Nella mattinata di martedì 21 luglio 2026, a quasi un mese dall’incidente in quota a Cogne, è stato individuato e recuperato il corpo senza vita della donna trascinata dal torrente Valeille, in località Lillaz.
Dalla scomparsa del 25 giugno alle ricerche sospese
La giornata di giovedì 25 giugno era stata segnata da un grave incidente nel vallone di Valeille, sopra la frazione di Lillaz. Nel corso di una passeggiata con la famiglia, Cristine Averill Schilling, statunitense di 47 anni residente a Saint‑Pierre, era stata trascinata dalle acque del torrente e risultava dispersa. Secondo le prime ricostruzioni, la donna si sarebbe gettata in acqua per cercare di salvare il proprio cane, caduto nel torrente, e successivamente una figlia si era tuffate a loro volta, ritrovandosi subito in difficoltà, riuscendo però ad arrampicarsi su un masso in mezzo al corso d’acqua e da lì aveva chiesto aiuto.
La chiamata alla Centrale unica del soccorso era arrivata intorno alle 10.30. Sul posto era intervenuto l’elicottero della Protezione civile con a bordo i tecnici del Soccorso alpino valdostano, i Vigili del fuoco e il medico del 118, che avevano recuperato la giovane illesa ma in stato di choc. Nel frattempo erano scattate le ricerche della madre lungo un tratto di torrente caratterizzato da numerose vasche, con una squadra multiforze composta da sommozzatori dei Vigili del fuoco, guide del Soccorso alpino, personale sanitario e Carabinieri, supportata dall’elicottero “Drago” del Corpo nazionale e dall’impiego di droni.
Le operazioni si erano rivelate da subito particolarmente complesse per la morfologia impervia della Valeille, l’acqua gelida e la portata del torrente, ingrossato dallo scioglimento accelerato dei ghiacciai per il caldo intenso degli ultimi giorni. Dopo ore di ricerche senza esito, l’intervento era proseguito fino al calare del buio ed era ripreso nella mattinata di venerdì 26, con il campo base allestito nella zona del parco giochi di Lillaz, dando comunque esito negativo. Nei giorni successivi erano intervenuti sei sommozzatori del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, arrivati da Piemonte e Lombardia, che avevano scandagliato il torrente con il supporto dei tecnici del Soccorso speleo‑fluviale, due droni e un elicottero, sempre senza risultati, fino alla sospensione delle ricerche e alla valutazione di possibili interventi sull’alveo.
Il ritrovamento in un anfratto nascosto da una cascata
Nella mattinata di lunedì 20 luglio la CUS ha fatto sapere che “è stato quindi individuato e recuperato il corpo senza vita della donna che era caduta nel torrente Valeille, in località Lillaz nel Comune di Cogne, lo scorso 25 giugno”, precisando che l’identità è in fase di verifica formale. Il corpo è stato trovato in un anfratto dell’alveo “non rilevabile in condizioni normali per la presenza di una cascata”, in un tratto di torrente particolarmente complesso da esplorare in sicurezza.
Il recupero è stato condotto gestendo il flusso dell’acqua “per mezzo delle briglie a monte”. Sul posto hanno operato i Vigili del fuoco valdostani e quelli del Corpo nazionale, in intesa con la Protezione civile regionale, che hanno seguito ogni fase dell’intervento fino alla conclusione delle operazioni e al trasferimento della salma in vista del riconoscimento ufficiale.
La soluzione ingegneristica per abbassare la portata del torrente
Gli operatori hanno evidenziato che, dopo le prime fasi di soccorso, era stato possibile il salvataggio immediato della figlia caduta nel torrente, recuperata con l’elicottero SA1, e un’ispezione preliminare “fino all’85% dei volumi idrici delle pozze interessate”. Tuttavia, le “complesse condizioni idrodinamiche”, vale a dire l’elevata velocità dell’acqua, i vortici e la portata sostenuta, avevano imposto una sospensione temporanea delle immersioni dirette, sia per le ridotte possibilità di individuare il corpo, sia per la necessità di tutelare l’incolumità degli operatori impegnati nelle ricerche.
A seguito dei sopralluoghi condotti dai tecnici della Protezione civile e dai Vigili del fuoco lungo il tratto d’alveo interessato, esteso per circa 150 metri lineari, era stata individuata una soluzione ingegneristica specifica: la creazione temporanea di due invasi a monte, tramite la chiusura meccanica programmata delle tubazioni di fondo di due briglie esistenti, con una capacità di stoccaggio stimata in circa 4.500 metri cubi e 2.500 metri cubi. Questa manovra ha consentito di “abbattere la portata del torrente”, garantendo una finestra di “bassa portata” di circa 20‑30 minuti, utile all’esecuzione delle immersioni in condizioni di maggiore sicurezza, individuando ed estraendo il corpo dall’anfratto in cui era rimasto intrappolato.









