale di Aosta ad averla suonata entrando in piazza Chanoux, concedendo poi il bis a fine celebrazione ed ancora nel concerto pomeridiano: non esattamente un’organizzazione di parte.
- Le bandiere e gli striscioni: in una democrazia, portare una bandiera di partito a una celebrazione pubblica è un diritto. Il volantino distribuito da Rifondazione Comunista in piazza richiamava, tra l’altro, la poesia di Piero Calamandrei scritta in risposta al generale nazista Kesselring, uno dei testi più alti dell’antifascismo italiano, e citava la lotta partigiana come modello per i conflitti contemporanei. Si può non condividerne le conclusioni politiche sul conflitto in Medio Oriente. Ma liquidarlo come qualcosa che «non c’entra con la giornata» significa non aver letto il volantino.
- La memoria condivisa di cui parla Manfrin, peraltro, è esattamente il tema che il professor Balduzzi ha affrontato dal palco istituzionale: «pacificare la memoria è sempre importante, ma dobbiamo capire cosa vuol dire davvero. Non può essere una memoria pasticciata, meno ancora una memoria mistificata». La differenza è che Balduzzi lo ha detto in piazza Chanoux, davanti a tutti, citando Aldo Moro ed Émile Chanoux. Manfrin lo ha scritto sui social: in piazza, per la Lega, c’era solo l’addetta stampa.










