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Comunità islamiche in Valle, Renzo Testolin: «nessun problema segnalato»

L'imam della moschea di Aosta

pubblicato venerdì 26 Giugno 26 • h. 15

realizzato da aostapresse.it

Comunità islamiche in Valle, Renzo Testolin: «nessun problema segnalato»

di aostapresse.it | Ven 26 Giu 26 • h. 15

L'imam della moschea di Aosta

Giovedì 25 giugno 2026 il Consiglio Valle ha discusso un’interpellanza di Simone Perron della Lega, dedicata al “Censimento delle comunità islamiche e rispetto delle regole di convivenza con le comunità locali”. Al centro non solo la presenza di sale di preghiera e le modalità di culto, ma anche l’idea, espressa dal consigliere, che le società europee siano «sempre sull’orlo di situazioni sociali potenzialmente esplosive» e che la Valle d’Aosta debba vigilare per evitare una possibile «sostituzione» della propria identità culturale.

L’interpellanza di Simone Perron: numeri, luoghi di culto e convivenza

Nell’atto ispettivo Perron ha richiamato la presenza di una «nutrita comunità di religione islamica» sul territorio regionale e ha collegato il tema alla complessità delle società multietniche e multireligiose, citando come esempio i casi di Francia e Gran Bretagna. L’interpellanza ricorda inoltre una risposta dell’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano del 2016, in cui erano stati indicati 1.205 luoghi riconducibili all’Islam in Italia tra moschee, sale di preghiera e associazioni culturali.

Il consigliere leghista ha citato i dati della Fondazione Ismu, secondo cui la Valle d’Aosta risulterebbe avere tre luoghi di culto islamici, tra cui la Moschea Salam / Centro Annour di Aosta, punto di riferimento principale per la preghiera gestito dalla Lega Islamica in Valle d’Aosta (Liava). Ha richiamato anche le celebrazioni di Eid al-Fitr per la fine del Ramadan, svolte il 20 marzo in diversi luoghi all’aperto, inclusa una preghiera mattutina in località Chopine nel Comune di Verrès.

Nella parte conclusiva dell’interpellanza, Perron ha chiesto alla Giunta di fornire una stima aggiornata della presenza numerica delle comunità islamiche in Valle d’Aosta, di indicare quante sale di preghiera risultino censite e dove siano ubicate, di verificare se modalità di culto e orari siano compatibili con le attività lavorative nelle aree limitrofe e di illustrare eventuali intendimenti per un «corretto censimento del fenomeno» e per garantire il rispetto delle regole di convivenza.

I cartelli che indicano la moschea di Aosta

I cartelli che indicano la moschea di Aosta

La risposta di Testolin: limiti ai dati religiosi e quadro statistico

Il presidente della Regione Renzo Testolin ha risposto ricordando innanzitutto il quadro costituzionale e normativo che tutela la libertà religiosa e, al tempo stesso, limita la raccolta e il trattamento di dati personali sensibili, tra cui quelli relativi alle convinzioni religiose. «La struttura dell’Osservatorio economico e sociale segnala che non esistono, ad oggi, statistiche ufficiali prodotte nell’ambito del Sistema statistico nazionale che forniscano dati aggiornati sull’appartenenza religiosa, in particolare a livello regionale», ha spiegato.

Il presidente della Regione ha richiamato alcune stime di istituti di ricerca privati, come Ismu e Idos, che a livello nazionale indicano una prevalenza di popolazione straniera di religione cristiana e una componente musulmana stimata intorno al 30 per cento, circa 1,7 milioni di persone, con principali Paesi di origine quali Marocco, Bangladesh, Pakistan, Albania, Egitto, Tunisia e Senegal. Per la Valle d’Aosta ha ricordato che i dati disponibili riguardano la cittadinanza: nel 2025 i cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti sono 6.179, con il 26 per cento proveniente dal Marocco, l’11,9 per cento dall’Ucraina, il 10,9 per cento dall’Albania, il 6,2 per cento dalla Tunisia, il 5,2 per cento dalla Cina, il 3,8 per cento dalla Repubblica Dominicana, il 2,2 per cento dal Bangladesh e il 2,1 per cento dal Pakistan.

