Venerdì 26 giugno 2026 l’Azienda Usl della Valle d’Aosta ha lanciato un nuovo appello alla prudenza di fronte alle temperature eccezionalmente elevate di questi giorni, segnalando un impatto già evidente sulla salute, in particolare delle persone più anziane e fragili. Secondo i dati del Pronto soccorso dell’ospedale regionale “Parini”, negli ultimi dieci giorni gli accessi degli ultra 75enni per problemi legati al caldo sono triplicati, soprattutto per sincopi (svenimenti), disidratazione e cali di pressione, spesso mentre le persone si recano a fare la spesa nelle ore più calde della giornata.
Podio: «bere almeno un litro d’acqua al giorno»
Stefano Podio, direttore della Struttura di medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, emergenza territoriale e della Centrale operativa 118, ha evidenziato che molti anziani bevono troppo poco e assumono numerosi farmaci che abbassano la pressione. Per questo, salvo controindicazioni, l’invito è a bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, misurare regolarmente la pressione e, se i valori risultano costantemente bassi, valutare con il medico curante un eventuale adeguamento della terapia antipertensiva.
Il direttore del Pronto soccorso ha raccomandato anche di non alzarsi bruscamente dal letto o dalla sedia, di evitare di restare fermi in piedi a lungo e di intervenire ai primi sintomi di svenimento: «il consiglio è di sdraiarsi a terra con le gambe sollevate per 10-15 minuti – ha suggerito – se non è possibile, si possono eseguire le manovre contropressorie, per esempio stringere forte i pugni come se si avesse una pallina di gomma in mano, per contrastare il calo di pressione e spesso evitare la caduta».
Anziani: attenzione alle “bolle di calore” e al ruolo dei caregiver
Le persone anziane restano tra le più esposte agli effetti delle ondate di calore, anche per la minore capacità dell’organismo di adattarsi alle variazioni ambientali. Franz De La Pierre, direttore della Struttura di geriatria, ha richiamato l’attenzione sulle cosiddette “bolle di calore”: ambienti poco ventilati o cortili chiusi tra edifici multipiano, dove la temperatura può salire oltre quella già elevata registrata all’esterno: «in queste situazioni è importante garantire un adeguato ricambio d’aria o, quando possibile, utilizzare sistemi di climatizzazione», ha suggerito, ricordando che molte persone anziane non modificano spontaneamente alimentazione, abbigliamento o abitudini quotidiane e, quando vi sono disturbi cognitivi, possono avere una ridotta percezione del pericolo. Per questo, sottolinea, il ruolo decisivo è spesso quello di familiari e caregiver, chiamati a mettere in pratica le misure di protezione necessarie.

La temperatura misurata nel centro di Aosta nel pomeriggio di venerdì 26 giugno 2026
Malati cronici: il caldo può cambiare gli effetti dei farmaci
Durante le ondate di calore, chi convive con patologie croniche deve adottare tutte le normali misure di protezione e prestare particolare attenzione alle terapie. Giampaolo Carmosino, direttore della Struttura di medicina interna, ha ricordato che il caldo favorisce la vasodilatazione e può abbassare la pressione arteriosa, modificando l’effetto di alcuni farmaci: «con l’aiuto del proprio medico curante, e mai autonomamente, può essere necessario valutare una riduzione del dosaggio di alcune classi di farmaci», ha spiegato, citando in particolare antipertensivi, diuretici, che possono accentuare la disidratazione, soprattutto se associati ad altri medicinali, ed antipsicotici, che possono interferire con sudorazione, termoregolazione e stato di vigilanza. In generale, durante il caldo anomalo è opportuno controllare con maggiore frequenza pressione arteriosa, glicemia e peso corporeo, per prevenire sia gli effetti collaterali delle terapie sia gli scompensi della malattia.
Il medico di famiglia: «non modificare da soli le terapie»
Negli ambulatori di medicina generale, aumentano in questi giorni le domande sulla gestione dei farmaci e sulla prevenzione della disidratazione. Robert Camos, medico di famiglia e referente della Casa della comunità di Donnas, ha ricordato le regole di base: restare in casa nelle ore più calde, garantire un’adeguata aerazione del domicilio, bere molta acqua e, se necessario, integrare con sali minerali: «l’eventuale riduzione o sospensione di diuretici e antipertensivi deve sempre essere valutata con il proprio medico. È importante non modificare mai autonomamente la terapia», ha ribadito, invitando a usare la visita ambulatoriale per chiarire ogni dubbio sulla posologia.
