Sono stati 750 i valdostani che sabato 18 aprile 2026 hanno firmato al banchetto informativo organizzato dall’Associazione Luca Coscioni ad Aosta per chiedere al Governo Meloni di ritirare la proposta di legge sul fine vita attualmente all’esame del Senato. L’iniziativa si è inserita in una mobilitazione nazionale che, dal 6 al 19 aprile, ha coinvolto oltre cento piazze in 80 città italiane.
Cosa prevede la proposta del Governo
Il testo all’esame del Senato, adottato come base dalle Commissioni riunite giustizia e affari sociali lo scorso luglio 2025, restringe significativamente il perimetro tracciato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019 (il caso Cappato-DJ Fabo), che ad oggi costituisce il riferimento normativo vigente in assenza di una legge nazionale. Secondo l’Associazione Luca Coscioni, se approvata la proposta:
- elimina il ruolo dei medici del SSN, sostituiti da un Comitato di nomina governativa;
- restringe l’accesso ai soli pazienti tenuti in vita da macchinari che sostituiscono funzioni vitali, escludendo di fatto molti pazienti oncologici terminali e persone affette da patologie neurodegenerative;
- svuota di valore le DAT, le “Disposizioni anticipate di trattamento”, il cosiddetto testamento biologico, per chi chiede aiuto a morire;
- introduce l’obbligo di passaggio in Tribunale anche in presenza di tutti i requisiti.
Numeri alla mano, la segretaria nazionale dell’Associazione, Filomena Gallo, ha dichiarato: «in Italia, grazie alla sentenza della Consulta, venti persone hanno già ottenuto il via libera dal Servizio sanitario nazionale, e in 14 hanno effettivamente avuto accesso all’aiuto alla morte volontaria. Nessuna di queste avrebbe potuto farlo se la proposta di legge del Governo fosse stata in vigore».
Il tesoriere Marco Cappato ha aggiunto: «dal primo caso di Federico Carboni nel luglio 2022, si è arrivati a sei persone nel 2025 e già quattro sono state aiutate a morire dal Servizio sanitario nei primi tre mesi del 2026. È proprio perché la sentenza ha iniziato a funzionare che il Governo ora tenta di bloccarla. Chiediamo alla presidente del Consiglio di ritirare questa proposta, che non ha consenso nemmeno nella maggioranza».

La raccolta firme ad Aosta dell’Associazione Luca Coscioni
La proposta valdostana, già respinta nel 2025
Il tema non è nuovo in Valle d’Aosta. Il 15 febbraio 2024 le consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli avevano presentato la proposta di legge regionale n. 135, il modello “Liberi subito” dell’Associazione Luca Coscioni, per definire tempi certi (venti giorni) e procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito tramite l’Azienda Usl, con prestazioni completamente gratuite. Dopo oltre un anno ferma in Commissione, il Consiglio Valle l’aveva respinta il 24 luglio 2025 nell’ultimo giorno dell’ultima seduta ordinaria della XVI Legislatura con 27 astensioni e sette soli voti favorevoli.
La maggioranza aveva scelto di astenersi, adducendo la necessità di un intervento legislativo nazionale e il rischio di impugnativa da parte del Governo, come già era avvenuto con la legge analoga approvata dalla Toscana. Contestualmente, l’Assemblea aveva approvato un ordine del giorno che impegnava il presidente del Consiglio regionale a scrivere ai capigruppo di Senato e Camera «affinché il legislatore nazionale dia concretizzazione agli appelli ripetuti della Corte Costituzionale». L’Associazione Luca Coscioni aveva commentato con durezza: «il Consiglio regionale si è dichiarato incompetente a normare ciò che il Servizio sanitario regionale è già obbligato a fare».
Vale la pena ricordare, come sottolineò la stessa Guichardaz in aula, che «la Valle d’Aosta è stata la Regione che ha raccolto il maggior numero di firme in proporzione sull’Eutanasia legale, a dimostrazione che questo è un tema molto sentito dai valdostani», un dato che rende ancora più significativo il risultato di 750 firme raccolte in un solo pomeriggio ad Aosta lo scorso 18 aprile.










