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Dl fiscale e tagli a Transizione 5.0, Turcato: «il Governo non tolga gli occhi dalla palla»

scritto da aostapresse.it

lunedì 30 Marzo 26 • h. 17

Dl fiscale e tagli a Transizione 5.0, Turcato: «il Governo non tolga gli occhi dalla palla»

di aostapresse.it | Lun 30 Mar 26 • h. 17

Nel giro di poche righe, un decreto fiscale ha riaperto il fronte caldo del rapporto tra imprese e Governo: il taglio ai crediti d’imposta del Piano Transizione 5.0 per le domande presentate a fine 2025 e l’esclusione di una parte degli investimenti in rinnovabili stanno accendendo le proteste del sistema produttivo. In questo quadro si inserisce la presa di posizione di Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta, che ha richiamato Roma a non perdere di vista la priorità della difesa del tessuto industriale e a correggere in Parlamento le scelte più penalizzanti per chi ha investito in innovazione ed efficienza energetica.

«Non vorremmo che il Governo, causa referendum, avesse tolto gli occhi dalla palla, che deve continuare a essere la difesa del tessuto industriale e produttivo –
ha dichiarato il presidente degli industriali valdostani – auspico che in Parlamento arrivi una correzione, e che l’intero sistema sociale, economico e produttivo continui a far fronte comune, in questo scenario complesso».
Per l’industria valdostana, la questione non è astratta: il credito d’imposta 5.0 era uno degli strumenti centrali per sostenere gli investimenti delle imprese in tecnologie, efficienza energetica e rinnovabili, in un contesto di margini ridotti e costi elevati. Il messaggio di Turcato è che la prevedibilità delle regole e il rispetto degli impegni presi con chi ha investito sono condizioni essenziali per continuare a fare impresa in una regione di piccola dimensione ma ad alta vocazione manifatturiera.

Cosa prevede il decreto fiscale su Transizione 5.0

Il decreto‑legge fiscale 27 marzo 2026, n. 38 (“Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”) interviene sul nodo delle domande di accesso al credito d’imposta Transizione 5.0 presentate dopo l’esaurimento delle risorse del piano. In particolare, per le imprese che hanno trasmesso la “prenotazione” del credito tra il 7 e il 27 novembre 2025, il periodo successivo alla comunicazione di stop ufficiale ma ancora utile per presentare istanze in vista di eventuali nuove risorse, il decreto riconosce solo il 35% del credito richiesto, traducendosi in un taglio del 65% rispetto alle aspettative maturate sulla base delle regole originarie.

Secondo Confindustria, il provvedimento esclude inoltre dagli incentivi alcuni investimenti in fonti rinnovabili, in particolare impianti fotovoltaici ad alta efficienza iscritti nel registro ENEA e promossi alle imprese proprio come parte delle strategie di decarbonizzazione aziendale. La critica centrale riguarda la retroattività della misura: molte aziende avevano già completato nel 2025 investimenti rilevanti contando su un credito d’imposta pieno, e ora si vedono riconosciuta solo una frazione di quanto pianificato, con pesanti conseguenze sulla liquidità.

Marco Nocivelli, vice presidente di Confindustria per le politiche industriali e il Made in Italy

Marco Nocivelli, vice presidente di Confindustria per le politiche
industriali e il Made in Italy

La posizione di Confindustria: fiducia lesa e imprese “esodate”

Marco Nocivelli, vice presidente nazionale di Confindustria per le politiche industriali e il Made in Italy ha parlato di «disposizioni molto penalizzanti» ed ha denunciato una violazione del principio di legittimo affidamento: le imprese “esodate” del 5.0, cioè quelle che avevano prenotato il bonus nel periodo 7‑27 novembre 2025, si erano mosse in base a regole e rassicurazioni del Governo, con la promessa che i progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione alle condizioni del Piano fino al 31 dicembre 2025. Ora si ritrovano con un credito ridotto e senza copertura sugli investimenti in rinnovabili più avanzati, proprio quelli che la politica industriale doveva incoraggiare.

«Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo – ha sottolineato Nocivelli – mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo». Confindustria ha contestato anche l’idea di concentrare nuove risorse sull’iper-ammortamento: prima, ha sostenuto l’associazione, va saldato il “debito” verso le imprese esodate del 5.0, che hanno programmato investimenti nel quadro di regole ora modificate a posteriori. Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria, ha chiesto l’apertura urgente di un tavolo con il Governo, avvertendo che la vicenda mette a rischio la credibilità dell’intero sistema degli incentivi per la trasformazione digitale ed energetica.

Un tema nazionale che pesa anche sulla Valle d’Aosta

Anche in Valle d’Aosta, le imprese industriali avevano utilizzato Transizione 5.0 per programmare investimenti in macchinari, automazione, digitalizzazione dei processi e interventi di efficientamento energetico, con l’obiettivo di ridurre consumi e emissioni e restare competitive sui mercati. Il ridimensionamento del credito d’imposta rischia ora di pesare in modo particolare sulle aziende che operano in un contesto periferico, con costi logistici e infrastrutturali maggiori e margini mediamente più contenuti rispetto alle aree metropolitane.

Per Turcato, il rischio è duplice: da un lato, la stretta fiscale può frenare piani di investimento già in corso o programmati, rallentando la transizione ecologica e digitale del tessuto produttivo; dall’altro, manda un segnale negativo proprio a chi aveva scelto di investire in Italia e in territori complessi come quelli alpini.
In questo scenario, l’appello del presidente di Confindustria Valle d’Aosta a «non togliere gli occhi dalla palla» ed a «fare fronte comune» tra sistema produttivo, sociale e istituzionale punta a tenere alta l’attenzione sul passaggio parlamentare del decreto e sulle possibili correzioni a tutela delle imprese che hanno rispettato le regole.