Testolin ha precisato che questi dati sono utili per conoscere meglio la composizione della popolazione straniera, ma che la cittadinanza non può essere considerata un indicatore certo dell’appartenenza religiosa.

Sale di preghiera e associazioni islamiche in Valle d’Aosta

Per quanto riguarda la presenza di luoghi di culto, il presidente ha riferito che, a conoscenza della Regione, in Valle d’Aosta sono operative due associazioni islamiche che hanno come obiettivo l’aggregazione di persone di fede musulmana e la diffusione della cultura islamica, presso le quali si celebrano anche le funzioni religiose e le festività: una ad Aosta e una a Verrès.

«Non risulta che siano state segnalate alla Presidenza della Regione o ai due Comuni interessati problematiche di qualsiasi natura rispetto alle modalità di culto islamico, agli orari o di altra natura», ha aggiunto Renzo Testolin, rispondendo al punto dell’interpellanza che chiedeva se le attività religiose rispettino i limiti previsti per le aree limitrofe. Nella risposta non sono stati annunciati nuovi strumenti di censimento specifico basati sull’appartenenza religiosa, fermo restando il monitoraggio delle situazioni che riguardano l’ordine pubblico e la convivenza.

Simone Perron in Consiglio Valle

Simone Perron in Consiglio Valle

Perron: «non arretrare di un millimetro su identità e regole»

Nella sua replica, Simone Perron ha richiamato il tema dell’identità europea e valdostana, sostenendo che «non intendiamo sostituirla con altre» e che un eventuale arretramento su questi aspetti potrebbe generare criticità. Il consigliere ha affermato che «siamo sempre sull’orlo di situazioni sociali potenzialmente esplosive», osservando che la Valle d’Aosta, per ora, si mantiene al riparo da dinamiche che in altri contesti hanno portato a tensioni e conflitti, ma che potrebbe trattarsi solo di una questione di tempo.

Il consigliere della Lega ha concluso ribadendo la necessità, a suo giudizio, di «monitorare attentamente la situazione», far rispettare le regole e non arretrare «di un millimetro» su questi temi, collegando il caso valdostano a dibattiti già emersi in altre realtà italiane, dove mozioni per censimenti delle comunità islamiche sono state oggetto di confronto politico nei Consigli comunali e regionali.

Un dibattito che incrocia il quadro nazionale

La discussione in Consiglio Valle si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra libertà religiosa, pluralismo e gestione dei luoghi di culto islamici in Italia. In altre realtà, come Reggio Emilia, una mozione per chiedere un “censimento immediato e completo” delle comunità islamiche, presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, è stata respinta dal Consiglio comunale, che ha bocciato anche proposte relative al controllo dei finanziamenti, alle autorizzazioni urbanistiche e all’uso obbligatorio della sola lingua italiana nelle attività religiose e culturali, mentre a livello nazionale il numero delle moschee formalmente riconosciute resta limitato a poche unità, a fronte di centinaia di sale di preghiera nate come associazioni o centri culturali.

In questo contesto, la posizione emersa in aula in Valle d’Aosta mette insieme il richiamo di Simone Perron a un monitoraggio più stretto e al rispetto delle regole, con toni che sfiorano l’idea di una possibile “sostituzione” dell’identità europea da parte delle comunità islamiche, e la risposta della Giunta regionale che, pur ribadendo l’attenzione al tema, richiama i vincoli posti dalla normativa sulla protezione dei dati e dalla tutela costituzionale della libertà di culto. Alla luce dei dati disponibili e dell’assenza, allo stato, di segnalazioni di criticità legate alle attività delle associazioni islamiche presenti sul territorio, l’ipotesi di un “sovranismo difensivo” fondato sul rischio di una sostituzione islamica della società italiana appare più come una rappresentazione politica che come un fenomeno riscontrabile nella realtà valdostana.