Bambini e lattanti: più vulnerabili al caldo
Le ondate di calore rappresentano un rischio anche per i più piccoli, soprattutto nei primi anni di vita, quando la capacità di termoregolazione è limitata e il rischio di disidratazione è più alto. Paolo Serravalle, direttore della Struttura di pediatria e neonatologia dell’ospedale “Beauregard”, ha ricordato che anche un’esposizione breve e non protetta può provocare disidratazione o colpo di calore. Richiamando le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, il dottor Serravalle ha invitato ad evitare l’esposizione al sole e l’attività fisica all’aperto tra le ore 11 e le 17, a offrire acqua frequentemente anche se il bambino non la chiede, a privilegiare pasti leggeri ricchi di frutta e verdura e a scegliere abiti chiari in fibre naturali. Per i lattanti, nei giorni più caldi, può essere utile aumentare la frequenza dell’allattamento al seno; l’aria condizionata può essere utilizzata mantenendo una temperatura di circa 24-25 gradi ed evitando sbalzi termici troppo marcati.

La fontana in via Croce di Città ad Aosta
Cosa dicono le linee guida nazionali
Le indicazioni degli specialisti valdostani si inseriscono nel quadro del Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute e delle linee guida del Ministero della salute, che mettono l’accento su idratazione, corretta alimentazione, miglioramento del microclima domestico, uso attento del condizionatore ed evitamento dell’esposizione al sole tra le ore 11 e le 18. Il Ministero ricorda inoltre l’importanza di assistere le persone più a rischio, come anziani soli, malati cronici e bambini, e di programmare con attenzione spostamenti e viaggi nel periodo estivo.
Ogni estate il Ministero pubblica bollettini giornalieri sulle ondate di calore con previsioni fino a 72 ore, ma il servizio riguarda un elenco di 27 città italiane e non include Aosta, che non compare tra i centri monitorati nel sistema nazionale di allerta. Proprio per questo, in Valle d’Aosta la sorveglianza degli effetti del caldo passa in misura ancora maggiore attraverso il monitoraggio clinico da parte dell’Azienda Usl e l’attenzione quotidiana dei cittadini verso i soggetti vulnerabili.
Prevenzione quotidiana: piccoli gesti per ridurre i rischi
L’assessore alla regionale alla sanità, salute e politiche sociali Carlo Marzi ha richiamato l’importanza dei comportamenti corretti per ridurre la pressione sui servizi e proteggere i più fragili: «le alte temperature richiedono attenzione e senso di responsabilità da parte di tutti. Seguire le indicazioni degli specialisti significa proteggere innanzitutto le persone più vulnerabili e contribuire a evitare situazioni che possono aggravarsi e richiedere il ricorso al Pronto soccorso».
L’assessore ha sottolineato la tutela della salute come responsabilità condivisa, che passa anche attraverso piccoli gesti quotidiani: evitare di uscire nelle ore centrali della giornata, preferire mattino presto o tardo pomeriggio, indossare abiti leggeri e un cappello, bere a sufficienza e confrontarsi con il medico in caso di dubbi sui farmaci.
Le raccomandazioni dell’Azienda sanitaria regionale e del Ministero convergono su alcuni punti chiave: evitare di uscire nelle ore centrali, cercare luoghi ombreggiati e ventilati, schermare le finestre esposte al sole, usare in modo corretto ventilatori e condizionatori, bere con regolarità e mantenere un’alimentazione leggera a base di frutta e verdura. In una regione di montagna che sta sperimentando estati sempre più calde, queste indicazioni diventano parte di una vera e propria “educazione al caldo”, che riguarda non solo i singoli ma l’intera comunità: familiari, vicini di casa, operatori sanitari e servizi sociali chiamati, ciascuno per la propria parte, a proteggere chi rischia di più.











