Lunedì 16 giugno 2026, all’ospedale Umberto Parini di Aosta, è morto a 83 anni Bruno Milanesio, figura centrale della storia politica valdostana, per decenni leader del socialismo regionale e protagonista di alcune delle stagioni più complesse e controverse dell’autonomia speciale.
Nato nel 1942, avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 25 agosto: nella serata del 15 giugno è stato colpito da un infarto nella sua abitazione di Saint-Pierre e trasportato d’urgenza all’ospedale Parini, dove i tentativi di intervento chirurgico non sono riusciti a fermare la gravità del quadro clinico.
Una vita in politica tra Comune di Aosta e Regione
Dopo gli esordi giovanili accanto a Severino Caveri, iniziando a “masticare politica” come segretario e collaboratore, Bruno Milanesio si era impegnato nel Partito socialista, seguendo le battaglie operaie all’acciaieria Cogne e salendo rapidamente ai vertici del garofano valdostano, fino alla segreteria regionale, con ruoli anche negli organismi nazionali.
Eletto in Consiglio comunale ad Aosta nel 1965, è stato vice sindaco in giovanissima età e più volte protagonista della vita amministrativa cittadina, fino alla candidatura a sindaco. Nel luglio 1968 era approdato in Consiglio Valle, dove ha seduto per tre legislature, dal 1968 al 1978 e poi dal 1988 al 1993, ricoprendo per due volte l’incarico di assessore regionale al turismo, antichità e belle arti.
Il “ribaltone” e le stagioni più controverse
Dichiaratamente poco incline ai compromessi, Bruno Milanesio è stato a lungo considerato il regista di accordi e rotture nella politica regionale, capace di mosse improvvise e spiazzanti. Nel 1990 è stato protagonista di quello che è passato alla storia come “il ribaltone”: d’intesa con una parte della Democrazia cristiana, fece cadere la giunta guidata da Augusto Rollandin, aprendo la strada a una maggioranza inedita che portò alla presidenza Gianni Bondaz.
Quella stagione si concluse bruscamente con lo scandalo delle tangenti legate alle opere finanziate per le Colombiadi del 1992. Nel suo percorso pubblico hanno pesato anche le vicende giudiziarie legate al complesso “Ciel Bleu” a Pila: Milanesio è stato il primo politico italiano ad essere incarcerato per corruzione, alla Torre dei Balivi di Aosta, esperienza di cui lui stesso raccontava aneddoti e riflessioni, rivendicando comunque la centralità della politica nella propria vita.

Bruno Milanesio con il progetto della Nuova università
Dalle Olimpiadi mancate alla Nuv
Nel 1992 ha guidato il progetto di candidatura della Valle d’Aosta alle Olimpiadi invernali del 1998, un’operazione che si è infranta contro il mancato sostegno dell’Union Valdôtaine al referendum popolare. Negli anni successivi, pur lontano dalle cariche elettive, Bruno Milanesio ha continuato a muoversi tra politica e impresa, mantenendo un ruolo di riferimento per una generazione di amministratori socialisti, da Leonardo La Torre a Bruno Giordano, entrambi eletti sindaci di Aosta.
L’ultimo incarico pubblico di rilievo è stato quello di amministratore unico della Nuova università valdostana (Nuv), la società di scopo che ha seguito il primo lotto della trasformazione della caserma Testafochi di Aosta in polo universitario. L’edificio firmato dall’architetto Mario Cucinella è diventato realtà, mentre la visione più ampia di una riqualificazione complessiva dell’area è rimasta un progetto solo in parte compiuto.
Evolvendo e il “pensiero politico”
Anche dopo l’uscita dalle assemblee elettive, Bruno Milanesio ha continuato a intervenire nel dibattito pubblico, spesso da osservatore autonomo e pungente. Con il movimento Evolvendo aveva dato vita a un laboratorio di riflessione che amava definire non un partito, ma «un modo per mettere insieme persone con la volontà di elaborare ciò che non c’è più, cioè il pensiero politico». Recentemente raccontava di di «non trovarsi più a suo agio in una politica che ha perduto il pensiero», ma non aveva smesso di discutere, proporre e provocare.

Bruno Milanesio nel 2018 nel cantiere della nuova università
Il ricordo delle Istituzioni
La notizia della morte di Bruno Milanesio ha suscitato cordogli trasversali. Il Presidente della regione Renzo Testolin ha sottolineato come «la Valle d’Aosta ha perso un protagonista di una lunga stagione della propria storia politica e amministrativa, un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita all’impegno pubblico e alle Istituzioni, mantenendo sempre vivi il dibattito e l’attenzione verso le principali questioni che riguardano la nostra regione».
Il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi ha ricordato che «con la scomparsa di Bruno Milanesio, la Valle d’Aosta perde uno dei protagonisti della propria storia politica degli ultimi sessant’anni», sottolineando come abbia animato il dibattito consiliare con passione e una costante attenzione alle sfide dell’autonomia.
Il deputato valdostano Franco Manes ha definito Bruno Milanesio «un uomo di cultura, di pensiero e di confronto, capace di leggere la Valle d’Aosta con profondità e con uno sguardo spesso originale», riconoscendo che il suo percorso è stato segnato anche da passaggi controversi, ma che resta «indiscutibile il contributo che ha dato nel dibattito autonomista e nella vita istituzionale regionale».
Il sindaco di Aosta Raffaele Rocco ha messo in evidenza il legame con il capoluogo: «la storia pubblica di Bruno Milanesio è stata profondamente legata anche alla città di Aosta. Di lui si potevano condividere oppure contrastare le posizioni e le scelte, ma difficilmente si potevano ignorare la lucidità delle sue analisi, la fermezza delle convinzioni e la capacità di alimentare il confronto».
Anche l’Union Valdôtaine ha reso omaggio al suo percorso, riconoscendo, «au-delà des différences de parcours et de positions», l’impegno e il contributo dato alla vita democratica valdostana.
Bruno Milanesio lascia la moglie Anna Maria , i figli Barbara e Riccardo e la sorella Annamaria. L’ultimo saluto si terrà venerdì 19 giugno, alle ore 10, nella sala polivalente del cimitero di Aosta, in forma civile. Per le esequie la famiglia ha scelto un simbolo semplice e coerente con una vita intera trascorsa nel solco del socialismo: un garofano rosso e una parola, “sufficit”, a chiudere il percorso pubblico e privato di uno dei protagonisti più discussi e ascoltati della politica valdostana.

Il necrologio di Bruno Milanesio












