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Aosta, anno giudiziario tributario 2026 tra IA e difesa della sede valdostana

pubblicato giovedì 14 Maggio 26 • h. 17

realizzato da aostapresse.it

Aosta, anno giudiziario tributario 2026 tra IA e difesa della sede valdostana

di aostapresse.it | Gio 14 Mag 26 • h. 17

Il tavolo della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia tributaria: Paolo De Paola, Luciana Cunicella, Diego Spampinato e Sergio Tavella

All’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2026 della Valle d’Aosta, martedì 12 maggio, il presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado, Diego Spampinato, ha dedicato una parte sostanziosa della sua relazione all’intelligenza artificiale nei giudizi fiscali, collegandola ai numeri dell’attività, alla digitalizzazione del processo e alla riorganizzazione degli uffici. Ne esce l’immagine di un sistema che, almeno per ora, tiene insieme “efficienza umana” e innovazione tecnologica, ma che prepara il terreno a una possibile giustizia predittiva sulle controversie di minor valore.

Numeri e tempi della Corte valdostana

Dati alla mano, la giurisdizione tributaria valdostana continua a muoversi su numeri contenuti ma economicamente significativi: nel 2025 sono stati definiti 104 giudizi in primo grado e 36 in appello, per un valore complessivo di quasi 17,5 milioni di euro, con una media superiore ai 94mila euro per causa in primo grado e ai 212mila in secondo. Al 31 dicembre 2025 non risultavano pendenti procedimenti incardinati prima dello stesso anno, segno di un arretrato sostanzialmente azzerato, mentre sul piano nazionale le cause chiuse hanno superato i 24 miliardi di euro, con durate medie di 359 giorni in primo grado e 792 in secondo.

Proprio sul terreno dei tempi interviene la rappresentante del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, Luciana Cunicella, che ha parlato di «sede di eccellenza» a proposito di Aosta: la durata media del processo di primo grado si attesta, secondo i dati illustrati, attorno ai 171 giorni contro i 359 nazionali, mentre il secondo grado scenderebbe a circa 217 giorni a fronte dei 792 del resto del Paese. Un risultato che, per il Consiglio, non può essere letto solo alla luce delle dimensioni ridotte del contenzioso, ma va ricondotto anche a scelte organizzative e ad una cultura giurisdizionale orientata alla rapidità della risposta.

Luciana Cunicella, rappresentante del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria

Luciana Cunicella, rappresentante del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria

Digitalizzazione del processo e udienze da remoto

In questo quadro, il processo tributario telematico (PTT) e le udienze da remoto diventano strumenti strutturali più che emergenziali. Spampinato ha definito il PTT «una realtà rodata», con atti delle parti e dei giudici ormai firmati digitalmente, fascicoli completamente telematici e una maggiore certezza di ciò che è stato versato agli atti, a beneficio della gestione dei procedimenti e dei controlli successivi.
È stato evidenziato come le udienze a distanza vengono ampiamente utilizzate per superare le difficoltà di collegamento con la Valle d’Aosta: un collega stabilmente in servizio a Catania partecipa in via telematica alle udienze valdostane, mentre il passaggio da Skype, di fatto non più disponibile, alla piattaforma Teams è stato descritto come un miglioramento della qualità delle trasmissioni, pur con persistenti problemi di banda che talvolta impediscono la connessione di parti e magistrati.

Riorganizzazione e accorpamenti: il caso Valle d’Aosta

Sul piano organizzativo, il dibattito resta acceso attorno alla “riconfigurazione” del sistema. Spampinato ha ricordato le ipotesi iniziali di accorpamento della Corte di giustizia tributaria di primo grado di Aosta alle Corti piemontesi, poi superate grazie a un parere del Consiglio di Presidenza e alle interlocuzioni con il Ministero dell’economia ed ha sottolineato che «quello che un anno fa era stato ventilato è del tutto tramontato»: il vice ministro Maurizio Leo ha infatti annunciato lo slittamento al 2028 della revisione complessiva della geografia delle Corti, con il presidio giudiziario valdostano confermato, almeno per il medio periodo.

Diversa la prospettiva del dirigente Sergio Tavella, che è intervenuto a nome del Dipartimento della giustizia tributaria del MEF. Per l’Amministrazione, la riforma degli uffici di segreteria e la creazione degli uffici territoriali dirigenziali rappresentano il primo passo di un riassetto complessivo, che vede la segreteria della Corte valdostana accorpata a quelle di alcune sedi piemontesi. Spampinato ha rivendicato però con forza la distinzione tra “accentramento amministrativo” ed “autonomia giurisdizionale”: paragonando l’operazione ad una «unione di servizi» fra Comuni, chiarendo che le Corti restano pienamente autonome e che, per ora, non vi è alcuna decisione sulla soppressione della sede giudicante.
È un contrasto implicito ma chiaro: da un lato l’esigenza ministeriale di razionalizzare strutture e personale, dall’altro la volontà di difendere la prossimità territoriale della giustizia, soprattutto in una regione di confine a statuto speciale.

