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Inseguimento mortale a Châtillon, indagati 5 agenti della Squadra Mobile

pubblicato mercoledì 6 Maggio 26 • h. 17

realizzato da aostapresse.it

Inseguimento mortale a Châtillon, indagati 5 agenti della Squadra Mobile

di aostapresse.it | Mer 6 Mag 26 • h. 17

La zona della ss26 di Châtillon dove è iniziato l'inseguimento

Cinque agenti della Squadra Mobile di Aosta sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo per la morte di Davide Suvilla, residente a Cesano Maderno, nel milanese, avvenuta la sera di lunedì 27 aprile 2026 sulla strada statale 26 all’altezza di Châtillon, durante un inseguimento in auto. L’iscrizione è avvenuta lunedì 4 maggio: un atto dovuto, anche a garanzia degli stessi indagati.

L’autopsia: trauma cranico, non investimento diretto

Nella mattina di mercoledì 6 maggio è stato conferito l’incarico al medico legale Roberto Testi ed è stata effettuata l’autopsia, alla presenza di un consulente di parte nominato dai legali degli agenti indagati. Dai primi riscontri, il decesso sarebbe avvenuto per trauma cranico e toracico, ma ha escluso che Suvilla sia morto per investimento diretto. La causa del decesso sarebbe un grave trauma cranico, riportato nel momento in cui l’uomo, caduto o gettatosi dal camion in corsa, ha urtato con il capo la portiera di una delle due Volanti della Polizia, che in quel frangente stava eseguendo una manovra di sorpasso per posizionarsi davanti al mezzo fermo. Subito dopo, la ruota dell’auto gli sarebbe passata sopra. I due eventi, la caduta di Suvilla e la svolta brusca della Volante, sarebbero avvenuti negli stessi istanti. Gli agenti lo hanno ammanettato e sono immediatamente intervenuti per prestare soccorso, ma per la vittima non c’era più nulla da fare.

Su una delle due vetture risulta un’ammaccatura alla portiera, la cui origine è ancora al vaglio degli inquirenti: non è ancora accertato in quale preciso momento si sia verificato l’impatto tra il veicolo e il corpo della vittima. La Procura di Aosta, coordinata dal pm Francesco Pizzato, ha disposto il sequestro di entrambe le auto della Polizia e del camion Iveco Trakker rubato. I cinque agenti, quattro uomini ed una donna, risultano ancora in servizio ma sono stati trasferiti in un altro ufficio.

Le discrepanze che preoccupano la Procura

Sul fascicolo pesa un elemento che la Procura intende chiarire: sarebbero emerse discrepanze tra i rilievi svolti dalla polizia giudiziaria e le prime testimonianze rese dagli stessi agenti. È questo il nodo che rende l’inchiesta più complessa di una semplice ricostruzione di incidente. Il referto definitivo del medico legale è atteso entro sessanta giorni.
Il legale di due dei cinque indagati ha riferito che Davide Suvilla sarebbe risultato positivo alla cocaina al momento dei fatti e che avrebbe posto in essere manovre pericolose durante la fuga, tentando anche di spingere una delle auto contro la parete di una galleria. Ha inoltre segnalato la presenza di altri traumi al torace, compatibili con l’impatto con la Volante della Polizia durante la manovra di sorpasso. La Procura, però, mantiene il riserbo e procede con gli accertamenti senza escludere alcuna ipotesi.

Davide Suvilla, morto a Châtillon mentre stava rubando un camion

Davide Suvilla, morto a Châtillon mentre stava rubando un camion

Una ricostruzione che si complica

Le indagini hanno fatto emergere un quadro più articolato rispetto alla prima versione dei fatti. Davide Suvilla, con due complici a bordo di un’Audi su cui la Squadra Mobile aveva installato un localizzatore GPS, aveva rubato il camion dalla cava di Champagne di Verrayes, sfondando il cancello per uscire. Dopo aver preso la direzione di Torino sulla strada statale 26, a Châtillon ha notato un posto di blocco: ha tentato di svoltare verso la strada dei Sarassins, chiusa da anni, divelto alcune transenne, poi ha invertito la marcia tornando verso Verrayes. L’inseguimento da parte delle due pattuglie è ripreso, fino alla frenata improvvisa del camion in mezzo alla carreggiata.
I due complici sull’Audi, un 50enne italiano e un 49enne egiziano, sono stati fermati e arrestati in autostrada dalla Polizia Stradale, all’altezza di Quincinetto. Dopo alcuni giorni in carcere ad Ivrea, sono stati concessi loro gli arresti domiciliari.

La compagna: «me l’hanno ammazzato»

Cinzia Vezzoli, compagna di Suvilla, ha affidato ai social il proprio dolore e la propria richiesta di giustizia in una serie di post pubblicati a partire dal 29 aprile. «Me l’hanno ammazzato – ha scritto il 2 maggio – non giustifico Davide, ma nessuna persona in questo mondo meritava di morire come un animale. Voglio giustizia». Nei giorni precedenti aveva già descritto il proprio stato con parole crude: «sono morta con te. Ho dormito con la tua felpa, la casa è vuota».

Nelle risposte ai commenti di chi le contestava che Suvilla stesse commettendo un reato e avesse cercato di fuggire, Cinzia Vezzoli ha tenuto una posizione netta ma non priva di sfumature: «non giustifico l’azione di mio marito, ha sbagliato a prescindere – ha risposto – MA NON ERA UN ASSASSINO O UNA BESTIA PER MERITARE UNA MORTE ATROCE». Ha poi aggiunto che, se al termine delle indagini dovesse emergere una responsabilità di Suvilla, sarebbe la prima a chiedere scusa pubblicamente: «pur di metterci la faccia a tutta l’Italia. Ma se non fosse così, chi ha colpa la paga». Alle voci che si sono alimentate sui social ha risposto seccamente: «parlate perché eravate lì, o perché avete letto i notiziari?», invitando chi vuole «la verità» a ricavarla dalle proprie fonti piuttosto che da quanto diffuso dai media.

Il legale della famiglia di Davide Suvilla ha adottato un tono più cauto, ricordando che l’aveva assistito quando era finito in carcere per alcuni furti ai bancomat e che aveva l’obbligo di firma. Sulla sua morte aspetta di leggere gli atti «senza puntare il dito contro nessuno».

L’ipotesi di reato, per ora non ancora formalizzata in un capo di imputazione preciso, è quella di omicidio colposo per fatto omissivo. I legali degli indagati sottolineano unanimemente che le indagini forensi sono ancora in corso e che l’inseguimento era del tutto legittimo, trattandosi di un mezzo rubato. Dalla parte dei cinque agenti indagati è arrivata la solidarietà del vice presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, e del sindacato di polizia Coisp.

articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale