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Testolin decade, Consiglio Valle prende atto. Bufera sul parere Lupo

pubblicato martedì 5 Maggio 26 • h. 11

realizzato da aostapresse.it

Testolin decade, Consiglio Valle prende atto. Bufera sul parere Lupo

di aostapresse.it | Mar 5 Mag 26 • h. 11

Il costituzionalista Nicola Lupo

Il Consiglio Valle si riunisce martedì 5 maggio 2026, alle ore 15 per affrontare un unico, storico punto all’ordine del giorno: la presa d’atto della decadenza di Renzo Testolin dalla carica di presidente della Regione, a seguito della sentenza n. 110/2026 del Tribunale di Aosta, pubblicata lo scorso sabato 2 maggio, che ne ha dichiarato l’ineleggibilità in relazione alla XVII legislatura per violazione del limite dei mandati.

Tutti gli oltre settanta punti originariamente iscritti all’ordine del giorno, tra cui la sessione europea e internazionale, 61 iniziative ispettive e sette mozioni, sono stati congelati e rinviati a data da destinarsi. Lo shock politico della sentenza ha riscritto il calendario dei lavori.

Il Consiglio prende atto, la Giunta resta in prorogatio

Il presidente del Consiglio Valle, Stefano Aggravi, informerà ufficialmente l’Assemblea della comunicazione ricevuta sabato dal Tribunale. L’aula darà quindi atto che la Giunta regionale continui in prorogatio, assicurando l’ordinaria amministrazione fino a nuovi sviluppi istituzionali.
Non sono previste votazioni. La Conferenza dei capigruppo, riunitasi lunedì 4, ha concordato che ogni consigliere avrà a disposizione dieci minuti per intervenire nel dibattito, il doppio del tempo canonico, a segnalare la straordinarietà della seduta. Potrà intervenire anche lo stesso Testolin, che tornerà a sedere tra i banchi dell’Union Valdôtaine in qualità di semplice consigliere regionale.

Testolin punta sull’Appello: la decadenza si sospende

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Testolin ha annunciato ai colleghi l’intenzione di ricorrere alla Corte d’Appello di Torino. Un ricorso che, se presentato nei termini, farebbe scattare la sospensione della decadenza e lo rimetterebbe formalmente alla guida del governo valdostano. I tempi per preparare il dossier non sarebbero però immediati.
La maggioranza che sostiene l’Esecutivo regionale rimasto in carica per 177 giorni, formata, oltre che da UV anche da Forza Italia e Centro Autonomista, avrebbe dato un sostanziale via libera all’interessato a percorrere questa strada. Non tutti però sono d’accordo sulle modalità: il gruppo autonomistra ha chiesto che il ricorso non includa la questione di incostituzionalità della legge regionale 21/2007, la norma che disciplina il limite dei mandati, e si è detto contrario a un eventuale appello promosso direttamente dalla Regione contro la propria esclusione dal giudizio di primo grado.

L'ufficio di Presidenza del Consiglio Valle alla conferenza stampa di fine anno con Renzo Testolin e Luigi Bertschy

L’ufficio di Presidenza del Consiglio Valle alla conferenza stampa di fine anno con Renzo Testolin e Luigi Bertschy

La polemica sul parere Lupo: l’Ufficio di Presidenza prende le distanze

A incendiare ulteriormente il clima politico è intervenuto il commento del costituzionalista Nicola Lupo, professore ordinario di diritto costituzionale alla Luiss, al quale il precedente Consiglio regionale aveva affidato nell’ottobre 2025 un parere pro veritate sull’interpretazione della norma regionale sui limiti di mandato.

Lupo ha definito la sentenza «assai deludente nelle argomentazioni di merito» ed ha identificato quello che ha definito un «grave strafalcione» nel passaggio in cui il Tribunale opta per non sollevare la questione di costituzionalità. Nel testo, il Tribunale avrebbe scritto che per rimettere una questione alla Corte Costituzionale il giudice «deve ritenere detta questione manifestamente fondata».
«Come sa chiunque possegga anche solo rudimentali nozioni di diritto costituzionale – ha scritto Lupo – il giudice deve soltanto ritenere che la questione sia, oltre che rilevante, non manifestamente infondata. Il che è ovviamente ben diverso». Il costituzionalista ha aggiunto che il divieto di terzo mandato, nella «rigorosa interpretazione adottata dal Tribunale di Aosta», appare in «evidente contrasto con la giurisprudenza costituzionale più recente», che lo ha giustificato solo come contraltare all’elezione popolare diretta del presidente di Regione, istituto che in Valle d’Aosta non è previsto. «Trovo incredibile leggere uno strafalcione di tale entità in una sentenza così delicata e impattante», ha concluso Lupo.

La replica dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Valle è arrivata dura e immediata. In una nota congiunta, il presidente Aggravi e i vice presidenti Loredana Petey e Massimo Lattanzi, insieme ai consiglieri segretari Laurent Viérin e Corrado Bellora, hanno definito le dichiarazioni di Lupo «totalmente inopportune e fuori luogo in un momento così delicato per la Valle d’Aosta», precisando che «il Consiglio regionale non ha più alcun rapporto con il professor Lupo» e che le sue dichiarazioni «sono da ritenersi formulate a titolo esclusivamente personale e non riconducibili in alcun modo al Consiglio regionale».
L’Ufficio di Presidenza ha sottolineato il «massimo rispetto nei confronti delle sentenze e degli organi che le emanano».

L’ordine del giorno che non ci sarà

L’agenda originaria di questa settimana prevedeva tre giorni di lavori (5, 6 e 7 maggio), una sessione europea e internazionale con la relazione sulle attività 2025 per l’attuazione delle politiche UE e un’informativa sulle riprogrammazioni dei fondi FESR e FSE+ 2021-2027, oltre a 61 iniziative ispettive, interrogazioni e interpellanze su temi che vanno dall’elettrificazione della ferrovia Ivrea – Aosta al collegamento funiviario Pila – Cogne, dalla crisi del trasporto pubblico alla situazione del personale sanitario, dalle gallerie autostradali in chiusura al futuro del Casinò.
Erano in programma anche sette mozioni, tra cui una sul raddoppio della tratta ferroviaria Aosta – Quart e una per celebrare gli atleti valdostani dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.
Tutto rinviato.