Il pubblico presente alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia tributaria

Il pubblico presente alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della giustizia tributaria

La nuova magistratura tributaria e il concorso dei 173 togati

Sul fondo di questa tensione corre il processo di professionalizzazione della magistratura tributaria. Il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati tributari professionali, Paolo De Paola, ha ricordato come il primo concorso per 173 magistrati tributari ha segnato «la nascita effettiva della quinta giurisdizione del Paese», con l’obiettivo di arrivare a 576 togati entro il 2029. Ha chiesto un ordinamento costruito su misura della nuova magistratura professionale ed un riequilibrio del ruolo della Cassazione, che oggi esercita la funzione nomofilattica pur essendo estranea alla giurisdizione tributaria, ed ha ringraziato pubblicamente Luciana Cunicella per la sensibilità mostrata, nel Consiglio di presidenza, verso le esigenze dei territori e delle Corti di piccole dimensioni.

Dall’entusiasmo alla stretta: il divieto di giustizia predittiva

È su questo sfondo che si è innestato il cuore del discorso di Diego Spampinato sull’intelligenza artificiale. Dopo aver ricordato «il clima favorevole» alla giustizia predittiva che si respirava solo un anno fa, il presidente ha registrato la svolta impressa dalla legge 132/2025 e dalle raccomandazioni del Consiglio di presidenza: viene escluso l’uso di algoritmi capaci di prevedere l’esito delle cause, mentre l’IA è ammessa soltanto come strumento ausiliario per la gestione dei procedimenti, la ricerca giurisprudenziale, l’analisi statistica del contenzioso seriale e il supporto all’istruttoria. L’output algoritmico, viene ribadito, non può costituire prova e non può sostituirsi al libero convincimento del giudice.

Non si tratta, però, di un elogio generico della tecnologia. Spampinato ha insistito sul carattere probabilistico dell’IA, che lavora correlando testi e dati preesistenti, «senza capire» realmente i contenuti, con il rischio di allucinazioni e di una progressiva cristallizzazione degli orientamenti maggioritari. Ha raccontato di aver sperimentato personalmente diversi sistemi (ma non ha specificato quali), ottenendo sentenze a volte convincenti e a volte «molto meno buone», indicando il vero pericolo non tanto nello sbaglio della macchina, quanto nella difficoltà, per giudici e difensori, di riconoscere l’errore quando ci si affida a strumenti informatici opachi.
A fare da monito è stato il caso COMPAS, l’algoritmo statunitense sulla recidiva ritenuto utilizzabile dalla giurisprudenza pur senza che i giudici potessero accedere alla logica interna del sistema: un esempio di “spossessamento” dell’operatore umano che il nuovo quadro normativo italiano dichiara di voler evitare.

Diego Spampinato, presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Aosta

Diego Spampinato, presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Aosta

Rischi dell’algoritmo e giustizia “low cost” sulle cause minori

Proprio dopo aver elencato tutti questi limiti, Spampinato ha riconosciuto che il divieto di giustizia predittiva difficilmente potrà restare immobile. Da un lato, il sistema economico chiede decisioni più rapide e prevedibili per programmare investimenti e scelte fiscali; dall’altro, la stessa giurisdizione tributaria è chiamata a gestire un contenzioso in cui circa la metà delle cause ha un valore inferiore ai 5.000 euro, a fronte di un valore medio nazionale per controversia superiore ai 100mila euro.
È su questo terreno che il presidente ha collocato la probabile evoluzione: la domanda, ha sostenuto, «non è se, ma quando» si accetterà l’idea che le cause di modestissimo valore, è stata evocata la soglia dei mille euro, possano essere decise da sistemi di IA, rinviando il controllo umano all’eventuale grado di appello.

La cerimonia di Aosta, letta complessivamente, ha mostrato così una giustizia tributaria che difende il proprio radicamento territoriale e l’equilibrio attuale tra decisione umana e strumenti digitali, mentre allo stesso tempo prende atto che le prossime pressioni, economiche, organizzative, culturali, spingono verso una “giustizia  automatizzata” almeno per una parte del contenzioso.
In un territorio di confine, dove la prossimità del giudice ha ancora un valore concreto, la vera partita potrebbe giocarsi proprio qui: fino a che punto la razionalizzazione amministrativa, la professionalizzazione dei magistrati e la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale riusciranno a convivere con l’idea di una giustizia tributaria che resti davvero a misura di contribuente, anche quando la posta in gioco non supera poche centinaia di euro.